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Tony Arzenta (Big guns)

Redazione Spazio70

Film del 1973 con Alain Delon, Richard Conte e Carla Gravina. Regia di Duccio Tessari

Tony Arzenta è un sicario siciliano, al servizio di una organizzazione mafiosa con interessi in tutta Europa. Comincia ad avere una certa età, ma soprattutto una moglie e un figlio piccolo da mantenere. E’ stanco di uccidere e decide – appunto dopo l’ultimo omicidio – di recarsi dai suoi referenti per regolarizzare la propria posizione («appendere la pistola al chiodo»).

UNA SORTA DI «SAMURAI MELVILLIANO»

Si rivolge pertanto al suo superiore/amico Nick Gusto (Richard Conte) che – dal canto proprio – cerca di dissuaderlo dalla scelta, preannunciandogli gravi conseguenze. D’altronde Arzenta conosce tutti i segreti della Organizzazione e la sua dissociazione potrebbe costituire grave motivo di preoccupazione per i capi. Arzenta è però irremovibile: decide di tirare diritto, confidando nelle capacità persuasive che Gusto ha già dimostrato di saper esercitare in analoghe situazioni sugli altri leader della Organizzazione.

Quando la cupola si riunisce per discutere di affari, Gusto si ricorda della dissociazione di Arzenta. Ne mette al corrente gli altri, che però non prendono nemmeno in considerazione l’eventualità di lasciar correre: tanto è vero che si fa subito avanti il progetto di eliminare l’ormai scomodo killer.

Tutto sembra andare per il meglio quando, all’improvviso, qualcuno ha la cattiva idea di piazzare una bomba sotto la macchina di Arzenta. A saltare per aria non sarà però il killer siciliano bensì la moglie e il figlio costretti – per una circostanza sfortunata – a prendere l’auto sbagliata e non la piccola utilitaria normalmente utilizzata per i brevi spostamenti in città.

Arzenta vede in presa diretta l’esplosione, appena un minuto dopo aver salutato e baciato il figlio. Lo shock è violentissimo e porterà a una carneficina – una inutile vendetta – per la quale il Arzenta farà scorrere tanto sangue, tranne quello di uno: Gusto.

Tony Arzenta – Big Guns è una sorta di Samurai melvilliano in versione ridotta, con il regista Duccio Tessari che gestisce il traffico con determinazione. Il film è una liaison tra poliziottesco italiano e polar francese: in realtà è un noir, con qualche strizzata d’occhio alle recenti imprese di Fernando Di Leo (Milano calibro9 La Mala ordina entrambi del 1972). La produzione di Tony Arzenta è abbastanza ricca: lo si evince dal cast italo-francese tutt’altro che disprezzabile. Importante lo zampino di Delon (almeno per la versione francese che reca alcune modifiche al montaggio – più asciutto – e l’aggiunta di didascalie che evidenziano lo scorrere del tempo, elemento imprescindibile del film).

TRAMA POCO ORIGINALE, MA IL RITMO È BUONO

Il divo francese si rivela sempre bravo e convincente nella parte del killer solitario: i sorrisi si contano sulle dita di una mano così come le parole, mai spese inutilmente. Note di merito anche per gli altri attori: il sempre bravo Richard Conte, italo-americano di gran classe, noto anche per aver recitato ne Il Padrino di Francis Ford Coppola (alcune inquadrature, come quella del matrimonio siciliano, si ispirano chiaramente a Il Padrino). Non si può dimenticare neppure la bellissima Carla Gravina, nella vita compagna di Gian Maria Volonté, e soprattutto eccellente attrice di teatro.

Il film si avvale poi di tante altre figure di rilievo: pensiamo a Giancarlo Sbragia (che avrà un ruolo determinate nella vicenda) oppure al padre di Arzenta (un efficace Corrado Gaipa), senza dimenticare Umberto Orsini (l’avvocato di Gusto/Conte) o Roger Hanin bravissimo nella parte del boss. C’è anche un inizialmente irriconoscibile Marc Porel (coi baffi) che farà una pessima fine per aver aiutato Arzenta durante la latitanza. Il film non si caratterizza di certo per l’originalità della trama, ma il ritmo è buono. La dinamica degli omicidi è credibile (tranne forse quello nell’appartamento di Arzenta con la Gravina in ostaggio) e capace di comportare una certa spettacolarità. La violenza è dosata, mai eccessiva, con qualche vaghissima anticipazione splatter. Buona anche l’idea di far snodare la storia tra la Sicilia, Milano e Copenaghen. Interessanti i numerosi inserti pop che fanno capire l’evoluzione culturale dei primi anni Settanta (i vaghi accenni al porno danese e alle prime riviste hard acquistate e divorate dalla manovalanza alle dipendenze dei boss mafiosi, l’illustrazione della massiccia prostituzione presente a Copenaghen, i locali e le discoteche gestite dalla mafia, la mentalità nordica che porta a non intervenire nemmeno di fronte a una donna pestata senza pietà).

I boss mafiosi ritratti nel film, inoltre, si caratterizzano per una certa comicità. A una durezza di facciata, alternano una gran paura nei confronti del killer solitario assetato di sangue che li sta facendo fuori uno alla volta. Tanto è vero che per questo si sfottono a vicenda, imputandosi l’un l’altro di essere fuggiti da Milano con la scusa di gestire gli affari a Copenaghen. Da sottolineare la presenza, come uno dei boss, del celebre caratterista tedesco Anton Diffring (magari il nome non dice nulla, ma si tratta di un volto assai noto grazie a qualche dozzina di b-movies, soprattutto a carattere bellico).

Un ultimo accenno per le musiche di Gianni Fierro (non male) e per alcuni inserti d’autore come L’Appuntamento di Ornella Vanoni (che parte nei titoli di testa) o Vorrei che fosse amore di Mina.