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A scuola di terrorismo. Prima linea sale in cattedra e gambizza studenti e insegnanti

Redazione Spazio70

Dalla «SAA», voluta dall’economista Federico Maria Pacces, uscivano dirigenti e quadri intermedi per le aziende

Torino, 11 dicembre 1979. Ore 15.00. Al civico 115 di via Ventimiglia, presso l’aula magna della Scuola di Amministrazione Aziendale, la professoressa Barberis sta tenendo una lezione di statistica dinnanzi a novanta studenti. Nelle aule adiacenti ci sono almeno una sessantina di ragazzi mentre qualche gruppo di giovani è sparso tra il corridoio, il bar e la biblioteca.

«La Stampa», 12 dicembre 1979

Fondata nel 1957 dall’economista Federico Maria Pacces, la SAA di Torino è ispirata al modello statunitense e rappresenta una «business school» all’avanguardia per la formazione di dirigenti e quadri intermedi per le aziende. 

«Ecco la scuola dei padroni!» è il commento sprezzante dei militanti di Prima Linea che hanno appena fatto irruzione nell’edificio. Il commando è composto da almeno sette persone. Alcuni testimoni affermano di averne viste dieci o forse anche di più. I terroristi sono tutti a volto scoperto e tra loro si notano tre donne.

«Li avevo visti arrivare. Avevano l’eskimo o il loden. Uno di loro sotto il loden aveva un arsenale. La scena mi terrorizzò», racconterà anni dopo Donatella Sacces (figlia del fondatore dell’istituto) nel corso di in un’intervista per il quotidiano «La Repubblica».

«SIETE SOTTO IL TIRO DI UN AK 47»

I soccorsi poco dopo l’azione di PL

Il gruppo armato irrompe in aula magna. L’uomo in loden punta un fucile d’assalto contro la professoressa. «State tranquilli, non vi succederà niente. Mettete le mani sulle ginocchia e abbassate il capo. Siete sotto il tiro di un AK 47 di fabbricazione sovietica». I presenti vengono fatti mettere in ginocchio, con lo sguardo rivolto al pavimento.

Nel frattempo, gli altri membri del gruppo raccolgono studenti e insegnanti dal corridoio e dalle aule adiacenti trascinandoli in aula magna con la minaccia delle armi. Una delle giovani donne del commando prende il posto della docente.

La ragazza minuta, bionda, capelli corti e accento emiliano, legge un comunicato agli studenti. È visibilmente nervosa e inciampa in più occasioni tra le parole, tuttavia, la giovane riesce a leggere l’intera rivendicazione.

«Siamo di Prima Linea, l’edificio è occupato. Noi vogliamo rivoluzionare il sistema, questo non è che il proseguimento dell’azione intrapresa con l’eliminazione di Carlo Ghiglieno [dirigente Fiat ucciso due mesi prima, ndr]. Abbandonate questi studi! Noi ce l’abbiamo proprio con la classe dirigente! Non dovete più venire in questa scuola, guai a voi se non obbedirete! Qui si formano i quadri dirigenti per le multinazionali, non fate più questi studi!».

«SIAMO PRONTI AD ACCOGLIERTI»

Al termine della lettura uno degli studenti cerca la via del dialogo e alza la mano per poter fare una domanda alla terrorista: «Io vengo da Foggia, ho fatto oltre mille chilometri per poter studiare qui. Cosa dovrei fare secondo lei?».

La donna risponde: «Quello che facciamo noi, siamo pronti ad accoglierti tra le nostre file». Prende la parola anche un altro giovane: «Io sono disoccupato e sono venuto qui per imparare qualcosa, per trovare un posto nella società». «La società è tutta sbagliata, bisogna distruggerla!» risponde la donna. Si fa avanti un altro studente: «Che differenza c’è tra voi e le Brigate Rosse?» e la giovane: «Lo capirai dal volantino che diffonderemo». Dopo aver concesso qualche altra domanda agli studenti, i terroristi passano alla fase cruenta dell’operazione conducendo una parte degli ostaggi nei gabinetti dove vengono legati e imbavagliati.

