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Bologna 1979. L’irruzione negli uffici dell’Asem

Redazione Spazio70

Graziella Fava, rimasta ustionata dopo l'incendio appiccato dai terroristi, morirà per asfissia

Bologna, 13 marzo 1979. Ore 16:55. Un «commando» di militanti di estrema sinistra fa irruzione negli uffici dell’ASEM (Associazione Stampa Emilia Romagna-Marche), sede del sindacato dei giornalisti di via San Giorgio. Il gruppo è composto da due uomini e una donna. Armati e con il volto coperto dai passamontagna, i tre costringono l’unico impiegato lì presente, il sessantunenne Luigi Costa, a consegnar loro alcuni fascicoli inerenti all’osservatorio su fatti di terrorismo. Dopo aver svaligiato la cassa (un «bottino» di circa 40.000 lire) i terroristi si appropriano anche del portafogli dell’uomo. In quel momento si trova ad entrare in sede la signora Eulalia Amici, vedova del noto giornalista sportivo Severo Boschi. Assieme al signor Costa la donna viene chiusa all’interno di un piccolo bagno. Ai due viene intimato di stare in silenzio e di non muoversi.

A quel punto, prima di darsi alla fuga, i malviventi gettano un ordigno incendiario all’interno dell’ufficio, appiccando un rogo che si estende con estrema rapidità. Quando i due prigionieri escono dal gabinetto si ritrovano circondati dalle fiamme ed impossibilitati a lasciare l’edificio. Affacciatosi alla finestra, il signor Costa riesce ad allertare i passanti e in breve tempo accorrono i vigili del fuoco che domano l’incendio e mettono in salvo i due malcapitati.

La sede è completamente distrutta ma il pericolo più grande sembrerebbe scampato. Purtroppo non è così. Il dramma, quello vero, si è consumato già. Le fiamme e le esalazioni sono penetrate nell’abitazione del piano superiore dove in quel frangente vi erano tre donne.

«I PENNIVENDOLI DI REGIME»

La signora Ester Ginnasi Poggiolini, di 82 anni, versa in gravissime condizioni: è in stato asfittico con collasso cardiocircolatorio e verrà ricoverata d’urgenza. La signora Tiziana Bontempi è riuscita a scappare dai tetti e se l’è cavata con qualche ustione e tanta paura. La signora Graziella Fava, invece, non ce l’ha fatta. Il corpo della donna risulta ustionato ma la morte è avvenuta per asfissia. I fumi del rogo hanno creato una nube nera irrespirabile e la donna è svenuta nel disperato tentativo di mettersi in salvo. Cinquantenne, domestica presso l’appartamento della Ginnasi Poggiolini, la signora Fava è stata trovata distesa senza vita sul pianerottolo, dinnanzi alla porta dell’ascensore.

Ore 17:50. Presso la redazione del quotidiano Il Resto del Carlino giunge una telefonata anonima. L’attentato è rivendicato dal gruppo «Gatti Selvaggi», un movimento già noto nella città di Bologna per attentati incendiari e ferimenti. Si tratta di una banda che gravita attorno all’area «spontaneista» di Prima Linea.

Nel comunicato i terroristi affermano di aver voluto punire «i pennivendoli di regime». Il motivo di tale «punizione» riguarda presunte falsità che i giornalisti dell’ASEM avrebbero diffuso sul conto «dei compagni Barbara e Charlie», ossia Barbara Azzaroni e Matteo Caggegi, due militanti di Prima Linea rimasti uccisi in uno scontro a fuoco con le forze dell’ordine avvenuto a Torino il mese precedente. In serata si verificano altri due attentati incendiari, ma di minore intensità, con lancio di bottiglie molotov contro le abitazioni dei giornalisti Eneide Onofri (L’Avanti) e Gianluigi Degli Esposti (Il Resto del Carlino).

I responsabili della morte di Graziella Fava restano tutt’ora ignoti.