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Eroina 1981. Riviera di Ponente

Redazione Spazio70

Tra le emergenze anche quella dei «reati indotti» provocati dal bisogno del denaro necessario ad acquistare le dosi

Il 1981 è un anno difficile sul fronte della lotta alle tossicodipendenze. Nonostante le retate, gli arresti e le operazioni di polizia è alto il numero di vittime tra i consumatori di eroina. Sono soprattutto giovani. A inizio anno viene smantellata una organizzazione dedita allo spaccio di stupefacenti, operante tra Liguria e Piemonte. A febbraio il tribunale di Sanremo condanna a complessivi 124 anni di carcere sei persone facenti parte della cosiddetta «fabbrica della morte» di Valle Armea, un vero e proprio laboratorio camuffato da deposito di acque minerali nel quale si produce eroina.

Aprile 1981, squilla un telefono. A rispondere è una donna di mezza età: «Vai a cercare tuo figlio», si sente dire dall’altro capo della cornetta. Le successive ricerche portano al ritrovamento, all’interno di una vecchia casa di Imperia, di P. P., 28 anni: quando aprono la porta ha ancora il laccio e la siringa al braccio. Il decesso, sicuramente riconducibile a una dose tagliata con stricnina, è soltanto uno tra i tanti.

La Corte d’assise d’appello di Genova, nel giugno 1981, chiude definitamente la storia di P. C. e M. D., la coppia savonese uccisa da una dose «sporca» in una clinica di Albissola, il giorno prima della dimissione a seguito di un lungo percorso di disintossicazione. Le pene in questo caso sono molto miti: tre anni all’imputato maggiore, due anni agli altri due. L’accusa originaria di omicidio era stata infatti derubricata come spaccio.

Un’altra vicenda si chiude in un’aula giudiziaria. Il tribunale di Sanremo condanna una trentina di persone per spaccio e reati vari: la pena più alta è di 19 anni di carcere. Si tratta della cosiddetta «banda Mafodda», accusata dagli stessi tossicomani di ogni sorta di torture e pestaggi in caso di mancati pagamenti dell’eroina. Durante le udienze un giovane che doveva testimoniare viene aggredito, pestato e dato alle fiamme.

UNA PROPOSTA: LA DISTRIBUZIONE GRATUITA DELL’EROINA

Nell’estate 1981 nasce, a Cairo Montenotte, in provincia di Savona, la comunità «Le Patriarche». Formata da un gruppo di ragazzi provenienti dalla Francia, viene organizzata all’interno di una cascina riadattata a centro per il recupero dei tossicomani.

A Savona il sindaco Carlo Zanelli si fa avanti con un’idea: «Creiamo un centro comunale per la distribuzione gratuita dell’eroina», dice. Secondo il primo cittadino savonese la distribuzione controllata dello stupefacente dovrebbe portare alla diminuzione dei cosiddetti «reati indotti» provocati dal bisogno del denaro necessario ad acquistare le dosi.

La proposta finirà sotto una coltre di polemiche e non se ne farà nulla.

Verso la fine dell’anno un tossicomane di diciannove anni viene assassinato nel suo letto a Savona con numerosi colpi di rivoltella. Aveva tradito qualcuno? È un delitto che inquieta l’ambiente dei giovani tossicodipendenti della Riviera di Ponente: non sono pochi quelli che temono di finire la propria esistenza nello stesso modo. Poche settimane dopo, sempre a Savona, un ragazzo di 24 anni viene trovato all’alba con il petto squarciato da una fucilata. L’indomani avrebbe dovuto testimoniare a un processo.

Ultime settimane del 1981: un ventiduenne muore in una squallida stanza, a Sanremo. Si era appena bucato con eroina dopo aver assunto psicofarmaci. Anche in questo caso qualcuno aveva telefonato: «Tuo figlio è morto», si era sentito dire da una voce sconosciuta il padre del ragazzo.

M.B. di ventuno anni, decide invece di bucarsi nel letto di ospedale dove era stato ricoverato per disintossicarsi. Lo fa dopo aver chiesto alla fidanzata di portargli l’eroina. Da lì a poco la morte per overdose.