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Archivi Stasi. I rapimenti Schleyer e Moro a confronto

Redazione Spazio70

L'analisi in un documento redatto ai tempi della Germania Est

È il 1978 quando la Stasi, il Ministero per la Sicurezza di Stato della Repubblica Democratica Tedesca, redige uno studio, a uso interno, avente ad oggetto un confronto tra il rapimento di Martin Schleyer, compiuto dalla RAF, e il rapimento di Aldo Moro, operato dalle Brigate Rosse.

I CONTATTI TRA STASI E RAF

Com’è noto la Rote Armee Fraktion («Frazione dell’Armata Rossa»), abbreviata in «RAF», fondata nel 1970, è stato un gruppo terroristico di estrema sinistra, attivo all’interno della Repubblica Federale Tedesca.

In un primo momento, i servizi di sicurezza della DDR hanno raccolto informazioni sui terroristi, osservato le attività e tollerato i viaggi in Medio Oriente, effettuati dall’aeroporto di SchönefeldBerlino Est. Negli anni Ottanta questi contatti si sono intensificati e i servizi di sicurezza hanno offerto rifugio, all’interno della Germania Est, a dieci persone allontanatesi volontariamente dalla RAF. La Stasi ha inoltre provveduto ad addestrare alcuni terroristi all’uso delle armi.

SCHLEYER E MORO. PARALLELISMI

Il 5 settembre 1977, un gruppo di militanti della RAF rapisce Martin Schleyer, presidente della «Bundesvereinigung der Deutschen Arbeitgeberverbände» (la confederazione dei datori di lavoro tedeschi) e della «Bundesverbands der Deutschen Industrie» (la Federazione delle Industrie Tedesche). Un anno dopo, il 16 marzo 1978, in Italia, alcuni membri delle Brigate Rosse portano a termine il rapimento del politico democristiano Aldo Moro.

Entrambi i casi presentano indubbi parallelismi, in termini di attuazione e scopi dei loro esecutori. Nei documenti che alleghiamo, provenienti dall’archivio Stasi di Berlino, sono presenti gli schizzi dei luoghi dei rapimenti e foto delle vittime prelevate dalla stampa tedesca occidentale.

La legenda esplicativa riguardante gli schizzi del luogo del rapimento di Aldo Moro è stata compilata dal Ministero per la Sicurezza dello Stato. A essere ricostruita è anzitutto la dinamica del rapimento di Aldo Moro.

LE BR COME «ORGANIZZAZIONE NEOFASCISTA»

Il Ministero per la Sicurezza dello Stato descrive le Brigate Rosse, organizzazione terroristica clandestina di sinistra, come «organizzazione neofascista». Successivamente, all’interno del documento, vengono descritte  le differenze e le somiglianze intercorrenti tra i due rapimenti, con particolare enfasi sulla preparazione professionistica degli esecutori. La comparazione dei luoghi dei rapimenti e la
congruenza delle caratteristiche delle foto prova quanto i due rapimenti siano simili.

Il documento non giunge a spiegare né il movente profondo degli esecutori, né la conclusione dei due rapimenti. Per entrambi i casi si sarebbero dovuti liberare i compagni ideologici dei terroristi ancora incarcerati, ma com’è noto, entrambi i rapimenti si risolveranno in un fallimento. Hanns Martin Schleyer verrà assassinato: i membri della RAF rimarranno agli arresti e successivamente si «suicideranno» all’interno del penitenziario di Stoccarda-Stammheim. Anche Aldo Moro, in conseguenza della mancata scarcerazione di altri terroristi, verrà ucciso e, come Hanns Martin Schleyer, ritrovato all’interno del portabagagli di un’automobile.

IL DOCUMENTO STASI

Di seguito presentiamo la traduzione del documento Stasi.

Berlino, 8 giugno 1978
Dipartimento Principale per la Protezione delle Persone, Gruppo Generale Informazioni. Descrizione sintetica del rapimento Moro a confronto con il rapimento Schleyer
.

Il 16 marzo 1978, alla periferia di Roma, il presidente del partito democristiano (DC) italiano è stato aggredito e rapito mentre si allontanava dalla propria abitazione e si recava in Parlamento. Questo rapimento a scopi terroristici è stato effettuato dall’organizzazione neofascista delle «Brigate Rosse» che, tramite la divulgazione di ideologie pseudorivoluzionarie, compie in Italia numerosi attentati terroristici.

Lo svolgimento e le modalità in cui si è compiuto l’attentato arrivano ad imitare il rapimento del presidente dell’Unione degli Imprenditori della Repubblica Federale Tedesca, Schleyer. Inoltre, ricostruendo la dinamica di alcune loro azioni, si può comprendere come gli esecutori abbiano effettuato un’analisi dettagliata del rapimento Schleyer.

LA DINAMICA DEL RAPIMENTO MORO SECONDO LA STASI

Dinamica del rapimento:

Alle ore 9:15, Moro lascia il proprio appartamento, nella periferia residenziale di Roma. Oltre a Moro, all’interno dell’automobile si trovano il conducente e un accompagnatore. L’automobile nella quale viaggia Moro è seguita da un’autovettura di sicurezza, occupata dal proprio conducente e da due uomini della sicurezza. A partire da un momento ancora non precisamente identificato, una Fiat 128 con i contrassegni diplomatici inizia a precedere l’automobile in cui viaggia Moro. In corrispondenza di un incrocio (a circa 1500 metri di distanza dall’abitazione di Moro), la Fiat 128, che precede l’automobile di Moro, effettua una frenata a fondo senza motivo apparente, in conseguenza della quale si verifica un tamponamento (tra l’automobile di Moro e la Fiat e tra l’autovettura di sicurezza e l’automobile di Moro). In quello stesso momento, numerosi terroristi, armati di mitragliatrici, aprono il fuoco contro entrambe le vetture. Due terroristi escono rapidamente dall’automobile che aveva bloccato quella di Moro. Quattro o cinque altri terroristi abbandonano l’angolo di un bar, presente sul luogo del rapimento, dietro il quale erano stati nascosti fino a pochi istanti prima dell’attentato. Nel medesimo istante, un’automobile dei terroristi sopraggiunge da dietro e avvicina l’automobile di Moro. Il presidente della DC viene trascinato a forza all’interno di quest’ultima automobile e rapito.

