«Milano trema, la polizia vuole giustizia» ribadisce la tendenza di Sergio Martino ad affrontare, secondo i suoi mezzi e possibilità, il delicato terreno della strategia della tensione (sotto questo profilo si ripeterà con «La polizia accusa: il servizio segreto uccide»)

«La sceneggiatura di questo poliziesco italiano è movimentata dalla spettacolare evocazione di fatti salienti della cronaca nera. […] E’ un film in molti punti inattendibile, anche se l’effettistico aggancio a dati di cronaca conferisce dinamismo a vari episodi. L’interesse viene meno nell’ultima parte, per l’incredibilità della prospettiva “fantapolitica”. Gli interpreti recitano con buon mestiere» Achille Valdata – La Stampa – 26/08/1973
Il vicecommissario Giorgio Caneparo (Luc Merenda) è discusso per i metodi violenti. La sua figura si contrappone a quella del commissario Del Buono (Chris Avram) che – affidandosi al suo senso delle indagini – riesce a mettere le mani su un grosso giro: servizi segreti ed eversione. Decisamente roba che scotta. I due, nonostante il differente modo di intendere il proprio lavoro, sono amici. E’ l’uccisione di Del Buono (nomen omen) a scatenare l’ira di Caneparo il quale diventa presto un vero cane sciolto all’interno della polizia. Caneparo si infiltra negli ambienti criminali milanesi, a loro volta copertura di un’organizzazione eversiva neofascista. Il referente dei golpisti è un boss locale, interpretato da Richard Conte, in teoria rispettabile editore nella vita di tutti i giorni. Facendosi accettare come pilota d’auto, Caneparo partecipa ad alcune sanguinose rapine a mano armata nelle quali vengono seminati morti semplicemente per «creare paura» come affermato dagli stessi banditi-terroristi al termine delle azioni. Caneparo, nonostante il suo ardore, arriverà a un livello molto esterno, periferico, dell’organizzazione di fatto comprendendo che usare gli stessi metodi dei violenti non porta a nient’altro che a una giustizia illusoria.
LA «STRATEGIA DELLA TENSIONE» SECONDO SERGIO MARTINO
«Milano trema, la polizia vuole giustizia» ribadisce la tendenza di Sergio Martino ad affrontare, secondo i suoi mezzi e possibilità, il delicato terreno della strategia della tensione (sotto questo profilo si ripeterà con «La polizia accusa: il servizio segreto uccide»). Curioso notare come registi solitamente snobbati dalla critica siano stati più coraggiosi di altri nel cimentarsi in tematiche così scottanti. E’ inoltre interessante leggere le recensioni del periodo (che parlavano di «fantapolitica») salvo poi ricordare quanto verrà fuori anni dopo con l’affaire P2 o anche con organizzazioni a carattere paramilitare più o meno inquadrabili in una logica «atlantista». Sotto questo aspetto Martino ha sicuramente vinto: i suoi «Milano trema» e «La polizia accusa» appaiono ben capaci di rappresentare un’epoca.
Milano trema è famoso per i numerosi «bloopers» (errori cinematografici) e per alcune scene che verranno riciclate in altri film poliziotteschi, secondo una prassi spesso negata dai registi in questione. Il montaggio è tutt’altro che perfetto: alcune scene sono ripetute a distanza di qualche minuto cambiando semplicemente l’inquadratura. Luc Merenda appare adatto al ruolo: marmoreo, ancora molto rigido se confrontato con i film successivi. Richard Conte è sempre un attore di gran classe: italo-americano, lo ritroviamo nel ruolo del boss Barrese ne Il Padrino di Francis Ford Coppola. Le musiche dei fratelli De Angelis sono perle di puro groove poliziottesco.
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