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Torino, 21 settembre 1979. L’omicidio dell’ingegner Carlo Ghiglieno

Redazione Spazio70

«E' il primo atto della campagna di terrore proletario verso il comando d'impresa»

Una prima pagina dell’Unità sull’omicidio dell’ingegner Ghiglieno

Torino, 21 settembre 1979. Ore 8:00. Al civico 60 di corso Massimo D’Azeglio, il barista del «Residence Valentino» serve come ogni mattina il consueto caffè per l’ingegner Carlo Ghiglieno, dirigente Fiat cinquantunenne domiciliato a pochi metri dal locale. Ad attendere il funzionario sul marciapiede antistante il bar vi è la consorte, la signora Matilde, insegnante, che nel frattempo si intrattiene chiacchierando con una conoscente. Ore 8:10. I coniugi Ghiglieno si congedano dai clienti del locale incamminandosi sotto braccio lungo via Petrarca. È una giornata uggiosa e i due procedono lentamente riparandosi dalla pioggia sotto un unico ombrello. La coppia giunge presso l’autorimessa che custodisce le automobili che serviranno ai consorti per andare a lavorare. La Ritmo color rame dell’ingegnere è in sosta lungo la strada mentre la A 112 della signora Matilde è parcheggiata all’interno del garage. Un rapido saluto con un bacio e le strade dei due si separano.

«HANNO UCCISO UN UOMO!»

Ore 08:20. L’ingegnere inserisce la chiave nella serratura della portiera e compie una girata. È l’ultimo gesto della sua vita. Si odono cinque colpi di pistola e poi altri due, che riecheggiano minacciosi in tutta l’area circostante. Terrore, panico, grida disperate: «Hanno ucciso un uomo!». La signora Matilde intuisce che la vittima potrebbe essere il marito. La donna torna indietro di corsa e si confronta con la straziante verità. Carlo Ghiglieno è riverso nel proprio sangue sull’asfalto. I killer l’hanno colpito al volto e alla schiena a distanza ravvicinata. Secondo le confuse testimonianze di alcuni passanti, gli assassini erano almeno due o forse tre o quattro giovani.

Ore 9:20. Una voce femminile rivendica l’omicidio ai telefoni della redazione torinese dell’Ansa: «Qui Prima Linea – gruppo di fuoco di Charlie e Carla, rivendichiamo l’eliminazione dell’ing. Ghiglieno Carlo, dirigente FIAT del processo logistico. Perché non vi sbagliate l’abbiamo eliminato con sette colpi calibro.38 Special Norma a punta cava. Questo è il primo atto della campagna di terrore proletario verso il comando d’impresa. Qui Prima linea in onore ai compagni Matteo e Barbara».

Il 10 dicembre 1983, dopo dodici giorni di camera di consiglio, al processo contro Prima Linea vengono inflitti numerosi ergastoli per diversi fatti di sangue compiuti dal 1977 al 1980. Per l’omicidio Ghiglieno la corte condanna Maurice Bignami alla pena dell’ergastolo. Condannati per lo stesso reato anche Paolo Zambianchi (30 anni), Franco Albesano (25 anni e 2 mesi), Fabrizio Giai (21 anni e 2 mesi) e Roberto Sandalo (7 anni e 7 mesi).