logo Spazio70

Benvenuto sul nuovo sito di Spazio 70

Qui potrai trovare una vasta rassegna di materiali aventi ad oggetto uno dei periodi più interessanti della recente storia repubblicana, quello compreso tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta del secolo scorso.
Il sito comprende sei aree tematiche e ben ventidue sottocategorie con centinaia di pezzi su anni di piombo, strategia della tensione, vicende e personaggi più o meno misconosciuti di un’epoca soltanto apparentemente lontana. Per rinfrescare la memoria di chi c’era e far capire a chi era troppo giovane o non era ancora nato.
Buona lettura e non dimenticare di iscriverti sulla «newsletter» posta alla base del sito. Lasciando un tuo recapito mail avrai la possibilità di essere costantemente informato sulle novità di questo sito e i progetti editoriali di Spazio 70.

Buona Navigazione!

L’intervista di «Stern» a Enrico Berlinguer (1979)

Redazione Spazio70

«Siamo molto critici per quanto riguarda il modo in cui la Comunità Europea finora ha funzionato, cioè nell'interesse dei grandi monopoli e delle grandi società multinazionali»

Un cattolico può sentirsi rappresentato anche da voi?

«Politicamente, e in una certa misura, sì, come qualsiasi altro cittadino di qualsiasi altra fede religiosa. Ma la questione che si pone oggi per l’Italia è un’altra: una coalizione governativa fra i principali partiti democratici è necessaria, ma purtroppo non è ancora matura».

«CI SIAMO ESPRESSI A FAVORE DI TUTTE LE LIBERTÀ NEI PAESI SOCIALISTI»

— Poiché Francesco Cossiga è suo lontano parente, ciò può eventualmente facilitare la collaborazione tra PCI e DC?

«È vero che siamo lontani parenti: i nostri nonni materni erano fratellastri: ma i rapporti privati che esistono tra le persone vanno tenuti sempre separati da quelli politici e non devono mai interferirvi o influenzarli. E così è avvenuto e continuerà ad avvenire nel rapporto tra Cossiga e me».

— Lei deve ammettere che la sua concezione è fallita con i risultati delle ultime elezioni del giugno 1979. La perdita dei vostri voti non è stata la risposta al rapporto da voi tenuto con la DC? Non sarebbe stato diverso se avesse presentato negli ultimi anni un’alternativa di sinistra vera?

«Con le elezioni del 1976 abbiamo guadagnato sette punti. È stato il balzo in avanti più grande che abbiamo mai fatto. Ma non è esistita allora, come non esiste adesso, la possibilità per un’alternativa di sinistra la quale, del resto, viene scartata anche dal Partito socialista. Con le elezioni di giugno di quest’anno siamo scesi dal 34% al 30%. Ma il problema posto da noi rimane ancora aperto. E si dimostrano che non reggono, e non hanno prospettive le proposte di altri partiti, che non sono in grado di dare vita neppure ad una vera e propria maggioranza senza di noi».

— Lei è uno dei personaggi italiani più minacciati. Come vive con due-quattro guardaspalle sempre dietro?

«Cerco di vivere come prima. Ma è diventato difficile; talvolta rinuncio la sera ad andare al teatro o al cinema per non disturbare la scorta. Perché anche la vita di questi uomini è già abbastanza difficile».

— Nella politica interna i comunisti italiani seguono una politica chiaramente democratica. Nella politica estera la vostra linea non è altrettanto chiara. Vuol dire che dovete aver riguardo per Mosca se non vi esprimete chiaramente a proposito dei dissidenti sovietici?

«Noi abbiamo ripetutamente preso posizione a favore del rispetto di tutte le libertà anche nei paesi socialisti».

— Ma nel giornale del vostro partito, «L’Unità», finora non sono stati pubblicati né una lettera al direttore né un articolo di un dissidente. Perché lei lascia al segretario comunista spagnolo Carrillo la dichiarazione di solidarietà esplicita a favore dei dissidenti tedeschi Havemann e Bahro?

«Ripeto: abbiamo preso posizione contro certe limitazioni delle libertà. Anche i casi Havemann e Bahro sono stati discussi su L’Unità. Noi abbiamo su queste questioni una chiara posizione di principio. Sui singoli fatti decidiamo di volta in volta le forme di iniziativa che sembrano le più giuste ed efficaci».

«IL PAESE NEL QUALE IL SOCIALISMO È MEGLIO REALIZZATO? IN QUESTO MOMENTO, NESSUNO»

Il segretario della SED. Erich Honecker

— Lei considera il Partito Comunista della DDR ancora un partito fratello?

«Questa parola – partito fratello – non fa parte del nostro vocabolario. Però considero SED un partito con il quale abbiamo rapporti amichevoli anche se abbiamo posizioni diverse su una serie di questioni».

— Il vostro compagno spagnolo Carrillo ha detto che egli non considera l’URSS un esempio da seguire, non lo considera neanche più un paese socialista. La vostra indipendenza da Mosca fin dove arriva?

«Io ritengo che l’URSS sia un paese socialista. Questo non significa che in URSS esiste un socialismo che noi vogliamo imitare. Non credo oltretutto che si possa misurare l’indipendenza di un partito comunista da una dichiarazione di condanna contro Mosca. La nostra totale indipendenza non ha bisogno di ciò».

— Qual è il paese dove lei vede realizzato il socialismo che la convince di più?

«In questo momento nessuno».

— Qualche anno fa il mondo era sorpreso quando lei si è espresso per un’Europa unita. Nel frattempo i comunisti italiani sono rappresentati nel Parlamento europeo. Cosa vi aspettate dalla vostra presenza a Strasburgo?

«Siamo molto critici per quanto riguarda il modo come la Comunità Europea finora ha funzionato, cioè, noi pensiamo nell’interesse dei grandi monopoli e delle grandi società multinazionali. Siamo preoccupati per lo spostamento a destra avvenuto con le elezioni europee. Però detto questo non abbiamo nessuna intenzione di tirarci indietro rispetto al nostro impegno europeo. Vogliamo lavorare su alcuni problemi concreti – per esempio la politica energetica – perché siamo convinti che essi non possono essere più risolti soltanto nell’ambito delle singole nazioni».

— Lei condivide la preoccupazione che i tedeschi potrebbero avere un peso eccessivo a causa della loro forza economica?

«I tedeschi hanno un peso rilevante perché tra i paesi della Comunità sono il paese economicamente più solido. Noi pensiamo che questa solidità economica non sia di per sé un male ma non dovrebbe essere utilizzata per cercare di porre gli interessi tedeschi sopra gli interessi degli altri paesi».

Rudolf Bahro (1935-1997), filosofo e politico tedesco, rappresenta una tipologia particolare di dissenso  formatosi nella DDR, caratterizzato da una lealtà di fondo verso il socialismo. I nomi più noti in tal senso sono Robert Havemann (1910-1982), Wolfgang Harich (1923-1995) e Wolf Biermann (1936). Va detto subito che tutti costoro non costituivano un gruppo, ma avevano in comune solo l’esigenza di dichiararsi «comunisti» e di criticare la DDR da un punto di vista marxista .