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Prima linea e l’attentato ad Alfredo Paolella

Redazione Spazio70

Secondo il brigatista Alfredo Bonavita, «i sicari che spararono, fino a qualche giorno prima, ignoravano persino chi fosse il loro obiettivo»

UN OBIETTIVO «RUBATO» ALLE FORMAZIONI COMUNISTE COMBATTENTI

Si tratta del primo omicidio ufficialmente rivendicato dall’organizzazione armata di estrema sinistra denominata Prima Linea. Per questo delitto saranno condannati Susanna Ronconi, Nicola Solimano, Sonia Benedetti, Bruno La Ronga e Felice Maresca. La Corte assolverà invece Sergio Segio e Marco Donat Cattin. Quest’ultimo, nel 1985, rivelerà ai giudici un particolare dettaglio sull’omicidio Paolella:

«Quel mattino di ottobre del 1978 in cui un commando di Prima linea uccise il professor Paolella davanti alla sua abitazione, le “Formazioni comuniste combattenti” avevano preparato un agguato mortale per il criminologo davanti al Policlinico. Gli esponenti di tale formazione si lamentarono in seguito con Prima linea del fatto che avesse sottratto loro l’obiettivo».

Più che di una rivelazione, si tratta di una conferma. Nel 1982 questa tesi era stata già sostenuta dall’ex brigatista Alfredo Bonavita:

Alfredo Bonavita durante una intervista per «La notte della Repubblica»

«Il criminologo napoletano Alfredo Paolella volevano ammazzarlo le Formazioni comuniste combattenti. Ma quelli di Prima Linea lo seppero e decisero di “rubare l’obiettivo” alla banda rivale. Così Paolella lo uccisero loro. I sicari che gli spararono nella schiena, fino a qualche giorno prima ignoravano persino chi fosse. Ma lo assassinarono lo stesso, dato che chi effettuava più operazioni avrebbe guadagnato più militanti».

Tra le due organizzazioni vi era stata una stretta collaborazione, al punto di vivere l’esperienza di un «comando unificato» tra la fine del 1977 e i primi mesi del 1978, rivendicando in un’unica sigla (PL-FCC) diverse azioni ai danni di forze dell’ordine. Poco dopo l’omicidio Paolella e la rivendicazione di Prima linea, le Formazioni Comuniste Combattenti firmano con la sola sigla «FCC» l’omicidio del magistrato Fedele Calvosa, mettendo fine al «sodalizio»

Il comunicato di Prima linea, nel quale si rivendica l’omicidio Paolella, viene lasciato nella toilette del bar Brandi, in viale Augusto: «Un gruppo di fuoco di Prima Linea ha fermato l’infame carriera di Alfredo Paolella, responsabile del Centro di Osservazione Criminologico (CoC) per Campania, Basilicata e Puglie, coordinatore del Gruppo degli psichiatri e degli psicanalisti Coc di Poggioreale». Secondo i terroristi, Paolella farebbe parte del «ceto riformista che guida e teorizza la divisione del proletariato prigioniero, un ceto riformista che maschera la sua iniziativa antirivoluzionaria dietro fumosi discorsi sui problemi dei detenuti, sulla loro recuperabilità, sul carcere più umano».

 

Napoli, 11 ottobre 1978. Ore 8.35. In via Consalvo Carelli, nel quartiere Vomero, una vecchia Bianchina accede all’autorimessa del civico 7, percorrendo la breve discesa che conduce ai parcheggi e alla piccola officina.

«BUONI, CHE QUI SI SPARA!»

Dalla vettura scende una donna con i capelli corti. È bionda, esile, piuttosto giovane. Indossa un paio di jeans attillati e sotto ad un giubbotto scuro una lunga camiciola le arriva fino alle ginocchia. I dipendenti dell’autorimessa la osservano avvicinarsi mentre chiede un cambio dell’olio per la sua macchina. Nel frattempo scende dall’auto anche un ragazzo. È più alto di lei, bruno, capelli ricci, basette lunghe e folte. I due appaiono piuttosto seriosi, silenziosi, ma non sembrano destare alcun sospetto. Uno dei garagisti si mette subito a lavoro.

Ore 08.40. Dall’ingresso del garage giunge a piedi un uomo in giacca e cravatta, robusto, un po’ stempiato, sulla cinquantina. Indossa gli occhiali ed ha con sé una valigetta in pelle nera. È il professor Alfredo Paolella, docente universitario, medico legale, criminologo, collaboratore del Ministero della giustizia e del dottor Girolamo Tartaglione, magistrato assassinato meno di 24 ore prima dalle Brigate Rosse a Roma. Ordinario al II° Policlinico, Paolella ha creato un corso per la formazione di esperti in criminologia clinica, è direttore del Centro di Osservazione Criminologico per le regioni Campania, Basilicata e Puglia (con sede presso il carcere di Poggioreale) ed è componente della Commissione Nazionale per la riforma penitenziaria. Il giovane in compagnia della biondina si avvia veloce verso Paolella che nel frattempo è seguito anche da altri due ragazzi appena giunti dall’esterno. Il criminologo ha quasi raggiunto la sua Fiat 131 quando viene colpito da tre malviventi che iniziano a strattonarlo e a percuoterlo con violenza contro una colonna in cemento. Nel frattempo la ragazza lascia sbigottito il personale lì presente estraendo una pistola: «State buoni e fatevi gli affari vostri che qui si spara!», esclama invitando tutti a chiudersi nel box dell’officina.

