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«Abbiamo scovato e colpito una militante del partito antirivoluzionario». L’atroce morte di Iolanda Rozzi

Redazione Spazio70

Con ogni probabilità l'obiettivo dei terroristi era la sorella della signora Iolanda, Rosina Rozzi, 50 anni, responsabile della sezione DC di Torpignattara, fuori casa al momento dell'attentato

Roma, 28 gennaio 1980. Ore 18.00. Tre ragazzi a volto scoperto entrano in uno stabile al civico 47 di via Carlo della Rocca, nella zona urbanistica di Torpignattara. Giunti all’ottavo piano dell’edificio, svuotano una tanica di benzina sotto la porta di un appartamento e dopo aver suonato il campanello appiccano il fuoco con una bottiglia incendiaria. Al divampare delle fiamme il gruppo di attentatori si dà immediatamente alla fuga. All’interno dell’abitazione colpita vi è la sessantaduenne Iolanda Rozzi. La donna è sola in casa e nell’aprire la porta viene completamente investita dalle fiamme.

Il quarantasettenne Amleto Masci, un vicino di casa richiamato dalle grida strazianti della signora, attraversa il varco di fuoco e pur riportando alcune ustioni riesce a condurre fuori la malcapitata per poi stenderla sul pianerottolo. In breve tempo giungono i vigili del fuoco che riescono a domare l’incendio mentre le due vittime vengono trasportate d’urgenza al S.Eugenio. La prognosi è di trenta giorni per la donna e di una settimana per l’uomo. Sul posto gli investigatori rinvengono dei volantini con una stella a cinque punte. Si tratta di un attentato di matrice politica.

UN MESE DI AGONIA

Ore 20.00. Squilla il telefono presso la redazione del quotidiano Il Messaggero. Una voce camuffata dichiara quanto segue: «L’Organizzazione proletaria combattente ha scovato e colpito una militante del partito antirivoluzionario nel suo appartamento in via Carlo della Rocca. Morte ai servi dell’imperialismo. Colpire la struttura e gli uomini».

Con ogni probabilità l’obiettivo dei terroristi era la sorella della signora Iolanda, Rosina Rozzi, 50 anni, responsabile della sezione DC di Torpignattara, fuori casa al momento dell’attentato. L’indomani i giornali dedicano pochissimo spazio alla vicenda. Tutto sembra essersi risolto senza gravi conseguenze. Purtroppo non è così.

Dal quotidiano Il Messaggero di mercoledì 27 febbraio 1980: «È morta lunedì mattina, dopo quasi un mese di agonia, Iolanda Rozzi, la sorella della responsabile femminile della sezione DC di Torpignattara. La donna era rimasta gravemente ustionata in un attentato il 28 gennaio: terroristi ignoti avevano versato una grande quantità di liquido infiammabile sotto la porta dell’appartamento dove Iolanda Rozzi viveva con la sorella. La vittima era stata investita dalle fiamme. All’ospedale S.Eugenio le sue condizioni erano peggiorate per la setticemia provocata dalle ustioni che ha finito per bloccare i reni. Tre giorni prima della morte, Iolanda Rozzi è stata trasportata al S.Giovanni perché al S.Eugenio manca l’apparecchio per la dialisi. L’attentato era stato rivendicato dalla “Organizzazione proletaria combattente” (…) Quando è venuta a sapere della morte della sorella, Rosina Rozzi è stata colta da un malore. Era molto affezionata a Iolanda che le aveva fatto da madre. Era stata al suo fianco per tutta la lunga agonia, che è stata molto penosa, con dolori atroci (…) Pare evidente che il bersaglio degli attentatori era Rosita Rozzi, per la sua attività di dirigente della sezione DC. Iolanda si limitava a rinnovare la tessera, non faceva attività, si dedicava al suo lavoro di economa della scuola elementare di via Filarete».

A Iolanda Rozzi è intitolato un giardino di Torpignattara, lungo via Manfroni.