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La storica vittoria di Mitterrand alle presidenziali francesi del 1981

Sebastiano Palamara

L’esperto di comunicazione Jacques Séguéla conierà lo slogan simbolo della campagna del candidato socialista: «La force tranquille», una forza tranquilla. Un ossimoro vincente volto a conquistare il voto della Francia rurale e moderata

In quella soleggiata primavera del 1981, colloquiando con i giornalisti al termine di un comizio elettorale a Bordeaux, il Presidente della Repubblica Valéry Giscard d’Estaing aveva azzardato: «Solo per delicatezza non l’ho messo KO». Si riferiva al recente «faccia a faccia» televisivo con François Mitterrand, il candidato socialista che lo stesso Giscard d’Estaing aveva già sconfitto – seppur di misurai – nel 1974. Nessuno, solo pochi mesi prima di quel 10 maggio, avrebbe potuto immaginare che per la prima volta nella storia della Quinta repubblica la «gauche unie», la sinistra unita guidata da François Mitterrand e composta da PS (Parti Socialiste), PCF (Parti Communiste Français) e MRG (Mouvement des Radicaux de Gauche), avrebbe ottenuto una vittoria clamorosa che andava ad interrompere ventitré anni di governo ininterrotto della destra. Nessuno avrebbe potuto altresì prevedere che alle elezioni legislative tenutesi solo un mese dopo, nel giugno 1981, quella vittoria si sarebbe tramutata in una cavalcata trionfale con la coalizione guidata da Mitterrand capace di ottenere un’altra affermazione schiacciante: l’elezione all’Assemblea nazionale di una maggioranza assoluta di deputati socialisti. Si ribaltava così la maggioranza di centrodestra uscita dalle elezioni legislative del 1978 che avevano visto l’affermazione dell’RPR (Rassemblement pour la République) guidato da Jacques Chirac, gruppo erede della tradizione gollista, e dell’UDF (Union pour la Démocratie Française), espressione di una destra di stampo liberale, molto vicina al Presidente Giscard d’Estaing. Il giorno dopo le elezioni il quotidiano di destra Le Figaro titolava sommessamente: «Il collettivismo marxista è ormai alle porte». Così grandi allarmi, dunque, suscitava l’entrata di quattro ministri del Partito comunista nel governo Mitterrandii e più in generale la crescita della sinistra, che oltre ad esprimere governo e Presidente della Repubblica assumeva ora anche il controllo dell’Assemblea, l’organismo più importante del bicameralismo franceseiii. Ma è il caso di fare un passo indietro.

