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L’arresto di Mario Borghezio al confine italo-francese

Redazione Spazio70

A casa di Borghezio, secondo il quotidiano «La Stampa», gli inquirenti trovarono una divisa da ufficiale nazista e una croce di ferro di seconda classe

Roma, 11 luglio 1976. La capitale è ancora sconvolta. Sono passate ventiquattro ore dall’omicidio del giudice Vittorio Occorsio e gli organi di stampa diffonderanno a breve i primi identikit dell’assassino. La firma dell’agguato è quella del Movimento Politico Ordine Nuovo.

Vittorio Occorsio

Armato di mitraglietta Ingram M.A.C.M 10 munita di silenziatore, il killer ha eseguito l’agguato all’incrocio tra via Mogadiscio e via Del Giuba, colpendo il magistrato attraverso il parabrezza della Fiat 125 sulla quale viaggiava senza scorta. Prima di raggiungere un complice a bordo di una Fiat 124, il terrorista ha gettato nell’auto della vittima una manciata di volantini con il seguente comunicato:

«La giustizia borghese si ferma all’ergastolo, la giustizia rivoluzionaria va oltre. Il tribunale speciale del Movimento Politico Ordine Nuovo ha giudicato Vittorio Occorsio e lo ha ritenuto colpevole di avere, per opportunismo carrieristico, servito la dittatura democratica perseguitando i militanti di Ordine Nuovo e le idee di cui essi sono portatori. Vittorio Occorsio ha, infatti, istruito due processi contro il MPON. Al termine del primo, grazie alla complicità dei giudici marxisti Battaglini e Coiro e del barone de Taviani, il Movimento Politico è stato sciolto e decine di anni di carcere sono state inflitte ai suoi dirigenti. Nel corso della seconda istruttoria numerosi militanti del MPON sono stati inquisiti e incarcerati e condotti in catene dinanzi ai tribunali del sistema borghese. L’atteggiamento inquisitorio tenuto dal servo del sistema Occorsio non è meritevole di alcuna attenuante: l’accanimento da lui usato nel colpire gli ordinovisti lo ha degradato al livello di un boia. Ma anche i boia muoiono! La sentenza emessa dal tribunale del Mpon è di morte e sarà eseguita da uno speciale nucleo operativo. Avanti per l’Ordine Nuovo!»

Una scritta murale riconducibile a Ordine nuovo, Roma 1970

Emulando l’operato delle Brigate Rosse, che meno di un mese prima avevano ucciso il magistrato Francesco Coco, per la prima volta nella storia della Repubblica italiana un movimento neofascista ha compiuto l’omicidio premeditato di un uomo delle istituzioni rivendicando l’azione mediante comunicato. Il Sostituto Procuratore della Repubblica Vittorio Occorsio aveva condotto importanti indagini negli ambienti della destra eversiva e nel 1973 aveva emesso una serie di mandati di cattura verso i dirigenti di Ordine Nuovo, accusati di ricostituzione del disciolto partito fascista.

«DIECI, CENTO, MILLE OCCORSIO!»

Si indaga a 360° nel mondo dell’estrema destra. I primi fermi arrivano in giornata.

Dal Corriere della Sera:

«L’elemento più rilevante della giornata è arrivato dal confine italo-francese, non lontano da Ventimiglia. La polizia di frontiera ha arrestato due giovani torinesi. Si chiamano Pierfranco Volpi, 30 anni, e Mario Borghezio di 29. Il primo è maestro elementare, il secondo assistente universitario. Li hanno fermati quando hanno tentato di forzare il posto di blocco della polizia francese, diretti verso l’Italia. Al posto di blocco successivo, le manette. I due appartengono a movimenti della destra eversiva. Con sé avevano una cartolina indirizzata “al bastardo Luciano Violante”, un magistrato di Torino. Secondo le loro affermazioni i due si sarebbero recati per una breve vacanza sulla Costa Azzurra. La cartolina raffigura una roulette del casinò di Monte Carlo. Sul retro uno slogan: “DIECI, CENTO, MILLE OCCORSIO”. Poi ancora: “VIVA HITLER”, la sigla di Ordine Nuovo e due svastiche. A Torino le loro abitazioni sono state perquisite. Risultato: nell’appartamento di Volpi una carta d’identità falsa e nell’altro materiale di propaganda politica. Condotti immediatamente a Roma i due sono stati a lungo interrogati dal sostituto procuratore Vitalone e successivamente trasferiti in carcere a Regina Coeli».

In merito all’omicidio del giudice Occorsio, Volpi e Borghezio risulteranno totalmente estranei ai fatti. L’autore dell’omicidio sarà individuato nella persona di Pierluigi Concutelli, «comandante militare» di Ordine Nuovo, che ha agito con la complicità del suo «braccio destro», l’ex parà Gianfranco Ferro.

Da La Stampa di giovedì 22 luglio 1976:

«Sono tornati in libertà i due torinesi, l’ex assistente universitario, Mario Borghezio e il maestro Pier Francesco Volpi, entrambi simpatizzanti neofascisti fermati a Ventimiglia il 13 luglio scorso dalla polizia di frontiera che aveva trovato a bordo della loro auto una cartolina con minacce al giudice istruttore Violante. Lo ha deciso il sostituto procuratore della Repubblica Burzio, non ritenendo sufficiente come unico elemento indiziante per il reato di cospirazione politica la cartolina indirizzata al giudice. I due erano stati portati a Roma per accertamenti, a disposizione del magistrato Claudio Vitalone che dirige l’inchiesta sul feroce assassinio di Occorsio. A carico di Borghezio e di Volpi è rimasta l’imputazione di falso e ricettazione per alcuni documenti di identità contraffatti sequestrati nelle loro abitazioni. A casa di Borghezio, tra le altre cose, la polizia aveva trovato una divisa da ufficiale nazista completa di spalline e distintivi con l’aquila nazista e una croce di ferro di terza categoria*. Interrogati dal magistrato i due hanno detto che la cartolina era uno scherzo e non avevano intenzione di spedirla, tanto è vero che era affrancata con un francobollo francese ed erano ormai rientrati in Italia».

* Probabilmente il giornalista de La Stampa intendeva una croce di ferro di «seconda classe»