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Le «caramelle alla droga». Leggenda o realtà?

Redazione Spazio70

Una questione percepita, a fine anni Settanta, come pericolo reale e concreto

«Non accettare caramelle dagli sconosciuti! Ci mettono la droga!»

Chi è stato bambino alla fine degli anni ‘70, o nel corso del decennio ‘80, si sarà certamente ritrovato a dover fronteggiare il terrificante incubo delle caramelle alla droga, una psicosi che ha colpito più generazioni di giovani e giovanissimi italiani, assumendo talvolta connotati surreali, alimentati dal fertile immaginario fanciullesco che ha trasportato la figura del tossicodipendente in una dimensione fantascientifica a metà strada tra l’immagine dell’alieno e quella dello zombi.

Il drogato è così divenuto l’uomo che si trasforma, quello senza pupille, come appare «in quella pubblicità che fa paura». «Mio cugino l’ha visto. Se ti mangi le sue caramelle diventi come lui!». In tanti, tra i banchi di scuola, hanno udito simili racconti dell’orrore. Oggi, a distanza di trenta, trentacinque o quarant’anni, c’è chi si è posto qualche domanda.

Quale misteriosa sostanza si annidava in quei dolciumi proibiti? Ma soprattutto, fuori dalle scuole si nascondevano davvero «i signori cattivi» di cui parlava la mamma? Quei criminali senza scrupoli che dispensavano gratis i loro subdoli prodotti avvelenati sono esistiti oppure no? Che si tratti di realtà o di leggenda metropolitana, stiamo parlando di un allarme che risulta efficace ancora oggi.

Recentemente, partendo da alcuni gruppi Whatsapp di genitori, ha fatto il giro del web la storia inquietante degli orsacchiotti rosa diffusi tra scuole elementari e materne: caramelle dal rassicurante aspetto di animaletti ma che conterrebbero in realtà un micidiale allucinogeno. Questa storia si è insidiata con estrema viralità nel mese di maggio del 2017, un’epoca nella quale basta davvero poco per verificare la veridicità di una notizia. E difatti la vicenda si è rivelata una clamorosa bufala priva di ogni fondamento.

IL PRESUNTO CASO DI PAVIA

Negli anni ‘70 e ‘80, invece, senza il supporto della rete internet, non erano così semplici le operazioni di debunking e tutto sommato non se ne sentiva neppure il bisogno. In quegli anni la fiducia che la popolazione riponeva nei piccoli e grandi organi mediatici era sicuramente più solida rispetto ad oggi ed una notizia data al telegiornale o scritta su carta stampata rappresentava di per sé una garanzia di verità, almeno per la stragrande maggioranza della popolazione. Ma quali erano queste notizie? Chi avrebbe regalato «caramelle drogate» ai bambini? e perché?

Senza alcuna pretesa di essere esaustivi, e in base a quel poco che riusciamo a rintracciare oggi dagli archivi, abbiamo appurato che i primi campanelli d’allarme sui quotidiani risalgono alla seconda metà del decennio ‘70 (in concomitanza con l’aggravarsi della terribile piaga dell’eroina) e inizialmente si tratta per lo più di ipotesi e/o preoccupazioni espresse dai comitati di genitori impegnati nella lotta alla droga nelle scuole e nei quartieri. Nell’aprile del 1976 viene segnalato un presunto caso a Gropello Cairoli, in provincia di Pavia. Alcuni quotidiani parlano genericamente di “caramelle con la droga” che avrebbero intossicato una ventina di studenti delle scuole medie. L’ufficiale sanitario del paese, Fiorentino Zetti, si mostra tuttavia scettico, affermando di non aver mai riscontrato alcuna intossicazione da stupefacenti nel corso delle visite mediche. La notizia resta vaga e non viene approfondita ulteriormente, ad ogni modo, una simile prospettiva inizia a preoccupare l’intero Paese.

«NELLE VICINANZE DI MOLTE SCUOLE VENGONO DISTRIBUITE CARAMELLE CHE CONTENGONO TRACCE DI DROGA»

Sul Corriere della sera del 21 settembre 1978 un titolone in stampatello parla senza mezzi termini di caramelle truccate per iniziare i bambini alla droga, accanto ad un’immagine di archivio che mostra un gruppo di giovani intenti a maneggiare lacci emostatici e siringhe.

