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La polizia ringrazia

Redazione Spazio70

Film del 1972 con Enrico Maria Salerno, Mariangela Melato, Mario Adorf, Franco Fabrizi, Cyril Cusak, Ezio Sancrotti. Regia di Stefano Vanzina

Il commissario Bertone (Enrico Maria Salerno) è profondamente nauseato dal modo in cui procede il suo lavoro. La delinquenza, soprattutto quella «nuova», è in ascesa e a lui pare di avere le mani legate. E’ schifato dalla magistratura che scarcera i delinquenti e dai mezzi di comunicazione che lo attaccano per i suoi metodi sbrigativi. La sua amica/amante è una giovane giornalista, Sandra (Mariangela Melato), ideologicamente molto schierata. Nonostante il suo atteggiamento critico Sandra è capace di comprendere le pene di Bertone, sempre più sotto stress. Episodio paradigmatico è l’assoluzione di un certo Bettarini (Franco Fabrizi), criminale incallito, corteggiatissimo dalla stampa che di fronte ai giornalisti, prima di essere liberato, sbeffeggia Bertone che, dal canto proprio, comincia a rilasciare dichiarazioni di fuoco contro i giudici. Il commissario è insomma sempre più confuso e decide di avvalersi dei consigli di un ex questore in pensione (Cyril Cusack), impegnato in molteplici e non sempre chiare attività. Tra queste c’è la gestione di un grosso club e l’hobby di rilasciare interviste sullo stato di grave allarme sociale che sembra avere investito le città italiane e in particolare Roma. «Uno dei vantaggi di essere in pensione – osserva l’anziano questore – è proprio quello di poter dire tutto ciò che si vuole» non avendo più il vincolo dell’appartenenza effettiva al corpo di polizia. Il questore dà un consiglio molto interessante all’affranto commissario: usare i media invece di esserne vittima. A tale proposito, Bertone, convoca una conferenza stampa. Non presso il proprio ufficio, ma all’interno di una corriera che gira per le vie più malfamate e pericolose della capitale, quelle di solito battute dalla polizia. Il che è in un certo senso suggestivo perché si svolge di notte: tra una domanda e l’altra Bertone ha la possibilità di far toccare con mano ai giornalisti le difficoltà del suo lavoro, i personaggi coi quali deve avere a che fare, illustrando tutte le scappatoie legali delle quali chi delinque può avvalersi una volta catturato.

UN FILM CAPOSTIPITE DEL POLIZIESCO ALL’ITALIANA

Per Bertone comincia a delinearsi un ulteriore problema, quello di una misteriosa organizzazione di «giustizieri». Si tratta di un gruppo di soggetti di elevato livello sociale, dai metodi molto sbrigativi, che gira in auto facendo piazza pulita di tutti quei criminali che sono stati mandati in libertà da un sistema giudiziario inefficiente. A essere eliminati inizialmente sono dei personaggi del tutto marginali: una prostituta, un vecchio pederasta corruttore di giovani, un operaio impegnato in politica accusato di avere ucciso un poliziotto. Ma soprattutto viene fatto fuori il responsabile di un efferato omicidio: l’organizzazione lo individua, lo mette in macchina, lo porta sul Lungotevere e poi lo giustizia con una scarica di pallottole. Una vera e propria esecuzione che desta grande impressione, e forse qualche plauso, presso l’opinione pubblica.

Bertone inizia ad avere gravi problemi a tenere a bada i propri uomini che manifestano aperta simpatia per il gruppo di giustizieri. In particolar modo quando il commissario dà l’ordine di avviare approfondite indagini per scoprire e catturare i killer, l’ufficio quasi gli si rivolta contro. Ci vorrà una melodrammatica sfuriata per far sì che il buon commissario riesca a convincere i suoi che è giusto stare ancora una volta dalla parte della legge.

Ma è la stessa organizzazione a considerare Bertone un uomo di valore al punto da contattarlo senza successo. Ma ovviamente la resa dei conti tra il commissario e il gruppo di misteriosi giustizieri è soltanto rimandata.

«La polizia ringrazia» di Steno (Stefano Vanzina) è notoriamente considerato il capostipite del poliziesco all’italiana. In realtà il film è più prossimo al thriller-politico di Damiano Damiani ed Elio Petri. La pellicola tradisce un clima di forte tensione sociale, grazie alla fotografia cupa e alla musica di Cipriani che sarà un marchio di fabbrica per i veri, futuri, polizieschi. Ma le differenze non vanno sottovalutate: le superiori capacità di Steno e la violenza che pur essendo notevole non è mai esagerata né fine a sé stessa. La sceneggiatura ben strutturata apre a uno squarcio descrittivo del clima dei primi anni Settanta: a posteriori, può infatti scorgersi benissimo qualcosa di simile a ciò che sarà la Loggia P2, intesa come organizzazione capace di infiltrarsi presso tutti i più importanti gangli dello Stato.

Enrico Maria Salerno sotto la sicura direzione di Steno ha dato qui una ulteriore prova del suo valore: credibile nel ruolo di commissario, essendo privo del fisico di un Eastwood punta a dare una interpretazione meno «poliziottesca» e più «politica»: insomma, un commissario meno americano e più europeo. Ciononostante appare a nostro avviso un po’ troppo eccessivo in alcune scene, per esempio nella già citata sfuriata contro i colleghi che avevano espresso simpatia per il gruppo di «giustizieri». Mariangela Melato, bravissima in altri contesti (si pensi a «La classe operaia va in Paradiso» di Petri), è qui incredibilmente marginale. Il sempiterno Mario Adorf fa il ruolo del giudice, instaurando una conflittuale «dialettica» col commissario Bertone (quella classica tra giudice e poliziotto vista in tantissimi film più o meno coevi). Franco Fabrizi, che finirà ammazzato dall’organizzazione di giustizieri, appare sempre molto bravo nei ruoli da cinico, affascinante, inaffidabile delinquente. Cyril Cusack è semplicemente perfetto nella parte del vecchio, ambiguo, questore. Un attore fantastico che è sempre piacevole vedere in ruoli come questi «minimi», ma comunque decisivi nell’economia della narrazione.