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16 marzo 1978. Le tensioni durante il dibattito sulla fiducia al governo Andreotti

Redazione Spazio70

Ingrao: «Onorevoli colleghi, vi invito tutti ad avere chiara coscienza della gravità del momento»

Nelle ore immediatamente successive al rapimento del presidente della Dc Aldo Moro, la seduta della Camera dei Deputati del 16 marzo 1978 si presenta, com’è comprensibile, particolarmente agitata. Giungono notizie su Moro e sugli uomini della scorta uccisi: alle 12,45, dopo un paio d’ore di rinvio, il Presidente della Camera Pietro Ingrao passa la parola al Presidente del Consiglio dei Ministri Giulio Andreotti che, nonostante la costernazione del momento, invita tutti alla freddezza e al proseguimento dei lavori con le discussioni in programma, tra cui quella del deficit.

«IL NOSTRO OBIETTIVO È RIDURRE IL DEFICIT»

La tensione però è palpabile:

Andreotti: «Il nostro obiettivo è quello di ridurre il deficit del settore pubblico allargato a 24 mila miliardi, ho detto prima, ma con una operazione complessa: il deficit sarebbe di circa 29 mila miliardi, noi dobbiamo ridurlo non a 24, ma a 20 mila miliardi, per avere 4 mila miliardi di disponibilità per finanziare delle attività di rilancio»
Romualdi: «Ma non ci sono cose più importanti?»
Rauti: «Ci sono altri quattro morti!»
Presidente Ingrao: «Onorevole Romualdi, onorevoli colleghi, lascino proseguire!»
Romualdi: «Ma c’è qualcosa di molto più importante in questo momento!»
Presidente Ingrao: «Onorevole Romualdi, la richiamo all’ordine! C’è stata una riunione della Conferenza dei capigruppo in cui sono stati discussi il modo e la forma di questo dibattito!»
Rauti: «Ma è vero o non è vero che ci sono altri quattro morti?»
Presidente Ingrao: «Onorevole Romualdi, la prego di tener conto delle parole del Presidente!»
Romualdi: «Vado a prendere notizie, signor Presidente!»
Presidente Ingrao: «Onorevole Almirante, ascolti il Presidente»
Rauti: «Che venga Cossiga!»
Presidente Ingrao: «Onorevoli colleghi, invito tutti i membri di questa Assemblea, proprio per la gravità del momento, a mantenere un contegno adeguato. Onorevole Rauti, lasci parlare il Presidente del Consiglio!»
Rauti: «Chi se ne frega del Presidente del Consiglio!»

«ONOREVOLE ROMUALDI, LA INVITO A TACERE!»

Andreotti, Presidente del Consiglio dei ministri: «Non creda l’onorevole Romualdi che anche per me sia molto agevole dovermi soffermare su queste cose! Ma è dovere del Governo farlo! Sono infatti sicuro che se il Governo avesse rinunciato ad esprimere alcune linee del programma concordato, avreste detto che saremmo venuti qui a carpire la fiducia per uno stato emotivo»
Romualdi: «Non è affatto vero!»
Presidente Ingrao: «Onorevole Romualdi, la richiamo all’ordine per la seconda volta!»
Romualdi: «Ho già rilasciato una dichiarazione, affermando il contrario. L’onorevole Andreotti non può dire queste cose!»
Presidente Ingrao: «Onorevole Romualdi!»
Corvisieri: «Fuori gli assassini!»
Presidente: «Onorevole Romualdi, la invito a tacere!»
Pertini: «Pensate a Giacomo Matteotti!»
Presidente Ingrao: «Onorevole Romualdi, questa è una provocazione!»
Una voce all’estrema sinistra: «Assassini!» (Proteste dei deputati del gruppo del MSI-destra nazionale)
Presidente Ingrao: «Onorevole Romualdi, non mi costringa ad adottare provvedimenti! Onorevoli colleghi, vi invito tutti ad avere chiara coscienza della gravità del momento e a tener conto dell’appello da me rivolto in sede di Conferenza dei capigruppo affinché il dibattito odierno avesse a svolgersi in un certo modo, se è vero – come è vero – che il paese ci guarda! Prosegua onorevole Andreotti! Onorevole Romualdi, non mi costringa ad escluderla dall’aula! Prosegua, onorevole Andreotti».