LA DESIGNAZIONE DEI CANDIDATI PER LE ELEZIONI PRESIDENZIALI

Giscard d’Estaing e Mitterrand

Molte delle candidature a quelle presidenziali del 1981 vanno inscritte, sia a sinistra che a destra, nel tentativo di attenuare il vantaggio dei partiti principali all’interno delle due coalizioni che si contendono il governo: PS a sinistra ed RPR a destra. A destra, il primo a ufficializzare la propria candidatura, il 30 giugno 1980, è Michel Debré. Debré era spinto più dall’intenzione di dissuadere, o almeno rallentare, la corsa di Jacques Chirac che da reali aspettative di successo personale. Proprio la candidatura di Chirac viene ufficializzata solo nel febbraio del 1981, ma era considerata altamente probabile fin dalla fondazione dell’RPR, avvenuta nel dicembre 1976, e data per certa già alla fine del 1978. Anni prima, alle elezioni presidenziali del 1974, Chirac era stato determinante per la vittoria di Giscard d’Estaing, tanto da essere nominato Primo Ministro, ma le continue tensioni con il Presidente culminarono con le sue dimissioniiv. Ora, però, Chirac voleva rifarsi. All’interno della maggioranza, il 23 ottobre 1980 si candida anche Marie-France Garaud, «senza forse illudersi quanto Debré sull’effetto dissuasivo della propria decisione su quella di Chiracv». L’ultimo, nel suo schieramento, a ufficializzare la propria candidatura è proprio Giscard d’Estaing: lo fa il 1 marzo 1981. Ma si tratta di una mera formalità: nessuno, infatti, aveva seriamente confidato che il cinquantacinquenne Presidente in carica avrebbe rinunciato a inseguire il secondo mandato e a tentare la rielezione. A sinistra, invece, la candidatura del comunista Georges Marchais, storico leader del PCF, era largamente attesa e prevista da circa due anni, al pari di quella di Chirac nello schieramento opposto, anche se l’ufficialità arriva solo il 12 ottobre 1980. All’interno del fronte socialista, invece, a contendere la candidatura del partito a François Mitterrand c’è Michel Rocard, che prima dell’ingresso nelle file dei socialisti aveva militato nel PSU (Parti Socialiste Unifié)vi. Rocard era il portavoce della «Deuxième Gauche», la «seconda sinistra», movimento esplicitamente evocato dallo stesso Rocard al Congresso socialista di Nantes del 1977, ma in realtà esistente da almeno due decenni: si identificavano con essa molte delle personalità – comunisti dissidenti, cattolici sociali, socialdemocratici – che nei decenni si erano opposte a una «prima sinistra» considerata eccessivamente statalista e giacobina, la stessa «prima sinistra» che aveva appoggiato l’intervento militare sovietico durante la crisi ungherese del 1956 e che aveva mantenuto un atteggiamento ambiguo anche durante la Guerra d’Algeria.

Per quelle elezioni presidenziali del 1981, scrive il politologo Alain Lancelot, Rocard «si è prenotato fin dalla sera del secondo turno delle elezioni legislative del 1978 e non cessa di occupare il terreno catturando l’interesse dei mezzi di comunicazione, mantenendosi saldamente in testa nei sondaggi». L’esperto e navigato Mitterrand, però, non si scompone. Evita accuratamente di esporsi, fa rinviare di qualche mese la procedura di designazione interna al partito e lascia Rocard a «consumarsi»: questi, infatti, dopo aver inanellato una serie di errori strategici, arriva indebolito all’appuntamento finale. Nel gennaio del 1981 il Congresso del Partito Socialista investe unanimemente il «vecchio» Mitterrand della candidatura ufficiale del partito, mentre il «giovane» Rocard è costretto a ritirarsi e ad appoggiare il candidato designato. Nel mondo della sinistra radicale, invece, le molteplici candidature avanzate non fanno altro che confermare in pieno l’atavica frammentazione di quella litigiosa galassia politica. Basti pensare che nemmeno i trotzkisti riescono a trovare un accordo su un candidato unitario, difatti ne presentano due: Ariette Laguiller e Alain Krivine. Il PSU, invece, presenta Huguette Bouchardeau. A rappresentanza di un’altra frangia dei movimenti sociali, c’è poi Roger Garaudy. Il Movimento degli ecologisti, appartenente senza dubbio all’area di sinistra anche se al di fuori di una precisa collocazione, esprime diversi aspiranti presidenti: Brice Lalonde, Jean-Claude Delarue e perfino il regista ed esploratore dei mari Jacques-Yves Cousteau. A sfoltire la lunghissima lista di candidati, però, intervengono le nuove disposizioni che regolano l’elezione presidenzialevii: non si può candidare chi non ha raccolto le firme di almeno cinquecento eletti tra consiglieri regionali, sindaci e parlamentari, provenienti da almeno trenta dipartimentiviii. Questa regolamentazione, definita «draconiana» dagli esclusi, elimina Krivine alla sinistra radicale, Jean-Marie Le Pen (Front National) e Pascal Gauchon (Parti des Force & Nouvelles) all’estrema destra. Essa toglie inoltre «a Roger Garaudy, a Jean-Claude Delarue ed a una sessantina di altri candidati più o meno fantasiosiix», la possibilità di presentarsi al grande appuntamento elettorale di aprile/maggio 1981.

