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Mostro di Firenze. La vicenda giudiziaria e i ragionevoli dubbi

Paolo Cochi

Prima concesso e poi negato l'accesso agli atti per lo svolgimento delle indagini difensive sui delitti

Ancora oggi,  a distanza di decenni, si aggiungono nuovi «ragionevoli dubbi» all’interminabile vicenda giudiziaria del mostro di Firenze. L’avvocato Antonio Mazzeo, legale della sorella di Carmela De Nuccio, dopo aver ricevuto un primo assenso da parte del presidente della Corte d’assise e dal pubblico ministero, si è visto revocare, a seguito di richieste più specifiche di documenti, l’accesso agli atti concesso in precedenza da parte dello stesso sostituto procuratore Luca Turco. Il provvedimento di revoca riguarda non solo il fascicolo «De Nuccio–Foggi», ma anche tutto il resto del procedimento con la conseguente impossibilità, da parte del legale, di svolgere indagini difensive.

In un primo momento l’avvocato di Rosanna De Nuccio aveva chiesto e ottenuto il nulla osta per gli atti inerenti al procedimento a carico di Pietro Pacciani (che comprende tutti gli otto duplici delitti dal 1968 al 1985), in un secondo tempo abbiamo assistito a un dietrofront da parte del sostituto procuratore Luca Turco.

«COME SI PUÒ SVOLGERE UN LAVORO INVESTIGATIVO SE NON SI PUÒ CONOSCERE L’INTERO PROCEDIMENTO?»

Carmela De Nuccio e Giovanni Foggi ritratti in un momento di spensieratezza. I due ragazzi verranno uccisi nella notte tra il 6 ed il 7 giugno 1981, in un campo di ulivi vicino a Mosciano di Scandicci

«Sono estremamente amareggiata per questo atto ostile. Le indagini sui delitti del mostro di Firenze», ha dichiarato la sorella di Carmela De Nuccio, Rosanna, «sono da sempre tutte collegate. Lo sanno benissimo, tant’è che ci hanno processato delle persone in passato. Certi cavilli burocratici e questo dietrofront mi inquieta».

Sorvolando sulle competenze giuridiche – nel caso specifico esiste un assenso del presidente della Corte d’assise e un diniego e revoca da parte del sostituto procuratore – le spiegazioni ricevute, secondo l’avvocato Mazzeo, non sono accettabili: «In questo modo», dice il legale, «mi si impedisce di fatto di svolgere indagini difensive e si introduce una discriminante circa la disparità tra pubblico ministero e difensore della parte lesa nello svolgimento di indagini. Ricordo che l’art. 391 bis e seguenti stabilisce pari dignità in tal senso».

Nel provvedimento dalle stringate motivazioni del magistrato, si legge che «le richieste non riguardano il reato in esame, bensì altri fatti reato». Una conclusione – secondo Mazzeo – non soltanto inspiegabile, ma anche inammissibile: «L’interpretazione che ne deriva è che l’omicidio di Carmela De Nuccio e Giovanni Foggi avvenuto il 6 giugno 1981 non avrebbe alcuna attinenza giuridico/investigativa con gli altri sette duplici omicidi perpetrati dal Mostro dal 1968 al 1985. Come si può svolgere un lavoro investigativo, se non si può conoscere l’intero procedimento? Esiste un vincolo pertinenziale tra tutti gli otto duplici omicidi, basti pensare all’arma utilizzata».

UN IMMENSO PUZZLE CON INNUMEREVOLI PEZZI DA RICOMPORRE

Sappiamo che i processi avvenuti dal 1994 in poi a carico di Pietro Pacciani, prima, e di altri soggetti in seguito, sono stati giudicati sempre nell’ambito di un unico e solo procedimento dibattimentale/investigativo. Il trait d’union da sempre evidenziato sia nelle indagini che nei procedimenti penali ha inequivocabilmente ricondotto a un fattore comune fra tutti gli omicidi: la pistola Beretta calibro 22 long rifle. E se quand’anche vi fosse mai stato un passaggio di arma fra un delitto e altri, non è comprensibile sorvolare su un elemento che di fatto è un collegamento fra tutti gli omicidi.

La vicenda del mostro di Firenze è un immenso puzzle, con innumerevoli pezzi da ricomporre. Ogni singolo pezzo è rintracciabile solo accedendo agli atti e rianalizzando passo dopo passo tutti gli elementi a disposizione e archiviati nel tempo. Negare l’accesso a quel materiale di fondamentale importanza equivale a negare, di fatto, la possibilità di svolgere indagini difensive.

Perché è avvenuto questo dietrofront da parte della Procura? Cosa è avvenuto fra la prima fase di assenso e quella successiva in cui l’avvocato Mazzeo si è visto negare l’accesso? «Che il procedimento sia unico», ha dichiarato ancora Rosanna De Nuccio, «è talmente palese che le motivazioni del magistrato appaiono davvero irrisorie. Non si vuole far chiarezza, nemmeno dopo quarant’anni? Cercare giustizia per mia sorella è un diritto che di fatto mi viene negato , visto che non si dà la possibilità al mio avvocato di svolgere il suo mandato».

L’AUSPICIO CHE LA DECISIONE VENGA REVOCATA

Il provvedimento di revoca dell’accesso agli atti

Nonostante siano passati molti anni, le famiglie delle vittime nutrono ancora la speranza di sapere perché è accaduta loro questa tragedia. Non concedere una simile possibilità aggiunge soltanto altro dolore.

Su questo tema è intervenuto a Radio Radicale anche Marco Beltrandi, componente della segreteria nazionale del Partito Radicale e già parlamentare. «Ci appelliamo ancora al presidente della Corte di assise di Firenze e alla Procura del relativo distretto», ha dichiarato Beltrandi, «affinché la decisione di non concedere la visione di questo archivio, necessaria a espletare un diritto fondamentale della difesa in rappresentanza della sorella di una delle vittime, sia rivista urgentemente. Altrimenti, non essendoci via di ricorso giurisdizionale, ci vedremo costretti ad interessare della questione il presidente nazionale delle Camere penali nonché a predisporre e far presentare interrogazioni parlamentari al ministro della Giustizia, sia nelle Aule parlamentari che nelle Commissioni competenti».

Noi tutti auspichiamo che questa decisione venga revocata e vengano concessi i giusti mezzi per riesaminare tutti gli incartamenti disponibili.