logo Spazio70

Benvenuto sul nuovo sito di Spazio 70

Qui potrai trovare una vasta rassegna di materiali aventi ad oggetto uno dei periodi più interessanti della recente storia repubblicana, quello compreso tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta del secolo scorso.
Il sito comprende sei aree tematiche e ben ventidue sottocategorie con centinaia di pezzi su anni di piombo, strategia della tensione, vicende e personaggi più o meno misconosciuti di un’epoca soltanto apparentemente lontana. Per rinfrescare la memoria di chi c’era e far capire a chi era troppo giovane o non era ancora nato.
Buona lettura e non dimenticare di iscriverti sulla «newsletter» posta alla base del sito. Lasciando un tuo recapito mail avrai la possibilità di essere costantemente informato sulle novità di questo sito e i progetti editoriali di Spazio 70.

Buona Navigazione!

14 febbraio 1971: l’attentato di Marina di Pisa e la sfortunata morte di Giovanni Persoglio Gamalero

Redazione Spazio70

Il giovane era figlio del titolare di una delle imprese edili più note in Italia, la Gambogi Costruzioni

Marina di Pisa, 14 febbraio 1971. Ore 01:30. Al volante di una Alfa Romeo 1750 Berlina, il ventinovenne Giovanni Persoglio Gamalero, padre di due bambine, laureando in ingegneria, sta percorrendo il lungomare in compagnia della moglie, Graziella Leardi, di venticinque anni. I due coniugi sono di ritorno da una cena presso il ristorante «Napoleone» di Lucca. Giunto in via S. Agostino, il Persoglio nota qualcosa di strano all’altezza del civico 12. Dalla saracinesca di una macelleria sta uscendo del fumo. Ignorando il disappunto della moglie, che inutilmente chiede al consorte di riprendere il viaggio, l’uomo ferma la vettura e si incammina verso il locale. L’intento del giovane è quello di valutare l’entità del rogo al fine di allertare i soccorsi.

LA MATRICE POLITICA DELL’ATTENTATO

Nella coltre fumosa a un passo dal negozio, Gamalero, viene travolto da una possente deflagrazione che squarcia il serramento metallico e proietta il malcapitato a tre metri di distanza dal punto dell’esplosione. Il giovane è riverso in una pozza di sangue, ha il torace completamente sfondato e le molteplici schegge di travertino si sono insidiate lungo tutto il corpo. L’arrivo dell’autoambulanza si rivelerà inutile.

Nei mesi successivi, nel corso delle indagini per un altro omicidio, gli inquirenti scopriranno la matrice politica dell’attentato. Il proprietario della macelleria, tale Aldo Meucci, di anni 51, è un simpatizzante di destra «colpevole» di non aver aderito a un recente sciopero. Nel luglio del 1974, con l’accusa di omicidio colposo aggravato e detenzione di materiale esplosivo, verranno condannati a nove anni e sei mesi di reclusione il disegnatore tecnico Alessandro Corbara (classe 1940, ex militante del PCI e del PSIUP) e il cameriere Vincenzo Scarpellini (classe 1938).