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Psicosi «Jack Lametta», lo sfregiatore del Tuscolano

Redazione Spazio70

Giovane, tra i venticinque e i trent'anni, capelli castani, alto circa 1,80. Lo squilibrato seminerà il terrore, nella capitale, senza mai essere catturato

Un maniaco armato di rasoio, otto volti deturpati, una psicosi crescente che paralizza un’intera città. Siamo a Roma, nella primavera del 1983. Mentre la capitale si appresta a superare gli ultimi colpi di coda di una violenza politica ormai al tramonto, in una città devastata dall’eroina in ascesa e dal terrorismo in declino, una nuova terrificante minaccia sta prendendo forma lungo le strade del Tuscolano. È un incubo che ha il volto asettico e angosciante di un identikit tracciato a matita. È una paranoia che ha un nome coniato tra le pagine dei quotidiani locali: «Jack Lametta», lo sfregiatore seriale. Un caso irrisolto, un individuo anonimo che agisce in pieno giorno, sfidando un quartiere presidiato a ogni ora da polizia e carabinieri. Jack non vuole uccidere ma lasciare un segno, una cicatrice indelebile sul viso di ignari passanti, prevalentemente donne e anziani.

«Di colpo mi sono trovata davanti un giovane con i capelli castani e i baffi», racconta la ventiquattrenne Maria Grazia Gasparri, sesta vittima di Jack, uscita di casa nel primo pomeriggio del 7 giugno per comprare le sigarette in via Muzio Scevola. «Gli ho guardato le mani, ho visto che impugnava un rasoio da barbiere. D’istinto ho tirato indietro la testa e mi sono sentita sfiorare la guancia. Ero stupefatta. Era come se avesse in mano una sciabola: ho visto la lama luccicare di nuovo e ho sentito un dolore lancinante. Prima di scappare ha detto: “Tanto pagherete tutte!”»

«AVEVA CON SÉ UN RASOIO DA BARBIERE»

Giovane, tra i venticinque e i trent’anni, capelli castani, alto circa un metro e ottanta. Solitamente indossa pantaloni chiari e camicia azzurra a righine. Una descrizione, quella data delle vittime, che appare generica e di scarsa utilità. «Andiamo male. A Roma ci saranno centomila giovani così!», afferma sconsolato l’ispettore di polizia al quale è stato affidato questo difficile caso.

Tutto ha inizio la mattina del primo giugno 1983. Sono le ore 9:30. La signora Santa Di Casio, di anni 67, è appena uscita di casa per recarsi al mercato. Mentre cammina sul marciapiede avverte una strana sensazione alla guancia destra: «Mi sono sentita sfiorare, è stato come un graffio», dirà più tardi agli investigatori. «Ho visto un giovane che mi superava e scappava via di corsa. Solo dopo qualche secondo mi sono sentita il viso umido. Mi sono accarezzata e ho guardato la mano sporca di sangue».

Non è finita qui. Qualche ora dopo, nei pressi della parrocchia San Giovanni Bosco, tocca al settantenne Giuseppe Paglia. L’anziano viene sfregiato in volto con un rasoio mentre si appresta a entrare in chiesa. L’azione è fulminea e il pensionato non riesce neppure a vedere in faccia il malvivente. «Mentre scappava mi è sembrato di vedere una lama. Aveva con sé un rasoio da barbiere», rivela agli inquirenti dopo l’aggressione.

FALSE SEGNALAZIONI E RONDE

Il mattino seguente, la vittima è la sessantaduenne Adelaide Latini, colpita mentre passeggia in via Anicio Gallo. La donna non si accorge neppure dello sfregio fin quando il volto si trasforma in una maschera di sangue. Circa un’ora dopo, Jack entra di nuovo in azione. Questa volta in via Casal Monferrato. A subire la ferita in faccia è il settantaseienne Enrico Appio. Ha inizio la psicosi nel quartiere, tuttavia, il misterioso sfregiatore si concede qualche giorno di risposo.