LA CAMPAGNA ELETTORALE

Quella culminata nelle votazioni di aprile e maggio 1981 fu, per certi versi, una campagna elettorale interminabile, essendo di fatto iniziata ben tre anni prima: dalle elezioni legislative del 1978, infatti, tutta la politica francese è condizionata dalla lunghissima preparazione della corsa all’Eliseo. Ininfluente, ai fini della composizione degli assetti politici complessivi, la tornata elettorale delle elezioni europee del 1979. La campagna del 1981, dominata dai temi dell’inflazione e della crescente disoccupazione, fu condotta da tutti i pretendenti alla Presidenza più «in negativo» che in positivo; gli avversari del Presidente uscente, infatti, attaccarono la politica economica del governo promettendo, ça va sans dire, di fare meglio di lui; Giscard d’Estaing, da parte sua, pose in cima alle priorità l’aumento dell’occupazione, dicendosi certo che la politica dei suoi avversari sarebbe stata foriera di crisi peggiori. Impressionò per dinamismo e aggressività la campagna di Chirac, tutta centrata su propositi di de-statalizzazione, tema già caro a Ronald Reagan e ai repubblicani statunitensi dall’altro lato dell’Atlantico. Un accenno a parte lo merita la campagna elettorale di Mitterand: l’esperto di comunicazione scelto dal socialista era Jacques Séguéla, un pubblicitario già noto negli ambienti politici francesi. Sarà proprio lo spin doctor Séguéla a coniare lo slogan simbolo della campagna del candidato socialista: «La force tranquille», una forza tranquilla. Un ossimoro vincente, che all’espressione della forza associava la rassicurante promessa della «tranquillità», volta a conquistare il voto della Francia rurale e moderata, dei piccoli villaggi legati alla tradizione, la Francia spaventata dal «caos» e dagli «stravolgimenti barbarici» che la destra preannunciava da sempre nell’eventualità di una vittoria della sinistra, soprattutto della compagine comunista. Il manifesto simbolo della campagna socialista vede in primo piano il volto di Mitterrand; sullo sfondo, sfocato, c’è un paesino di campagna, su cui troneggia il placido campanile di una piccola chiesa: dal punto di vista subliminale, per «la campagna francese profonda, quella legata alla terra, ai suoi cicli, ai costumi che da essa derivanox» quell’immagine è la manifesta allegoria di scelte politiche rassicuranti, non destabilizzanti e, in definitiva – questo è quel che sopra ogni cosa si voleva trasmettere – tutt’altro che «sovversive».

IL PRIMO TURNO

Se il primo atto dell’appuntamento elettorale vede la maggioranza di destra prevalere sulla coalizione di sinistra in percentuali assolute, 49,3 per cento contro il 46,8, per Giscard d’Estaing il primo turno è a dir poco deludente: il presidente uscente, con il 28,3% dei voti, è «azzoppato» all’interno del suo stesso fronte da Jacques Chirac che, seppur deluso per aver fallito l’agognato sorpasso, conclude il primo turno con un non trascurabile 18 per cento. Gli altri due candidati di centrodestra Debré e Garaud non arrivano, sommati, al 3 per cento. Ottimo il primo turno di Mitterrand: 25,84 per cento dei voti e la seria prospettiva di raccogliere al secondo giro i frutti dello scontro tra Giscard e Chirac. Clamoroso, invece, il tracollo di Marchais e del Partito comunista, precipitato alle percentuali ottenute nel lontano 1936: 15 per cento. Come già era successo al momento del ritorno al potere di de Gaulle nel 1958, il PCF, che solo pochi anni prima viaggiava intorno al 22 per cento, perde in una sola tornata quasi un terzo dei suoi voti. Questo ridimensionamento, tuttavia, spiana ulteriormente le possibilità di successo di Mitterrand al secondo turno: sia perché lo «spauracchio comunista» utilizzato dagli avversari diventava in parte meno efficace, sia perché una buona fetta dei voti persi dai comunisti si riversava sul PS. Inoltre, Mitterrand era convinto da anni che la sola chiave del potere per la sinistra era la «marginalizzazione» dei comunisti, seppure all’interno di una stessa coalizione. La sinistra radicale, rappresentata da Laguiller e Bouchardeau, con il 3,4 per cento ottiene un punteggio più elevato che nelle quattro consultazioni elettorali precedenti, ma senza eguagliare le percentuali raggiunte nell’immediato post-maggio ’68 (4,7 per cento nel 1969). Il PSU, con un deludente l,l per cento, risulta più debole del gruppo trotzkista, che invece arriva al 2,3. C’è poi il buon risultato del movimento ecologista di Brice Lalonde che, con il 3,9 per cento dei voti diventa di fatto decisivo nella contesa tra i due schieramenti, divisi da pochi punti percentuale (2,5). Come già accennato, anche nell’arcobaleno politico francese il verde è più vicino al rosso che al blu e, infatti, sarà proprio la sinistra ad avvantaggiarsene. Non ininfluente, infine, il 2,2 per cento di Michel Crépeau, dei Radicali di sinistra dell’MRG, un partito ideologicamente riconducibile all’alveo del socialismo democratico: per Mitterrand, altri voti preziosissimi da aggiungere al pallottoliere finale.