Uno degli uomini del commando chiede i documenti ai vari insegnanti e dà inizio ad un’accurata selezione. Assieme al professor Vincenzo Musso, di 42 anni, vengono scelti altri insegnanti con ruoli da dirigenti: Diego Pannoni (41 anni); Lorenzo Uasone (44 anni); Angelo Scordo (34 anni); Paolo Turin (40 anni). Successivamente i terroristi scelgono anche cinque studenti che muovono i primi passi nell’ambiente lavorativo: Tommaso Prete (24 anni); Giuliano Dall’Occhio (28 anni); Pietro Tangari (31 anni); Renzo Poser (31 anni), Giampaolo Giuliano (33 anni).

«ADESSO VI SPARIAMO»

«Onore a Barbara Azzaroni e Matteo. Prima Linea». (GoldenRookie)

Le vittime prescelte vengono spinte in corridoio e messe contro il muro. «Adesso vi spariamo perché avete cercato una specializzazione per aiutare i padroni!», sentenzia la donna del commando. Dalle parole si passa ai fatti. Il silenzio glaciale di quei minuti di tensione viene prima infranto da sventagliate di mitra e colpi di pistola, poi dalle grida di paura e dolore delle persone gambizzate. Il pavimento si tinge subito di rosso. Prima di andare via i terroristi scrivono slogan inneggianti a Prima Linea sulla lavagna di un’aula e poi sulle mura del corridoio con una bomboletta di vernice rossa. «Prima Linea. Onore a Barbara Azzaroni e Matteo». Il riferimento è a due militanti dell’organizzazione morti a febbraio durante un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine in un bar di Torino.

«Sghignazzavano e ripetevano: “Adesso imparerete a fare i manager! Siamo di Prima Linea e questa è una perquisizione proletaria!”», ricorda Pietro Tangari. Il professor Musso, in barella e ancora sotto shock, dice: «Un giovane mi ha spianato la pistola mentre ero nel mio ufficio. Mi ha detto che non era uno scherzo e che dovevo seguirlo. Prima di imbavagliarmi mi hanno chiesto se ero un dirigente Fiat. Poi mi hanno spinto nel corridoio e obbligato a mettermi contro il muro con le mani alzate. Ad un certo punto ho sentito urlare: “Distanziatevi uno dall’altro!”. Era come voltare le spalle ad un plotone di esecuzione e due minuti dopo abbiamo sentito i primi colpi».

«DOBBIAMO CONTINUARE A STUDIARE»

Con il sangue ancora fresco nei corridoi, seguono altre testimonianze dinnanzi ai giornalisti. «No, non ve lo dico come mi chiamo, loro hanno il mio documento e potrebbero vendicarsi», dice un ragazzo di 20 anni. «Ero nell’aula numero 2 per le lezioni. Sono comparsi in tre, con una donna. Una ragazza di 23-24 anni. Avevano già la armi in pugno. Ci hanno detto di alzarci e di seguirli senza fare storie». «Inizialmente credevo fosse uno scherzo» racconta un altro giovane. «I terroristi erano tranquilli, padroni di sé. Ci hanno detto di stare fermi, che non ci avrebbero fatto nulla. Poi la biondina ha preso dalla tasca un foglio e ha letto un comunicato. Frasi farneticanti. La ragazza ha avuto parecchie incertezze, si è messa a tremare visibilmente, la voce andava giù di tono».

Al pronto soccorso Molinette parla il professor Cravero: «È andata bene. Da noi sono feriti tutti alle gambe. Solo uno ci preoccupa, lo opereremo. Pare abbia una lesione all’arteria femorale». L’indomani, dopo essersi riuniti in assemblea, gli studenti dell’istituto definiscono «fascista» il modus operandi di Prima Linea e tramite un portavoce dichiarano alla stampa quanto segue: «Dinnanzi ad azioni come quella che ieri abbiamo vissuto c’è una sola arma: continuare a fare quello che abbiamo fatto finora. Guai a lasciarsi intimorire. Dobbiamo continuare a studiare in questa scuola. La scelta di continuare gli studi è una scelta di libertà per il futuro».