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Qui potrai trovare una vasta rassegna di materiali aventi ad oggetto uno dei periodi più interessanti della recente storia repubblicana, quello compreso tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta del secolo scorso.
Il sito comprende sei aree tematiche e ben ventidue sottocategorie con centinaia di pezzi su anni di piombo, strategia della tensione, vicende e personaggi più o meno misconosciuti di un’epoca soltanto apparentemente lontana. Per rinfrescare la memoria di chi c’era e far capire a chi era troppo giovane o non era ancora nato.
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«Noi sì che sapevamo come governare un Paese». Remo Gaspari, il «colosso» di Gissi

Redazione Spazio70

«Le spintarelle? Sapevamo fare del bene»

Remo Gaspari, Gissi (Chieti) 10 luglio 1921 – Gissi (CH) 19 luglio 2011. Politico e avvocato. Iscritto alla Democrazia cristiana dal 1945, fu eletto deputato nel 1953, 1958, 1963, 1968, 1972, 1976, 1979, 1983, 1987. Svariate volte sottosegretario (alle Poste, all’Industria, agli Interni). Ministro dei Trasporti nel Rumor II (1969-1970), per la Riforma della pubblica amministrazione nel Colombo e nell’Andreotti I (1970-1972), della Sanità nell’Andreotti II (1972-1973), per i Rapporti con il Parlamento nel Cossiga II (1980), delle Poste nello Spadolini I e II e nel Fanfani V (1981-1983), per la Funzione pubblica nel Craxi I e II (1983-1987), della Difesa nel Fanfani VI (1987), per la Protezione civile nel Goria (1987-1988), per il Mezzogiorno nel De Mita (1988-1989), per la Funzione pubblica nell’Andreotti VI e VII (1989-1992).

«GASPARI? UN FARO MONUMENTALE, A RIGHE ORIZZONTALI BLU E BIANCHE. COME LE LEGGENDARIE MAGLIETTE CHE INDOSSAVA»

Remo Gaspari

Il giornalista Gian Antonio Stella ebbe modo di scrivere su Gaspari: «Il “colosso di Gissi” non è stato solo l’uomo politico italiano (secondo solo ad Andreotti) dal più lungo palmares: 10 legislature e 41 anni in Parlamento, 16 volte ministro in 10 dicasteri diversi, mai di primissimo piano ma sempre di grande peso elettorale. È stato per decenni il “faro” della Dc dal Conero al Gargano. Un faro monumentale, a righe orizzontali blu e bianche, come le leggendarie magliette che indossava, la panza che debordava di sotto, accasciandosi nelle sue arroventate estati sulle sdraio della mitica pensione “Sabrina” di Vasto, nel cuore del suo feudo. Un albergo alla buona (menù fisso, rigatoni, fritti di mare, pecorino) dove Remo Gaspari si muoveva come un barone alla mano tra modeste famigliole di operai veneti e coppie di pensionati piemontesi. Si svegliava alle sette, faceva colazione, si piazzava sulla terrazza a tenere ambulatorio con i suoi elettori, i suoi sindaci, i suoi consiglieri comunali, i suoi presidenti delle municipalizzate. Quando a un certo punto decideva ch’era l’ ora di andare in spiaggia, il codazzo lo seguiva dando vita a uno spettacolo indimenticabile quanto le cascate sull’ Iguaçu. Lui, sdraiato in canottiera a righe con un berrettino da marinaretto e i sandali da cui spuntavano dita polpacciose, i questuanti in fila sotto un sole furibondo, talvolta in giacca e cravatta, imbarazzati dal sudore che, per colpa dell’ emozione e dell’afa, inzuppava il colletto».

Interrogato sull’esperienza politica della cosiddetta Prima repubblica, Gaspari avrà modo di dire: «Noi sì che sapevamo come governare un Paese e un territorio, sapevamo chi aveva bisogno di aiuto, di una spintarella. Sì, noi sapevamo, insomma, “fare del bene”».