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Toscana esoterica. Scomparse e superstizioni nella terra del «Mostro»

Redazione Spazio70

Due casi di cronaca pressoché dimenticati per i quali gli inquirenti avevano ipotizzato un collegamento

Toscana, aprile 1974. Due donne, una madre e una figlia, scompaiono nel nulla. «Non preoccuparti, si sta via al massimo un’ora e mezzo» dicono al marito e padre, già a letto, mentre escono dalla propria villetta in campagna. Sono le undici di notte e la madre calza ancora le pantofole. Da allora nessuno vede più Irene ed Elvira, di 52 e 25 anni. La loro macchina, una Fiat 500, viene ritrovata in provincia di Lucca: dentro l’abitacolo gli inquirenti rinvengono la patente di Elvira e un portafoglio con quindicimila lire. C’è anche una corda e un sacco di plastica con delle tracce di sangue. Irene aveva iniziato ad accusare dei problemi di salute già da qualche mese e aveva pensato di rivolgersi a uno dei tanti «guaritori» della zona. Le era stato consigliato di seppellire una «camicetta» di sua proprietà per guarire da ogni malanno

Gli inquirenti iniziano a occuparsi del caso e registrano immediatamente due elementi inquietanti: la presenza di tracce di sangue dentro l’abitacolo della «500» e la sparizione della vanga a manico corto con la quale madre e figlia avrebbero dovuto scavare la fossa richiesta dal «santone».

«SONO ANDATE DALLO STREGONE»

Quando i cronisti vanno a trovare i familiari di Irene ed Elvira, a parlare sono soprattutto Sergio e Valerio. Il primo, dopo aver fatto per una vita il muratore, si occupa dell’orticello di proprietà, mentre il secondo è un camionista. Porta la barba molto lunga, sembra un tipo assennato ed è quello che tiene – per così dire – i rapporti con gli inquirenti.

«Lunedì, quel lunedì nel quale mia madre e mia sorella sono scomparse nel nulla», racconta Valerio, «ero con il mio camion a lavorare. Quando sono rincasato, come al solito molto tardi, non mi sono accorto della loro assenza. Ero molto stanco e mi sono messo subito a dormire. Verso le cinque, ho sentito la voce del babbo: “Svegliati, la mamma ed Elvira ‘un sono tornate. Sono andate dallo stregone e mi hanno raccomandato di non dirti nulla. Io così ho fatto, ‘un ti ho detto nulla, ma ora sono preoccupato”. Abbiamo quindi fatto passare tutta la mattinata nella speranza che tornassero e poi nel pomeriggio successivo sono andato a fare la denuncia dai carabinieri».

IL «SANTONE» DEI MIRACOLI

«Qualche giorno prima», dice Sergio, «Elvira è andata all’appuntamento con il santone per la mi’ moglie che ‘un sta mica tanto bene. Mi dice: “Babbo, è quel santone dove vanno tutti. Dicono faccia miracoli”. E quando torna fa: “Il santone mi ha raccomandato di preparare una camicetta della mamma e una vanga. Poi si scava nell’orto e nella buca mettiamo la camicetta”. Allora la mi’ moglie mi dice: “Sergio, procura codesta vanga e scegli un posto dove la terra non sia difficile da scavare”. Io sono andato nell’orto e ho trovato dove la terra era soffice. Quindi ho detto alla mi’ moglie: “Il posto per la tua camicia c’è: è vicino al capanno in fondo all’orto”. Insomma abbiamo fatto tutto, ma il santone non s’è visto».

Riprende quindi il vecchio Sergio: «Un paio di giorni fa, la mi’ moglie mi ha detto: “Ho bisogno della vanga, ma deve avere il manico corto. Ha da essere corto perché dobbiamo portare codesta vanga con noi in macchina”. Così, con l’aiuto del vicino, abbiamo fatto il manico corto».

«SONO ANDATE, MA NON SONO TORNATE»

«Elvira la sera prima di scomparire era in fabbrica perché», continua Valerio, «aveva il turno serale. Ha detto al principale di aver bisogno di uscire un’ora prima per un viaggio. Però non le hanno dato il permesso». Sergio: «In casa ‘un mi avevano parlato di codesto viaggio. Eravamo io la mi’ moglie e si guardava un film. Però la figliola ancora non tornava. Poi verso le dieci e mezzo l’Irene dice: “Vado a far da mangiare alla Elvira”. E stavo per addormentarmi quando ho sentito sbattere la portiera dell’auto. Era mia figlia che diceva alla madre di fare presto. Allora l’Irene è venuta in camera e mi ha detto: “Noi si va, in un’ora e mezzo rincasiamo. Non dire niente al Valerio, mi raccomando”. Sono andate, ma non sono tornate né un’ora e mezzo né dopo nove giorni».

