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Il medico della mutua

Redazione Spazio70

Se ne «Il medico della mutua» si rappresenta la fame di affermazione tipica degli anni 60, nel successivo «Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste» si virerà verso le ben note degenerazioni tipiche dei '70

Il giovane dott. Guido Tersilli, dopo tanti anni di studio, cerca di inserirsi nella difficile professione medica. Il suo sogno è quello di diventare medico della mutua. La situazione è per lui difficile dato che non proviene da una famiglia agiata (anzi è orfano con una madre e una fidanzata che cercano di spronarlo a farsi strada). La concorrenza è dunque serrata e certamente il primo problema è quello di avere una clientela.
A seguito di un colloquio con un collega più anziano Tersilli scopre che, non avendo risorse economiche, è impossibilitato a comprarsi un congruo numero di mutuati.

ALLA RICERCA DEI 2000 MUTUATI

Si è scelto insomma un mestieraccio. Allora pensa bene, grazie all’aiuto della madre e della solerte fidanzata, di prendere una cartina di Roma e iniziare a vedere quale zona può essere adatta per aprire un ambulatorio. La scelta cade ben presto in un quartiere popolare, potenzialmente ricco di pazienti. Peccato però che gli affari vadano tutt’altro che bene, tanto è vero che sia la madre che la fidanzata sono costrette a delle vere e proprie sceneggiate (presso mercati o farmacie) per raccomandare «il bravissimo nuovo medico della mutua dott. Guido Tersilli» (il tutto ovviamente ribadito col tono di voce più alto possibile).

Gli inizi nella professione sono quindi piuttosto stentati e tra un cliente e l’altro strappato alla concorrenza Tersilli riesce a racimolare qualche decina di mutuati: decisamente troppo pochi dato che il suo obiettivo è quello di raggiungere la cifra di 2000, ovvero quella che può consentirgli un futuro agiato ripagandolo di tanti sacrifici. Tersilli, per perfezionarsi, è costretto quindi a frequentare un piccolo ospedale alle dipendenze di un celebre professore (Claudio Gora) ma deve, anche qui, scontrarsi con la spietata concorrenza di altri giovani medici in cerca di affermazione e lavoro (dato che sono praticamente vicini a morire di fame).

La svolta per Tersilli arriva quando viene a conoscenza di un anziano medico, ormai malato e vicino alla dipartita, titolare di ben 2000 mutuati. Il nostro ha la stessa idea di tanti altri suoi colleghi, nel senso che va a trovarlo pur non avendolo mai conosciuto in vita sua. L’anziano medico, pur essendo malato, capisce perfettamente tutto e dopo una iniziale diffidenza comincia a prenderlo in simpatia.

LA FAME DI AFFERMAZIONE PERSONALE NEGLI ANNI 60

Simpatia ancor meglio manifestata dalla non più giovanissima (ma pur sempre piacente) moglie: una donna particolarmente bisognosa di attenzioni. Tersilli, pur tra mille cautele, riuscirà a barcamenarsi tra il vecchio collega che gli fa giurare di «non sposare quella vacca» della moglie e quest’ultima disposta ad aiutare il giovane medico a patto della sua disponibilità a prenderla in matrimonio. Ovviamente con in gioco i già citati 2000 mutuati.

La storia continua fino alla definitiva affermazione di Tersilli che sfruttando ogni appiglio, ogni opportunità, riuscirà ad avere un numero abnorme di pazienti. Superlavoro che sarà la causa di un collasso cardiocircolatorio capace di metterlo al tappeto (con il consueto corollario di colleghi-gufi pronti a fregargli i preziosi clienti).

Questo film (1968) di Alberto Sordi – che come spesso accade mette lo zampino nella sceneggiatura – è solo il primo atto della vicenda avente ad oggetto l’arrampicata sociale di Guido Tersilli (qui ancora dottore mentre nel secondo episodio sarà professore).

Sostanzialmente ne «Il medico della mutua» si rappresenta la fame di affermazione personale che caratterizza gli anni Sessanta mentre nel successivo «Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue», sempre firmato dal regista Luigi Zampa, si vira verso le ben note degenerazioni tipiche dei Settanta e dei decenni successivi.

Zampa – che dirige magistralmente un film popolare ricco di intuizioni – aveva costruito nel tempo un lavoro di documentazione frutto di una ricerca certosina, portando infine sulla pellicola la meschinità che caratterizza un po’ tutti gli ambienti professionali. L’ordine dei medici cercò di ostacolare il film, denunciando lo stesso regista, ma di fronte alle prove raccolte da Zampa non potette fare nulla. Inutile dire come Il medico della mutua sia stato un enorme successo commerciale. Sordi fa la parte del vigliaccone pronto a sfruttare qualsiasi occasione (comprese le donne che via via gli capitano a tiro) per raggiungere il suo scopo. Gli attori sono tutti perfetti. Sotto questo aspetto è doveroso segnalare Nanda Primavera (madre di Tersilli), Bice Valori (la consorte dell’anziano medico che «lascia» a Tersilli i 2000 mutuati) e le due fidanzate ovvero Sara Franchetti (Teresa) e Anna Maria (Evelyn Stewart). Da segnalare anche la presenza di Leopoldo Trieste.
Ovviamente azzeccatissima la musica di Piero Piccioni che curerà anche il sequel.