IL SECONDO TURNO. IL VERDETTO FINALE

A sinistra, le rinunce dei candidati sconfitti e la richiesta di convergere su François Mitterrand arrivano molto presto: il 28 aprile 1981, Marchais, Laguiller, Crépeau e Bouchardeau fanno appello ai propri elettori perché votino il candidato socialista. A destra, invece, bisogna attendere i primi di maggio perché Debré inviti esplicitamente a votare per Giscard d’Estaing. La Garaud, con titubante perfidia, annuncia che al secondo turno potrebbe votare scheda bianca. Il 27 aprile arriva la gelida dichiarazione di sostegno di Chirac al Presidente: «Il 10 maggio ciascuno dovrà votare secondo la propria coscienza, anche se a titolo personale voto Giscard d’Estaing». Un messaggio a dir poco ambiguo, utile, più che altro, a veicolare il messaggio opposto, e tuttavia coerente con il fine perseguito da Chirac in tutta la campagna: ostacolare la rielezione di Giscard. Contro ogni logica e contro i sondaggi, nondimeno molti pronostici continuano a scommettere sulla rielezione del Presidente, non tenendo nella dovuta considerazione i fattori decisivi che invece ne impediranno la riconferma: «l’aggravarsi della crisi economica, l’abbandono della prospettiva riformatrice degli inizi del settennato a vantaggio di un orientamento ultraconservatore centrato sulla sicurezza, la divisione mantenuta da Chirac, la degradazione della sua immagine personalexi». La sera del 10 maggio arriva dalle urne il verdetto definitivo: François Mitterrand (battuto per 344.399 voti nel 1974) supera Giscard d’Estaing di 1.322.954 voti e diventa il ventunesimo Presidente della Repubblica francese.

Insediatosi il 21 maggio all’Eliseo, lo stesso giorno Mitterrand nomina Primo Ministro Pierre Mauroy. Il giorno dopo l’Assemblea Nazionale viene sciolta.

UNA NUOVA ERA?

Nel corso dei cento anni successivi alla fondazione della Seconda Internazionale (1889), nelle democrazie rappresentative di tutta Europa i partiti socialisti hanno spesso rappresentato il polo progressista, contrapposto al polo conservatore. I socialisti, riposti in soffitta i propositi di trasformazione rivoluzionaria della società, sono diventati i partiti delle riforme e/o di governoxii.

In uno scenario globale dominato da Margaret Thatcher (Primo Ministro del Regno Unito dal 1979) e da Ronald Reagan (alla Casa Bianca dal 1980), la vittoria di Mitterand fece sperare a molti che il socialismo democratico potesse innescare una trasformazione profonda che andasse ben oltre i confini francesi. Il nuovo presidente iniziò il proprio mandato con la consapevolezza di essere depositario di speranze e aspettative secolari della sinistra, non solo francese.