«QUANDO HO SENTITO GLI SPARI HO AVUTO UN TRAGICO PRESENTIMENTO»

Alfredo Paolella

Cinque colpi di pistola rimbombano assordanti nell’autorimessa.

Dopo aver colpito Paolella alla gola e all’addome con una calibro 38, i terroristi vogliono essere sicuri di aver portato a termine il «lavoro».

Il giovane in camice nero punta alla nuca del professore e spara l’ultimo proiettile a distanza ravvicinata.

Il garagista e i proprietari della struttura restano immobili, pietrificati dalla paura. La Bianchina (che poi risulterà rubata) resta lì. Dopo essere scappati in strada i quattro giovani si dileguano rapidamente a bordo di una Vespa e di una motocicletta di grossa cilindrata.

Ad accorrere di corsa dopo pochi minuti sono proprio i familiari della vittima: la moglie Luisa e i due figli, Maria Rosaria e Giovanni, di venti e ventidue anni. La famiglia risiede in un appartamento situato proprio sopra al garage. Dopo aver udito gli spari, la signora Luisa ha subito intuito il peggio:

«Quando ho sentito gli spari ho avuto un tragico presentimento — rivela la vedova ai giornalisti — ed ho pensato che era accaduto qualcosa ad Alfredo. Mi sono affacciata ad una finestra che porta ad una rampa che dà al garage sotto casa. Ho visto la gente che scappava e qualcun altro che gridava. Mi sono precipitata per le scale seguita dai miei figli. È stata una scena tremenda».

Sul luogo del delitto giungono anche il sostituto procuratore Renato Vuosi, i dirigenti della Digos Ciccimarra e Di Marino, il capo della Mobile Bevilacqua, il dirigente della Criminalpol D’Ascoli, il capo della sezione omicidi Perrini, diversi medici legali e agenti di polizia. La matrice politica dell’agguato è quasi certa per tutti.

Il volantino di rivendicazione viene fatto ritrovare dopo alcune ad un giornalista del quotidiano Il Mattino con una telefonata in redazione.

UN OBIETTIVO «RUBATO» ALLE FORMAZIONI COMUNISTE COMBATTENTI

Si tratta del primo omicidio ufficialmente rivendicato dall’organizzazione armata di estrema sinistra denominata Prima Linea. Per questo delitto saranno condannati Susanna Ronconi, Nicola Solimano, Sonia Benedetti, Bruno La Ronga e Felice Maresca. La Corte assolverà invece Sergio Segio e Marco Donat Cattin. Quest’ultimo, nel 1985, rivelerà ai giudici un particolare dettaglio sull’omicidio Paolella:

«Quel mattino di ottobre del 1978 in cui un commando di Prima linea uccise il professor Paolella davanti alla sua abitazione, le “Formazioni comuniste combattenti” avevano preparato un agguato mortale per il criminologo davanti al Policlinico. Gli esponenti di tale formazione si lamentarono in seguito con Prima linea del fatto che avesse sottratto loro l’obiettivo».

Più che di una rivelazione, si tratta di una conferma. Nel 1982 questa tesi era stata già sostenuta dall’ex brigatista Alfredo Bonavita:

Alfredo Bonavita durante una intervista per «La notte della Repubblica»

«Il criminologo napoletano Alfredo Paolella volevano ammazzarlo le Formazioni comuniste combattenti. Ma quelli di Prima Linea lo seppero e decisero di “rubare l’obiettivo” alla banda rivale. Così Paolella lo uccisero loro. I sicari che gli spararono nella schiena, fino a qualche giorno prima ignoravano persino chi fosse. Ma lo assassinarono lo stesso, dato che chi effettuava più operazioni avrebbe guadagnato più militanti».

Tra le due organizzazioni vi era stata una stretta collaborazione, al punto di vivere l’esperienza di un «comando unificato» tra la fine del 1977 e i primi mesi del 1978, rivendicando in un’unica sigla (PL-FCC) diverse azioni ai danni di forze dell’ordine. Poco dopo l’omicidio Paolella e la rivendicazione di Prima linea, le Formazioni Comuniste Combattenti firmano con la sola sigla «FCC» l’omicidio del magistrato Fedele Calvosa, mettendo fine al «sodalizio»

Il comunicato di Prima linea, nel quale si rivendica l’omicidio Paolella, viene lasciato nella toilette del bar Brandi, in viale Augusto: «Un gruppo di fuoco di Prima Linea ha fermato l’infame carriera di Alfredo Paolella, responsabile del Centro di Osservazione Criminologico (CoC) per Campania, Basilicata e Puglie, coordinatore del Gruppo degli psichiatri e degli psicanalisti Coc di Poggioreale». Secondo i terroristi, Paolella farebbe parte del «ceto riformista che guida e teorizza la divisione del proletariato prigioniero, un ceto riformista che maschera la sua iniziativa antirivoluzionaria dietro fumosi discorsi sui problemi dei detenuti, sulla loro recuperabilità, sul carcere più umano».

 

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