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«Venite, abbiamo preso un ladro». Torino, 9 marzo 1979: l’agguato di via Millio e l’assurda morte di Emanuele Iurilli

Redazione Spazio70

Nello scontro a fuoco rimarranno feriti anche l'appuntato Gaetano D’Angiullo e il militante di PL Bruno Laronga

La zona all’esterno della bottiglieria di Via Millio, a Torino, luogo del conflitto a fuoco

Torino, 9 marzo 1979. Ore 13:15. All’Istituto tecnico Carlo Grassi, il campanello segna la fine delle lezioni. Dopo essersi fermato qualche minuto a chiacchierare con il preside, il diciottenne Emanuele Iurilli, studente della classe V° F, si incammina verso la fermata dell’autobus. Il ragazzo deve arrivare a Borgo San Paolo, che dista circa sette chilometri. Per essere precisi, l’abitazione di Emanuele si trova in via Francesco Millio e proprio in quella zona, nel frattempo, sta accadendo qualcosa.

Una Fiat 131 di colore verde avanza lentamente lungo via Lurisia per poi fermarsi all’angolo con via Millio, davanti a un bar al civico 64/A. Dal veicolo scendono due uomini, giovani, sui venticinque anni, ed entrano nel locale ordinando due caffè. Non appena vengono serviti dalla proprietaria, i due estraggono le pistole intimando alla donna di restare calma. «Non siamo rapinatori, siamo compagni, state tranquilli!», esclama uno dei ragazzi. Subito dopo spingono la signora nel retrobottega legandola e imbavagliandola assieme ai suoi familiari e a una cliente.

UN VIOLENTISSIMO CONFLITTO A FUOCO

La vetrata del bar-bottiglieria di Via Millio 64 devastata dai proiettili esplosi durante il conflitto a fuoco

A quel punto entra anche un terzo complice. Con sé ha una radio ricetrasmittente, un pacco di volantini e un fucile mitragliatore. L’uomo telefona al centralino della Questura: «Venite subito, abbiamo appena preso un ladro!». Per gli ostaggi trascorrono circa quaranta minuti di tensione, poi uno dei terroristi afferma di aver sentito via radio la comunicazione dell’imminente arrivo degli agenti.

La Volante 11 parcheggia davanti alla Fiat 131. Fuori dal locale c’è una donna che nasconde una mitragliatrice Sten mentre nel veicolo siede un altro terrorista armato di pistola e Kalašnikov. I tre agenti scendono dalla vettura: l’appuntato Gaetano D’Angiullo entra per primo nel locale, ma gli viene sparato un colpo a bruciapelo all’addome. Un collega risponde prontamente al fuoco con un mitra M12 mentre l’altro poliziotto impugna la pistola d’ordinanza. In via Francesco Millio ha inizio un violentissimo conflitto a fuoco che coinvolge non solo il bar, ma l’intero tratto di strada. Proiettili di grosso calibro vengono esplosi in tutte le direzioni, all’interno e all’esterno del locale, raggiungendo anche le case circostanti. Un uomo, vivo per miracolo, vede una pallottola forare la persiana della propria camera da letto. La donna con lo Sten colpisce per errore un suo «compagno» che tra le pallottole vaganti riesce a trascinarsi sanguinante fino all’automobile.

I VOLANTINI INNEGGIANTI A BARBARA AZZARONI E MATTEO CAGGEGI

Il corpo di Matteo Caggegi, ucciso dalla polizia nel conflitto a fuoco del bar del’Angelo a Torino il 28 febbraio 1979

Proprio in quel frangente arriva l’autobus. La signora Elvira, madre di Emanuele Iurilli, è affacciata alla finestra per via degli spari. La donna vede suo figlio, lì, nel bel mezzo di un conflitto a fuoco. Il ragazzo cerca di mettersi in salvo tra due auto, una Lancia Fulvia e una Fiat 850, ma un proiettile lo raggiunge al braccio destro perforandolo. La pallottola prosegue fin dentro il torace attraversando un polmone e il cuore. Emanuele è riverso sull’asfalto. I soccorsi si riveleranno inutili.

Al termine del feroce conflitto a fuoco i terroristi riescono a darsi alla fuga. Nel bar vengono rinvenuti dei volantini di Prima Linea inneggianti a «Barbara e Charlie» ossia Barbara Azzaroni e Matteo Caggegi, due militanti rimasti uccisi in uno scontro a fuoco con le forze dell’ordine, a Torino, poche settimane prima. L’agguato di via Millio aveva infatti come obiettivo quello di vendicare la loro morte.