All’interno dell’articolo (dedicato per lo più alla diffusione della droga tra i giovani) la “questione caramelle” viene invece soltanto accennata: «Il ministro della Pubblica Istruzione -lo ha confermato al cronista la senatrice Falcucci- è a conoscenza che nelle vicinanze di molte scuole vengono distribuite caramelle e chicche che contengono tracce di droga, per una “iniziazione” che minaccia di travolgere organismi fragili sul piano fisico oltre che su quello psicologico».

Una dichiarazione che, nonostante l’autorevolezza della fonte, in mancanza del supporto di dati concreti appare ugualmente troppo vaga, specie se si considera che è inserita in un contesto che sembrerebbe proporre la notizia come principale argomento di discussione. Altri trafiletti, sparpagliati tra le pagine di cronaca dei vari quotidiani, fanno invece riferimento alla caramella come strumento ideale per attirare i giovanissimi, considerando anche la struttura, simile alla pastiglia, che si presta facilmente a contenere farmaci e/o sostanze di varia natura.

In questo caso siamo relegati all’ambito delle ipotesi e delle teorie, come nelle rubriche che denunciano la presenza di “strani individui” che sarebbero stati avvistati da alunni e bidelli nell’atto di distribuire caramelle ai bambini nei pressi di istituti scolastici, senza però alcuna prova autentica circa l’impiego di stupefacenti. Ad ogni modo, la questione, sul finire degli anni ‘70, inizia ad essere percepita dalla popolazione come un pericolo reale e concreto.

Ma si tratta di un fenomeno relegato ai soli giornali? Purtroppo no. Dei casi (rari) di intossicazioni di bambini a seguito dell’ingestione di caramelle dalla dubbia composizione si sono verificati sul serio, anche se le ipotesi sostenute dai media circa le «iniziazioni degli spacciatori» o la volontà di indurre dipendenza per creare nuovi piccoli acquirenti di droga, nella maggior parte dei casi, appaiono del tutto improbabili.

I CASI DI TORINO, NOVARA, AOSTA, ANDRIA

Ecco alcuni episodi riportati da quotidiani nazionali:

Torino, 7 ottobre 1981. Ore 11:00. In un’aula della prima elementare della scuola Falletti di Barolo, un bambino di sei anni avverte un malore e si accascia a terra. Dopo aver farfugliato qualche parola, il piccolo perde i sensi. Condotto rapidamente in ospedale, si sveglia dopo tre ore di coma. L’ultima cosa che il bimbo ricorda è di aver mangiato una caramella regalatagli da un compagno di scuola più grande. Tuttavia, durante il racconto il pargolo si contraddice in più di un’occasione. Nei giorni seguenti alcuni quotidiani parleranno di un probabile caso delle tanto temute caramelle alla droga.

Novara, 13 novembre 1982. Nel corso di un’iniziativa comunale anti-droga, il provveditore agli studi Giuseppe Brienza denuncia ai giornali un caso di intossicazione avvenuto un paio di mesi prima presso una scuola media della città ai danni due studenti del primo anno. Secondo Brienza, i ragazzi avrebbero ingerito delle caramelle contenenti droga donate loro da uno sconosciuto. La stessa storia viene raccontata anche ad Aosta nel gennaio del 1983 e finisce per qualche giorno sui quotidiani nazionali per poi venire smentita ufficialmente dalla Squadra Mobile della Polizia.

Andria, ottobre 1984. All’uscita di scuola il piccolo Antonio, di anni dieci, si imbatte in una coppia di giovani in ciclomotore. I ragazzi offrono al fanciullo una caramella e poco dopo aver ingerito la leccornia, il piccolo inizia ad avvertire uno strano senso di vertigini per poi precipitare in uno stato soporoso lungo la strada di casa. Dopo essere stato condotto d’urgenza in ospedale dai genitori, Antonio viene sottoposto ad una lavanda gastrica. Si salva. Dalle successive analisi emergeranno tracce di un potente psicofarmaco. I responsabili, appartenenti ad un’organizzazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti, saranno successivamente individuati e tratti in arresto dalle forze dell’ordine.

Concludendo, da questa piccola ricerca possiamo dedurre che quello delle «caramelle drogate ai bambini» fu un fenomeno reale ma estremamente raro, limitato a pochissimi casi e contornato da una moltitudine di falsi allarmi che contribuì inevitabilmente a creare il legittimo sospetto della leggenda metropolitana.