Martedì 7 giugno. L’ombra inquieta di Jack Lametta (ormai ribattezzato così dalla stampa) si ripresenta in via Curione. Sono le dieci del mattino. La sessantottenne Adelaide Bisogneri si sta recando verso il mercato rionale quando si ripresenta la solita scena. Il giovane si avvicina con tranquillità alla vittima, come se volesse chiedere un’informazione, poi affonda la lama nella guancia della malcapitata e scappa via con estrema rapidità. Non è finita qui. Quattro ore dopo tocca a Maria Grazia Gasperini, la prima vittima giovane di Jack.

Ormai le persone colpite sono sei e la fobia del maniaco cresce di giorno in giorno, allargandosi a macchia d’olio per tutta la città. Al 113 si susseguono falsi allarmi e segnalazioni, quasi tutte inattendibili. Per le strade di Roma si costituiscono delle vere e proprie «ronde anti Jack», cittadini comuni armati di spranghe e bastoni che si offrono volontari per vigilare le strade e agevolare le forze dell’ordine nell’individuazione del ricercato. I risultati saranno goffi e controproducenti.

EQUIVOCI E TENTATIVI DI LINCIAGGIO

La paranoia dello sfregiatore fa spuntare «Jack» un po’ ovunque. Risse nate da equivoci e tentativi di linciaggio ai danni di persone estranee ai fatti si verificano sempre più frequentemente. A pagarne le spese sono per lo più «semplici» rapinatori.

Il caso più eclatante è quello di Tor Pignattara. «Prendetelo! Ha un coltello! È Jack Lametta!». Il ventenne Sergio Di Modica viene percosso a calci, pugni e bastonate da una folla inferocita in via dell’Acqua Bullicante. Poi, con l’intervento della polizia, si scopre l’equivoco: il giovane aveva appena rapinato un negozio e stava scappando dal proprietario al quale si sono poi accodate le ronde (circa centocinquanta persone). Per salvare la vita al malvivente gli agenti hanno dovuto gridare: «Lasciatelo stare, è soltanto un rapinatore!». Nel frattempo, il vero Jack continua a colpire indisturbato.

Mercoledì, 8 giugno. Ore 9:30. La ventiduenne Simonetta Ricci sta uscendo dalla propria palazzina al civico 15 di via Bartolino da Novara quando una mano le afferra una spalla. È questione di un istante e la ragazza avverte una strana sensazione alla guancia.

LEGGENDE METROPOLITANE E MITOMANI

Il copione si ripete. Quando la giovane donna si accorge della profonda ferita, Jack sta già scappando con il suo rasoio in pugno: «Prendetelo è lui! Jack Lametta mi ha ferito!». La polizia è pronta nei paraggi. Si odono le sirene delle volanti e le grida delle ronde in strada, ma lo sfregiatore è un’ombra fugace che si dissolve nel nulla. Non è finita qui. Chiara Vidella, 33 anni, è l’ultima persona a incappare nella lama affilata del maniaco. Accade il 9 giugno all’interno di un mercato rionale. Mancano pochi minuti a mezzogiorno e tutta l’area è presidiata da centinaia di volontari e decine di poliziotti e carabinieri in divisa.

«Signora, ma lei è ferita! Cosa ha fatto al viso?!». Un passante fa notare all’ignara donna il profondo taglio sulla guancia destra. Jack è ormai invisibile, come un’entità spettrale. Un fantasma. E proprio come un fantasma svanisce nel nulla, per sempre. La bizzarra vicenda di Jack Lametta ha dato origine a numerose dicerie tramutatesi poi in vere e proprie «leggende metropolitane». Diversi sono i mitomani che nel tempo hanno cercato di assumersi la responsabilità di questi crimini. Tuttavia, le «gesta» dello sfregiatore del Tuscolano rappresentano ancora un caso irrisolto.