La decisione di inaugurare il proprio settennato facendosi riprendere dalle televisioni nell’atto di omaggiare le tombe di Jean Jaurès (storico esponente del socialismo di inizio ‘900), Jean Moulin (eroe della Resistenza assassinato dalla Gestapo) e Victor Schoelcher (antischiavista), esprimeva l’intenzione di «riannodarsi alla tradizione dell’umanismo (internazionalismo e tolleranza) piuttosto che a quella della “grandeur”xiii». La prima legge di bilancio e le prime misure di governo – la nazionalizzazione di alcune banche e di diversi gruppi industriali, l’imposta patrimoniale sulle grandi ricchezze, l’abrogazione della pena di morte, la riduzione dell’orario lavorativo, l’abbassamento dell’età pensionabile, l’introduzione di una quinta settimana di ferie retribuite – sembravano collocarsi nel solco di quella tradizione e di quelle aspettative di trasformazione dell’esistente (suscitando peraltro la veemente reazione della destra e del capitale finanziario, che infatti, sin dall’insediamento del nuovo governo, attuò un immediato e costante attacco speculativo contro il franco). È impossibile descrivere qui quattordici anni consecutivi di esercizio del potere (Mitterrand fu presidente fino al 1995); vale però la pena ricordare che chi in quella vittoria socialista del 1981 aveva riposto grandi aspettative, negli anni seguenti vide la massiccia demolizione di molte di quelle speranze di cambiamento.

NOTE

i Al secondo turno Mitterrand aveva ottenuto il 49,2 % dei voti, contro il 50,8% di Giscard d’Estaing

iiPrecisamente nei dicasteri di: Trasporti, Poste, Sanità, Formazione professionale

iii Nel Parlamento bicamerale francese, composto da Assemblea Nazionale, eletta ogni 5 anni a suffragio universale diretto, e Senato, i cui membri vengono eletti a suffragio indiretto per 9 anni e sono rinnovati per 1/3 ogni 3 anni, la funzione più Importante è svolta dall’Assemblea Nazionale.

iv D’altronde, nella storia repubblicana francese il dualismo tra Presidente e Primo Ministro si è sempre caratterizzato per la subalternità del secondo.

v Alain Lancelot, L’alternance sur l’air de la vie en rose (n. 15, sett.-ott. 1981, della rivista «Projet»)

vi Il PSU era nato dalla fusione del Parti Socialiste Autonome (PSA), l’Union de la gauche socialiste (UGS), e dal gruppo che faceva riferimento al giornale Tribune du Communisme, a sua volta proveniente dal Partito Comunista Francese (PCF), poi abbandonato polemicamente in seguito all’invasione sovietica dell’Ungheria nel 1956. Il PSA e l’UGS erano a loro volta fuoriusciti dalla Sezione francese dell’Internazionale Operaia (SFIO), rifiutando la politica repressiva condotta dal Guy Mollet, capo del governo ed esponente della SFIO, durante la guerra d’Algeria.

vii Tali norme entrarono in vigore il 18 giugno 1976:

viii Nel 1981 la Repubblica francese comprendeva 96 Dipartimenti della Francia metropolitana, alcuni Dipartimenti d’Oltre-Mare (Guayana Francese, Guadalupa, Martinica, Mayotte, Réunlon e St.-Pierre e Miquelon) e alcuni territori d’Oltre-Mare a statuto autonomo.

ixAlain Lancelot, L’alternance sur l’air de la vie en rose (n. 15, sett.-ott. 1981, della rivista «Projet»)

x Sara Gentile, Le elezioni presidenziali francesi fra “sindrome del declino” e desiderio di “grandeur” nel contraddittorio rapporto con l’Europa. Centro di documentazione europea – Università di Catania – Online Working Paper 2008/n. 3 Agosto 2008 URL: http://www.lex.unict.it/cde/quadernieuropei/storiche/03_2008.pdf

xi Alain Lancelot, L’alternance sur l’air de la vie en rose (n. 15, sett.-ott. 1981, della rivista «Projet»)

xii Giorgio Galli, Storia del socialismo italiano, Laterza, 1980.

xiii Corriere della Sera, 23 maggio 1981