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I radicali riempiono piazza Navona chiedendo marijuana libera (ottobre 1979)

Redazione Spazio70

di Liliana Madeo (La Stampa, 7 ottobre 1979)

«ROMA — “Marijuana libera” è il grande cartello issato al centro di piazza Navona, sul palco intorno al quale a partire da metà del pomeriggio sono andati raccogliendosi giovani e no in alcune migliaia di persone che con le ore continuavano a crescere. Il tema è anche la bandiera della manifestazione nazionale indetta dal partito radicale, per sollecitare una modifica della legislazione in atto, la cancellazione dei derivati della canapa indiana dalla lista delle droghe, la liberazione delle centinaia di giovani che si trovano in carcere perché accusati o condannati per l’uso e lo spaccio di tali sostanze, l’avvio di un serio intervento governativo perché le vere sostanze che procurano angosciosa dipendenza e morte siano perseguite mediante una lotta organica. Gli interventi dal palco si sono alternati alle musiche, ai canti. L’aria di festa che circolava per la piazza era predominante, sia rispetto alla durezza con cui la questura aveva proibito il formarsi di un corteo che doveva dirigersi a piazza Navona, sia riguardo al numero massiccio di carabinieri e agenti di polizia che cingevano gli accessi alla piazza, sia infine per i toni di aspra polemica nel confronti di sindacati e partiti della sinistra — oltre che della Dc — che giungevano dal palco per il ritardo con cui i temi della condizione giovanile sono stati affrontati, per le resistenze alla legge del ’75 che ha avuto il merito di riconoscere il tossicodipendente non come un criminale ma come un cittadino verso cui la collettività ha diritti e doveri, per l’inattuazione della legge proprio sul tema del recupero e del rispetto del tossicodipendente, per “i grossi interessi che continuano a prosperare in una società suicida, che alimenta un’industria della droga, dell’inquinamento, della morte, della violenza, della P38”.

LA RICHIESTA DI SOPPRIMERE DALLA LEGGE DEL 1975 OGNI RIFERIMENTO ALLA CANNABIS

Questi sono stati gli argomenti sostenuti da Pannella per oltre mezz’ora (il quale, tra l’altro, ha annunciato che riprenderà lo sciopero della fame). E in seguito anche Mimmo Pinto gli ha fatto eco con non minore vigore e passionalità. Rapido, ma senza particolare emozione, è stato anche — da parte degli oratori — il riferimento ai due radicali che fra giovedì e venerdì, con un gesto deliberato di “disobbedienza civile”, si sono fatti arrestare per aver offerto a pubbliche autorità e comuni cittadini sigarette alla marijuana.

Angiolo Bandinelli, consigliere comunale del PR, e Jean Fabre, segretario del partito, sono ancora in carcere. Il primo, interrogato dal pubblico ministero Sciascia, ha dichiarato di aver voluto protestare contro una legge ingiusta, che lascia liberi decine di pericolosi spacciatori di eroina, incarcera i consumatori di canapa indiana, finisce per non tutelare la salute del cittadini. Il secondo ha dichiarato al giudice Summa di essere vittima di un reato di opinione, impegnato nella revisione di una legge sbagliata e in una lotta che è di tutto il suo partito.

Della questione si è interessato anche il segretario del Psi, Craxi, che ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma: “A chi pone problemi, che richiedono una risposta scientifica e morale non si può continuare a rispondere con la politica delle manette. Penso che la magistratura darà, prova di giustizia distinguendo tra il significato di una provocazione politica quale quella operata dai radicali a sostegno delle loro tesi e l’effettivo spaccio di sostanze ancora proibite dalla legge”.

Nel quadro delle iniziative del partito radicale su questo tema, i deputati e i senatori del gruppo hanno presentato ieri alla Camera e a Palazzo Madama una proposta di legge per la completa liberalizzazione dei derivati della cannabis. Proponendo di sopprimere dalla legge del ’75 ogni riferimento alla cannabis, i radicali affermano che non possono applicarsi alle non-droghe le norme che disciplinano penalmente le droghe. Contemporaneamente i senatori Spadaccia e Stanzani hanno presentato un’interpellanza parlamentare in cui — tra l’altro — chiedono che il ministro di Grazia e Giustizia porti a conoscenza delle Procure generali l’esistenza delle iniziative legislative per la liberalizzazione di hashish e marijuana, e sia concessa la libertà provvisoria al detenuti per i reati connessi con l’uso di queste sostanze».