Continua Sergio: «Quando Irene e l’Elvira erano già sparite da più di dieci ore, sono andato da quel santone. Entro in casa sua e gli domando se ha visto la mi’ figliola e la mi’ moglie che appunto dovevano essere andate da lui la sera prima. Mi fa cenno di tacere e mi spinge in un’altra stanza. Poi prende un librone e dice che si tratta del registro nel quale c’è segnato tutto quanto. Controlla e mi dice: “Il nome della su’ moglie ‘un c’è”. Ma se non ha mai visto l’Irene e l’Elvira perché mi ha intimato di tacere davanti agli altri malati che aspettavano il proprio turno? E perché l’Irene m’ha fatto provare la terra dell’orto per vedere se era soffice e poi s’è portata in macchina la vanga col manico corto?».

LA «SANTONA» MUMMIFICATA

Dieci anni dopo, piena campagna toscana. Le colline colme di ulivi fanno da corona a un grappolo di case. I carabinieri trovano mummificata dentro la sua casa Marianna P. che le credenze popolari qualificano come «santona». Ai suoi piedi, c’è il corpo della sua assistente, Vanna A. Un estremo omaggio, quel genuflettersi davanti ai resti della «santona», simbolo di una cieca venerazione. Attorno, tante immagini sacre gettate alla rinfusa.

Lei, la «santona», era nata in Francia agli inizi del Novecento ed è arrivata in Toscana assieme al marito, in preda a una crisi mistica. Si riuniva assieme alla sua «assistente», una sessantacinquenne di Firenze, e ai «fedeli», per sessioni di preghiere.

LA SESSANTACINQUENNE AL SERVIZIO DELLA «MAGA»

I carabinieri trovano dappertutto bottiglioni, pieni di strani liquidi, ma in alcuni casi si tratta soltanto di acqua «benedetta». Poi c’è un cartello ad attirare la loro attenzione: «La casa è chiusa per ordinazione divina», si legge. L’invito è quello di tornare il martedì e il sabato per la distribuzione dell’acqua, dalle tre alle sei del pomeriggio, rigorosamente «fuori dalla casa». Un cartello che gli inquirenti ritengono scritto dopo la morte della santona.

Si racconta che Marianna P., ormai in là con gli anni, dopo la morte del marito, si sia rotta una gamba a seguito di una caduta. Da quel giorno, nessuno l’ha più vista in giro. In un primo momento si è fatta assistere part-time dalla signora Vanna, poi il sodalizio si è consolidato fino alla scelta della sessantacinquenne di trasferirsi nella casa della maga

GUARIGIONI MIRACOLOSE

I vicini parlano tutti bene della santona defunta. Alcuni con venerazione. «Era una signora per bene, davvero una santa per le sue guarigioni miracolose», dicono. Anche il parroco non trova granché da ridire, nonostante non possa approvarne completamente l’operato. La gente la ricorda per la sua abitudine di uscire in processione, col crocefisso, indossando una stola da sacerdote. Andava anche in giro con una carrozzella con dentro un Gesù bambino di gesso. In tanti frequentavano la sua casa, in prevalenza donne, chiedendo una benedizione.

La morte della santona, il ritrovamento della sua assistente, ma soprattutto lo stato del corpo della prima stimolano gli interrogativi degli inquirenti: quali le cause del decesso? Qual è stato il processo che ha portato alla mummificazione della maga? Naturale o con sostanze chimiche? I magistrati si domandano anche se la venerazione di quei resti, adagiati sul letto, riguardasse solo l’assistente oppure anche più persone lì riunite per recitare macabri riti non rari nella campagna toscana anche in epoca recente.

L’ANNUNCIO DELLA RISURREZIONE

Una «santona», Marianna P., della quale si era parlato, tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta, proprio per la scomparsa di Irene ed Elvira: lei disse di non averle mai incontrate. A sconvolgere però di più gli inquirenti è il ritrovamento di un diario, scritto dall’assistente della «maga», nel quale è appuntato, con incredibile scrupolo, tutto il processo di decomposizione del cadavere di Marianna, morta presumibilmente nell’ottobre del 1981. Si tratta di particolari agghiaccianti – come le contrazioni delle membra in putrefazione – considerati segni del prossimo risveglio della santona, che aveva annunciato prima di morire la sua resurrezione. Per tre anni Vanna è vissuta accanto a questo corpo, lì ha mangiato, lì ha dormito. A chi le chiedeva che fine avesse fatto la santona, rispondeva che dormiva in santità: «’Un mangia nulla», diceva, «vive di spirito». 

A qualcuno i dubbi erano venuti: «A dir bene, sarà sotto un ulivo», avevano ipotizzato dei conoscenti, come a dire che la santona era passata già da anni a miglior vita. D’altronde un vicino ha lavorato a lungo per trasformare il proprio negozio in appartamento. Mentre dava dei forti colpi al muro si chiedeva se la la maga si sarebbe svegliata dal suo sonno santo: «Ma non è successo nulla», dice. *

 

*Considerata la delicatezza del tema, abbiamo preferito usare dei nomi di comodo a tutela di chi, ancora in vita, sia in qualche modo legato o imparentato con le persone coinvolte nelle vicende narrate.