«Vorresti che un eroinomane venisse ad abitare vicino a te?». Un sondaggio del marzo 1978

A fine anni Settanta, la tossicomania è vista come un flagello sociale secondo soltanto alla criminalità. Una interessante indagine demoscopica pubblicata dal quotidiano milanese

«Che cosa ne pensa la gente “normale” del tossicomane? Lo considera migliore o peggiore del delinquente? Migliore o peggiore dell’alcolizzato? Risponde a questa domanda la tabella che vedete qui a fianco. È stata compilata dopo aver intervistato 1.200 cittadini di Milano. La sociologa Bianca Barbero Avanzini ha messo a confronto cinque categorie di persone: gli alcolizzati, i delinquenti, i tossicomani, i malati di mente, gli omosessuali (o prostitute).

I risultati sono indicativi. Il tossicomane è visto dai milanesi che non si drogano come il fumo negli occhi. Soltanto i delinquenti, e sappiamo bene quanto sia violenta la delinquenza a Milano, sono tenuti maggiormente alla larga. Per il resto c’è comprensione per i malati di mente, ce n’è per gli omosessuali e per le prostitute, ma difficilmente se ne trova per chi si buca. “Bisogna isolarli prima che contagino gli altri”, dice un milanese su due; “Non si riesce a capire che cosa vogliono” dice il 44 per cento della gente intervistata.


Ma l’indagine non finisce qui. Dopo le dodici domande “cattive” e in un certo senso provocatorie, è stato chiesto ai milanesi che cosa pensano che bisognerebbe fare per combattere la droga. Il 38 per cento ha risposto che bisognerebbe “intensificare la rieducazione dei drogati”, il 19 per cento che detto che bisognerebbe invece “intensificare la repressione dei drogati”; il 16 per cento ritiene che sarebbero da colpire gli spacciatori e via via soluzioni con percentuali di credibilità sempre più basse fino al disarmante 2 per cento che candidamente dice che contro la droga “non c’è niente da fare”».

(Fonte: Corriere d’Informazione)

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