UNA PREPARAZIONE MINUZIOSA

La minuziosa e attenta preparazione dell’attentato risulta ancora più chiara dal confronto con il rapimento Schleyer.

Ciò si evince tra l’altro da numerosi fattori:

1. Secondo le informazioni raccolte dagli organi di polizia e di sicurezza italiani, nella preparazione e nell’attuazione dell’attentato erano coinvolte circa 40 persone. Un tratto peculiare era rappresentato dalla ripartizione dei compiti tra i vari terroristi, nel momento dell’esecuzione del rapimento. La ricognizione e la preparazione dell’attentato vennero effettuate da membri delle «Brigate Rosse», che vivevano a Roma. La rapida attuazione del rapimento venne con ogni probabilità effettuata da membri delle «Brigate Rosse», che abitavano fuori Roma e che fino a quel momento non erano rientrati nella sfera di attenzione della polizia.

2. Le automobili utilizzate dai rapitori erano state rubate e munite dei contrassegni della polizia, alla quale da molto tempo e per svariate ragioni sono stati restituiti.

3. Le armi utilizzate dai terroristi erano state rubate a privati o alle forze armate italiane.

4. Per escludere la possibile presenza di testimoni, durante la notte precedente al rapimento gli attentatori avevano forato tutte le quattro ruote dell’automobile di un fioraio, che ogni giorno montava la propria bancarella in corrispondenza dell’incrocio dove avvenne il rapimento.

5. Immediatamente prima dell’attacco, i terroristi avevano messo fuori uso la rete telefonica del vicinato.

6. Per garantire maggior sicurezza all’automobile in fuga, un terrorista, vestito con l’uniforme dei vigili urbani italiani, si mise a guardia dell’incrocio dove avvenne il rapimento.

7. Prima del rapimento, alcuni dei terroristi si incontrarono in un bar che si affacciava sull’incrocio, con indosso l’uniforme della compagnia aerea nazionale italiana, «Alitalia». Portavano con sé i mitra all’interno delle sacche di servizio, utilizzate dalla compagnia aerea.

8. Per escludere ogni fattore che potesse compromettere lo svolgimento dell’operazione, i terroristi avevano fissato due postazioni di sicurezza.

9. Come manovra diversiva per la polizia, gli attentatori avevano parcheggiato, poco distante dal luogo del rapimento, un’automobile con una bomba a orologeria.

CORRISPONDENZE TRA I DUE RAPIMENTI

Dal confronto tra il rapimento di Moro e il rapimento di Schleyer, emergono le seguenti corrispondenze:

1. Il rapimento delle due personalità doveva avvenire conformemente ai piani, in quel momento e in quel percorso.

2. Entrambi i personaggi erano accompagnati da autovetture di sicurezza.


3. I luoghi dove avvennero i rapimenti si trovavano all’interno di un percorso poco frequentato, sia da persone sia da automobili (si trattava in entrambi i casi di quartieri residenziali).

4. L’arresto delle automobili è stato effettuato tramite la simulazione di una normale situazione di traffico cittadino.

5. Gli attentatori hanno aperto immediatamente il fuoco sui conducenti e sulle autovetture della sicurezza.

6. I due personaggi sono stati sequestrati e obbligati a salire all’interno dell’automobile dei terroristi.

7. A pochi chilometri di distanza dal luogo del rapimento, gli attentatori cambiarono automobile.

8. Il luogo in cui i terroristi permasero e condussero i due personaggi rimase sconosciuto.

9. Gli attentatori uccisero i due personaggi sequestrati.

10. I cadaveri dei due personaggi vennero ritrovati all’interno di un’automobile, in territorio urbano.

11. Le comunicazioni dei sequestratori vennero ogni volta recapitate, in molteplici copie, a varie istituzioni.

12. Il contenuto delle comunicazioni, all’interno di lettere scritte a mano, era essenzialmente il medesimo.

FATTORI CHE POTREBBERO AVER FAVORITO I SEQUESTRI

Dall’analisi dei fatti, per cui di norma sono sempre gli assalitori ad essere in vantaggio, emerge che i seguenti fattori potrebbero aver favorito l’attuazione dei sequestri:

1. A fronte dell’ingorgo stradale, né i conducenti né i membri della sicurezza si aspettavano di essere mira di obiettivi nemici. Per questo motivo, da parte loro non vi furono reazioni per allontanarsi dal pericolo.

2. I membri della sicurezza (cinque nel caso di Moro, quattro nel caso di Schleyer) riuscirono a sparare alcuni colpi alla cieca solamente da una delle autovetture di sicurezza.

3. Nel caso di Schleyer, risultò evidente come l’automobile svoltò a elevata velocità in una strada precedentemente senza buona visibilità e si avvicinò a un ostacolo, che già si trovava sulla strada.

4. Nel caso di Moro, risultò evidente come l’automobile dei sequestratori arrivò a una distanza di sicurezza minima rispetto all’automobile che la precedeva (ovvero, quella che all’incrocio sarebbe stata bloccata).