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Il golpe in bianco di Edgardo Sogno

Umberto Berlenghini

Alla fine dell'agosto 1974 Luciano Violante, giudice istruttore di Torino, incrimina Sogno per cospirazione politica. Nel 1978 arriverà il proscioglimento da tutte le accuse

In uno dei cortei della cosiddetta Maggioranza silenziosa – movimento definito di destra o conservatore che caratterizza la prima metà degli anni Settanta – si inneggia a Edgardo Sogno perché «l’Italia ne ha bisogno». Nato a Torino nel 1915, ufficiale di cavalleria, dopo l’8 settembre entra nella brigata Franchi, la compagine della Resistenza collegata agli inglesi dove si guadagna la Medaglia d’Oro: celebre il suo audace tentativo di liberare Ferruccio Parri prigioniero delle SS nell’hotel Regina di Milano.

ANTICOMUNISMO, ANTIFASCISMO, PRESIDENZIALISMO

Negli anni Cinquanta Sogno entra in diplomazia ricevendo prestigiosi incarichi a ParigiBuenos AiresWashington e Rangoon, capitale della Birmania dove è ambasciatore; quelli sono anche gli anni nei quali, insieme a Luigi Cavallo, fonda l’organizzazione anticomunista Pace e Libertà e, nell’ottobre del 1956, si adopera per mettere in salvo molti profughi ungheresi, dopo che il loro Paese è stato invaso dalle truppe sovietiche.

Alla fine degli anni Sessanta rientra in Italia e, preoccupato per la piega politica che a suo dire sta pericolosamente pendendo verso un’inevitabile vittoria del PCI, nel 1971 a Milano fonda i Comitati di Resistenza Democratica ai quali partecipano alcuni suoi ex compagni della Franchi e il suo vecchio amico Randolfo Pacciardi. Nei tre anni successivi l’attività dei Comitati è caratterizzata da incontri pubblici e privati, con numerose personalità del mondo politico, economico, culturale e militare, tutti legati dall’anticomunismo e dall’antifascismo, tutti con l’obiettivo di una svolta presidenzialista di tipo gollista da attuare prima che il Paese cada nelle mani dei comunisti. Per Sogno il momento di passare dalle parole all’azione arriva nella primavera del 1974 quando, nell’arco di un paio di settimane, le Brigate Rosse rapiscono a Genova il giudice Mario Sossi e tentano la stessa cosa con lui a Milano facendo irruzione nel suo ufficio, in quel momento però deserto.

L’INCRIMINAZIONE PER COSPIRAZIONE POLITICA

Nei progetti di Eddy, così lo chiamano affettuosamente gli amici, prende corpo l’idea di un colpo di Stato, di un golpe bianco appunto, in grado di creare le condizioni per un governo guidato da Pacciardi e formato da autorevoli rappresentanti di tutte le forze politiche a eccezione naturalmente dei comunisti; nell’esecutivo Sogno sarà il ministro della Difesa. Egli contatta le più alte cariche militari del paese, comprese quelle dell’Arma dei Carabinieri come il generale Giovanni Battista Palumbo, comandante della divisione Pastrengo, il quale ritiene indispensabile un lancio di missili da parte della Marina Militare sul carcere di Alessandria dove, a suo dire, sono reclusi dei pericolosi comunisti; nel progetto c’è anche un generale in pensione, negli anni Cinquanta capo di stato maggiore della Difesa. Sogno sa di avere l’appoggio ideologico e morale delle massime cariche della Magistratura; anche importanti esponenti della corrente «gollista» della Democrazia Cristiana saranno della partita, ma solo a cose fatte.

Non succede nulla. Alla fine di agosto del 1974 Luciano Violante, giudice istruttore di Torino, emette ordine di perquisizione dell’abitazione di Sogno e poi lo incrimina per cospirazione politica, accusa sostenuta dal sostituto procuratore della Repubblica del capoluogo piemontese. Due anni dopo scatta l’arresto; Sogno rimane in prigione poco più di un mese e mezzo. Nel 1978 arriva il definitivo proscioglimento da tutte le accuse perché il fatto non sussiste.

Il golpe bianco, il colpo di mano cioè che avrebbe dovuto trasformare la nostra Repubblica sul modello di quella francese voluta da De Gaulle, non influenza per nulla la politica italiana: nel maggio del 1974, con la vittoria del fronte divorzista al referendum, inizia l’ascesa delle sinistre che continuerà inesorabile, toccando l’apice alle elezioni politiche del 1976, quando il PCI sfiora il 35 per cento dei consensi. Charles De Gaulle si auto nominò capo del governo causando di fatto la fine della quarta repubblica e l’inizio della quinta: era la Francia del 1958. Era Charles De Gaulle.

FONTI: Sergio Zavoli, La notte della Repubblica, (trasmissione tv) Rai 1989, Aldo Cazzullo, Testamento di un anticomunista, Mondadori Milano 2000, Giorgio Galli, L’Italia dei golpe, convegno al Noir in Festival, Courmayeur 2004