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«Carmelo Bene? è un cane». «Zeffirelli non esiste». Insulti tra i due registi (1979)

Redazione Spazio70

Botta e risposta, nella primavera del 1979, tra due personalità di spicco del teatro italiano

Los Angeles, giugno 1979. In occasione della conferenza stampa per Hamlet, un progetto teatrale americano di Franco Zeffirelli, il regista risponde alla domanda di un giornalista statunitense con un epiteto poco lusinghiero rivolto al più celebre Amleto italiano: «Carmelo Bene? come attore è un cane!». Il giudizio sprezzante è riportato anche dalla stampa del Belpaese e la risposta del drammaturgo salentino non tarda a comparire tra le colonne dei principali quotidiani nazionali:

«ZEFFIRELLI? HA UNA SOLA SCUSA: NON ESISTE!»

I 5 momenti fondamentali in tv di Carmelo Bene | WRITE AND ROLL SOCIETY«Se sono un cane sono un cane di razza come la Callas che aveva una voce impossibile e dunque inimitabile. Ma che razza di cane è Zeffirelli? Un cane bassotto, anzi no, un gatto soriano color rosa, rosa shocking, rosa sciocco… un colore che va bene per arredare un teatro di centro-destra, un colore che piace in America dove lo hanno chiamato più che a fare il regista, mestiere che non conosce, a fare l’architetto all’italiana, l’arredatore, lo scenografo dei salotti bboni, con due b: bboni.

Del suo maestro dichiarato Visconti non so cosa abbia preso, non voglio fare battute goliardiche, certo non ha appreso neanche iperrealismo, soltanto i lati peggiori del Troilo e Cressida. Adesso che con il Manfred ho debuttato nella lirica, tra l’altro ho avuto 22 minuti di applausi come soltanto la Callas, e mi appresto a metter piede con una mia regia alla Scala, dove Zeffirelli con le sue zeffirellate ha fatto scempio per anni, sappia che lui rappresenta proprio tutto quello che intendo spazzare via da quel palcoscenico… Zeffirelli non sa che il melodramma è già azione drammatica, inutile spiegarglielo non capirebbe; non sa che un palcoscenico vuoto può essere più preoccupante di uno pieno di ciarpame. Quando il niente, il nulla diventa ingombrante si chiama Zeffirelli».

Il regista di Gesù di Nazareth, con alcune precisazioni, replica pacatamente alle esternazioni di Bene:

«La frase che è stata riportata e che riguardava le qualità di attore di Carmelo Bene era stata detta da me, come possono testimoniare tutti coloro che erano presenti alla conferenza stampa, in un contesto molto più ampio. In quell’occasione avevo affermato: Carmelo Bene è un grande uomo di teatro, un genio assoluto, ai suoi spettacoli non ci si annoia mai, ha cambiato la faccia del teatro in Italia. Peccato però, avevo aggiunto, che voglia fare anche l’attore: per me, come attore è un cane. Anche oggi confermo quello che ho detto. E confermo anche tutta la mia stima che ho per lui. Anzi, per chiudere questa polemica mi firmo: il tuo stimatissimo ammiratore Franco Zeffirelli».

Franco Zeffirelli - BiografiaMa Carmelo Bene non ci sta e prosegue:

«Smettiamola di insultare gli animali: infatti ho adoperato per lo Zeffirelli il termine “gatto” non nel suo specifico di felino (per carità, adoro i gatti!), ma di gatto parlante, il che mi ha allucinato. Ho parlato di lui come Stendhal di Dio: “Ha una sola scusa: non esiste!” Mi ha impressionato la tosse del suo nulla. Uno sguardo, please, alle schizoidi contraddizioni degli zeffirelliani apprezzamenti nei miei confronti. Mi domando come può darsi che un “genio assoluto” in teatro sia “cane”, considerato che il sottoscritto ha sempre frequentato la scena eternamente da primo attore nato, assumendosi semmai anche i ruoli degli altri. Crollando come attore (e grande per di più) fatalmente i miei spettacoli franerebbero, come accade puntualmente in quelli dello Zeffirelli (se, forse, vi recitasse anche lui, gli si potrebbe perdonare il totale disastro in grazia dell’arredamento adamantino della sua umana artistica inconsistenza). Anch’io, per concludere questa sciocca “polemica” fuori dallo zoo attesto tutta la mia ammirazione per gli spettacoli che lo Zeffirelli non riesce grazie a Dio a realizzare».