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La tormentata esistenza di Claudio Volonté

Redazione Spazio70

Tra impegno politico e cinema, una vicenda personale paradigmatica degli anni Settanta italiani

Quella del fratello minore di uno dei più celebri attori italiani è una storia breve, turbolenta e dal finale drammatico. Fin dalla più tenera età il giovane Claudio Volonté coltiva idee politiche di estrema destra e nel 1955, appena sedicenne, risulta nell’elenco dei neofascisti fermati a Torino a seguito di una serie di attentati dimostrativi, tra cui un assalto a colpi di bottiglie molotov ai danni di una sezione dell’ANPI. Nel luglio del 1956 la Corte dichiara «di non doversi procedere nei confronti di Claudio Volonté, minorenne, relativamente ai reati di atti osceni, concorso in tentato incendio e porto abusivo di coltello per concessione del perdono giudiziale». 

«MI CHIAMAVA TRADITORE PER LE MIE IDEE»

Trasferitosi da Torino a Trieste e poi a Roma, nel 1959 viene denunciato per un attentato dinamitardo ad una sezione PCI della capitale. Già dirigente giovanile del MSI, nel 1960 gode di ottimi rapporti con i militanti di Avanguardia Nazionale, in particolare con il leader dell’organizzazione Stefano Delle Chiaie. La fede politica del giovane Volonté, del resto, segue le orme paterne. Il padre Mario, fascista convinto, era stato al comando della Brigata Nera di Chivasso.

I fratelli Volonté negli anni ’60

«Mi chiamava traditore per le mie idee», afferma Gian Maria in un’intervista di qualche anno dopo. Nel 1965, infatti, il nome di Claudio Volonté finisce sulle prime pagine dei quotidiani per una vicenda di terrorismo. A prendere le sue difese è proprio il fratello maggiore: «Impossibile che sia stato lui, è una macchinazione nei suoi confronti. Non importa che lo abbiano denunciato. Non può essere stato lui a mettere la bomba perché ora è cambiato. Cinque anni fa lo presi con me a Trieste, lo aiutai, lo convinsi. Ora è un altro. Dicono che si sia iscritto al PSIUP. Non lo so. Certo non ha più le idee politiche di prima. Quindi non può essere stato lui.»

La bomba in questione è un ordigno esploso in Vaticano, all’ingresso di Sant’Anna in via Porta Angelica, in data 17 febbraio 1965. La deflagrazione, avvenuta alle ore 01.50, danneggia il cancello della gendarmeria pontificia e manda in frantumi diversi vetri degli edifici della Santa Sede, svegliando di soprassalto il Papa. Claudio Volonté è subito il principale indiziato. Fermato dalla polizia e sottoposto a un lunghissimo interrogatorio presso l’ufficio politico della Questura, il giovane nega ogni addebito, affermando di avere un alibi: «Ho trascorso la notte con Dominique Boschero. Sono stato a cena con lei in un ristorante di via Crispi, poi siamo andati a dormire in un appartamento di via Lancellotti 25. Qui abbiamo udito il fragore di un’esplosione.»

Claudio Volonté

La nota attrice conferma la dichiarazione del suo amico e collega. Da alcuni anni Claudio Volonté ha infatti intrapreso la stessa professione del fratello, prendendo parte a spettacoli teatrali, miniserie televisive e lungometraggi. Claudio, inoltre, fa ora parte del circolo culturale «Letture nuove», fondato dal fratello Gian Maria, ed è proprio questo particolare a insospettire ulteriormente gli inquirenti. Il circolo, tra le varie attività, vorrebbe la realizzazione del «Vicario» di Rolf Hochhuth, un’opera teatrale che mette in luce i rapporti tra Papa Pio XII e il regime nazionalsocialista.

Tre giorni prima dell’attentato in Vaticano, Gian Maria Volonté aveva provato a mettere in scena la rappresentazione in uno scantinato di Roma ma era stato bloccato dalla polizia che aveva sgomberato la piccola platea. La motivazione del divieto, secondo la Questura, sarebbe stato rintracciabile nell’articolo 1 del Concordato tra l’Italia e la Santa Sede, secondo il quale il governo avrebbe avuto il compito di impedire a Roma «tutto ciò che è in contrasto con il carattere sacro della città»

IL CINEMA E UN’ULTIMA LITE FATALE

«Lotta continua», 29 luglio 1977

Dopo venti ore di interrogatorio, l’attore viene rilasciato. A partire da quel momento, per alcuni anni, il suo nome comparirà sui giornali soltanto tra le pagine dedicate al cinema. Con lo pseudonimo di Claudio Camaso, Volonté prende parte a numerosi film lavorando con registi come Antonio Pietrangeli, Carlo Lizzani, Antonio Margheriti, Mario Bava, Romolo Guerrieri, Lina Wertmüller e tanti altri. Nel 1972 si sposa con l’attrice Verena Baer e dalla loro relazione nasce la piccola Saba. I rapporti tra i due coniugi, tuttavia, si incrinano presto, con diverbi sempre più turbolenti. 

La notte del 26 luglio 1977, presso Campo de Fiori a Roma, l’ultima lite si rivela fatale. Intervenuto per sedare un feroce diverbio tra Volonté e la moglie Verena, Vincenzo Mazza, ventisettenne calabrese, militante di estrema sinistra e amico della coppia, viene mortalmente colpito con il coltello che l’attore, in evidente stato di ebbrezza alcolica, brandisce nella mano. «È stato un tragico incidente», afferma sconvolto Volonté. Poi prosegue: «Ho passato giorni di inferno per la gravità di quello che involontariamente è successo. La discussione era violenta, avevo perso la testa. Quando lui si è avvicinato avevo in mano il coltello. Non so come è accaduto». La vittima, Vincenzo Mazza, compare nel ruolo di se stesso nel noto film sperimentale di Alberto Grifi e Massimo Sarchielli, «Anna» (l’elettricista che si innamora della ragazza). 

Dopo dieci giorni di latitanza, Claudio Volonté si consegna alle forze dell’ordine. Terribilmente affranto dai sensi di colpa, si toglierà la vita impiccandosi nel carcere di Regina Coeli in data 16 settembre 1977.