Nei mesi successivi, nel corso delle indagini per un altro omicidio, gli inquirenti scopriranno la matrice politica dell’attentato

14 febbraio 1971: l’attentato di Marina di Pisa e la sfortunata morte di Giovanni Persoglio Gamalero
Marina di Pisa, 14 febbraio 1971. Ore 01:30. Al volante di una Alfa Romeo 1750 Berlina, il ventinovenne Giovanni Persoglio Gamalero, padre di due bambine, laureando in ingegneria, sta percorrendo il lungomare in compagnia della moglie, Graziella Leardi, di venticinque anni. I due coniugi sono di ritorno da una cena presso il ristorante «Napoleone» di Lucca. Giunto in via S. Agostino, il Persoglio nota qualcosa di strano all’altezza del civico 12. Dalla saracinesca di una macelleria sta uscendo del fumo. Ignorando il disappunto della moglie, che inutilmente chiede al consorte di riprendere il viaggio, l’uomo ferma la vettura e si incammina verso il locale. L’intento del giovane è quello di valutare l’entità del rogo al fine di allertare i soccorsi.
LA MATRICE POLITICA DELL’ATTENTATO
Nella coltre fumosa a un passo dal negozio, Gamalero, viene travolto da una possente deflagrazione che squarcia il serramento metallico e proietta il malcapitato a tre metri di distanza dal punto dell’esplosione. Il giovane è riverso in una pozza di sangue, ha il torace completamente sfondato e le molteplici schegge di travertino si sono insidiate lungo tutto il corpo. L’arrivo dell’autoambulanza si rivelerà inutile.
Nei mesi successivi, nel corso delle indagini per un altro omicidio, gli inquirenti scopriranno la matrice politica dell’attentato. Il proprietario della macelleria, tale Aldo Meucci, di anni 51, è un simpatizzante di destra «colpevole» di non aver aderito a un recente sciopero. Nel luglio del 1974, con l’accusa di omicidio colposo aggravato e detenzione di materiale esplosivo, verranno condannati a nove anni e sei mesi di reclusione il disegnatore tecnico Alessandro Corbara (classe 1940, ex militante del PCI e del PSIUP) e il cameriere Vincenzo Scarpellini (classe 1938).
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