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Un poliziotto scomodo

Redazione Spazio70

Nel film è da segnalare una scena chiaramente ispirata al sequestro Moro

Siamo nel 1978 e il commissario Olmi è in servizio a Roma. Viene ritrovato ai margini del Tevere il cadavere di una ragazza. Appare subito chiaro che si tratta di un omicidio. Il commissario si reca sul posto chiamato da un barbone che aveva passato la notte nella zona. Cominciano le indagini e la raccolta di testimonianze, alcune rese spontaneamente altre con l’uso di metodi non proprio ortodossi. Il secondo omicidio è quello del fidanzato della ragazza trovata morta. Il cadavere carbonizzato viene rinvenuto all’interno di una «500».

DA ROMA A CIVITANOVA MARCHE

Olmi arriva ben presto ai mandanti del duplice omicidio individuando una comitiva di figli di papà con i quali la coppia aveva avuto a che fare prima di morire. Tra questi c’è anche il rampollo di un ricco funzionario della dogana implicato in un poco chiaro traffico di diamanti. Un uomo senza scrupoli capace di eliminare due ragazzi che forse avevano ficcato il naso nei suoi affari. Degan, questo è il nome del funzionario, riuscirà a fuggire in Svizzera (non prima di aver seminato un’altra vittima), grazie alla stoltezza di un magistrato scettico sulle prove raccolte da Olmi. Il commissario capisce che ha poche scelte: o mettersi contro un sistema di potere che rende difficile la vita alla polizia («la massacreranno» è l’eloquente considerazione del questore) oppure lasciar perdere e magari prendere al volo l’occasione di trasferirsi in provincia.

Olmi opta per la seconda strada e va a dirigere il commissariato di Civitanova Marche (città di origine del regista del film, Stelvio Massi).

La realtà provinciale è a prima vista molto più soporifera di quella della grande metropoli, ma si possono fare anche piacevoli conoscenze (come la co-protagonista Olga Karlatos). A parte alcuni grattacapi tutto sembra filare liscio, fino a quando il commissario non incappa in una banda di sbandati che a bordo di motociclette semina il panico nella cittadina sparando con una rivoltella. Ovviamente Olmi è interessato a conoscere la provenienza del ferro e riesce ad ottenere le informazioni con i suoi collaudati metodi.

UN CLASSICO DELLA COLLAUDATA COPPIA MERLI-MASSI

Olga Karlatos in una scena del film

Si fa portare sul luogo, proprio di fronte al mare, dove la pistola è stata trovata e nota immediatamente dei segni di pneumatico da Tir più un pezzo di catarifrangente per terra. A questo punto non è difficile risalire a un’azienda di trasporto che opera a Civitanova, fare un rapido sopralluogo e scoprire il camion col catarifrangente rotto. Olmi capisce subito che si tratta di un traffico d’armi, ma è consapevole che non tutti all’interno dell’azienda ne sono a conoscenza. Dunque domanda collaborazione. Il traffico, come poi si scoprirà guardando il film, faceva capo a un ricco imprenditore della zona apparentemente insospettabile.

Un poliziotto scomodo rappresenta un classico della collaudata coppia Massi-Merli. Pellicola un po’ crepuscolare, come da tradizione del regista marchigiano. Merli, non doppiato, è al solito capace di muoversi con il minimo ausilio di controfigure anche nelle scene più pericolose (ce ne sono diverse).
Il film è il risultato di due mediometraggi: il primo girato a Roma, il secondo a Civitanova Marche. Interessanti gli spunti che tendono ad evidenziare i cambiamenti in atto nella società fine anni Settanta, come ad esempio l’avvento delle televisioni commerciali o la scelta tra impegno sociale e riflusso verso una sfera più privata.

E’ da segnalare, inoltre, almeno una scena che pare chiaramente ispirata al sequestro Moro avvenuto proprio nel 1978 (il film ha un visto censura del dicembre dello stesso anni dunque è quasi certo che sia stato girato dopo il tragico evento). Di Civitanova Marche si dà, infine, una visione d’insieme molto suggestiva sintomo del particolare affetto che Stelvio Massi nutriva per la propria città.

Le musiche sono di Stelvio Cipriani. Meno incisive, «protagoniste» del solito, ma capaci comunque di fondersi bene con i vari momenti del film. I brani si caratterizzano per i primi «inserti» di elettronica. Nel complesso un film da consigliare, soprattutto a chi ama il cinema dei generi e in particolare il poliziesco all’italiana.