logo Spazio70

Benvenuto sul nuovo sito di Spazio 70

Qui potrai trovare una vasta rassegna di materiali aventi ad oggetto uno dei periodi più interessanti della recente storia repubblicana, quello compreso tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta del secolo scorso.
Il sito comprende sei aree tematiche e ben ventidue sottocategorie con centinaia di pezzi su anni di piombo, strategia della tensione, vicende e personaggi più o meno misconosciuti di un’epoca soltanto apparentemente lontana. Per rinfrescare la memoria di chi c’era e far capire a chi era troppo giovane o non era ancora nato.
Buona lettura e non dimenticare di iscriverti sulla «newsletter» posta alla base del sito. Lasciando un tuo recapito mail avrai la possibilità di essere costantemente informato sulle novità di questo sito e i progetti editoriali di Spazio 70.

Buona Navigazione!

L’orribile fine del criminologo Aldo Semerari

Redazione Spazio70

«Ci eravamo accorti che Semerari, nell’ambiente della malavita organizzata, giocava spavaldamente su più tavoli. Commentammo più volte fra noi che lo stesso correva grossi rischi»

Ottaviano (NA), 1° aprile 1982. All’interno di una Fiat 128 parcheggiata non distante dalla proprietà di Raffaele Cutolo vengono rinvenuti i resti del criminologo Aldo Semerari. La testa giace in una bacinella sul sedile accanto al posto di guida, mentre il resto del corpo, con mani e piedi legati, avvolto da un sacco di juta, è nascosto nel bagagliaio. Contemporaneamente alla scoperta del cadavere, si apprende che la segretaria di Semerari, la quarantatreenne Fiorella Maria Carrara, si è tolta la vita con un colpo di pistola alla bocca.

«SI DEFINIVA NAZIFASCISTA»

Il collaboratore di giustizia Maurizio Abbatino, nel corso degli interrogatori del 4 dicembre 1992 e del 9 gennaio 1993 dichiarerà:

«Ci eravamo accorti, poiché egli [Semerari, ndr] non ne faceva mistero, anzi se ne vantava, che nell’ambiente della malavita organizzata giocava spavaldamente su più tavoli. In particolare, avendo appreso da lui stesso che forniva prestazioni professionali tanto alla N.C.O. di Cutolo Raffaele, quanto alla Nuova Famiglia di Ammaturo Umberto, commentammo più volte fra noi che lo stesso correva grossi rischi. L’ ambiente del Semerari, come ho già avuto modo di accennare in precedenti interrogatori, esprimeva una diversa impostazione rispetto a quello dei NAR e lo stesso Semerari si definiva “nazifascista”. Nei precedenti interrogatori ho definito “ordinovisti” le persone che ruotavano attorno al Semerari e al De Felice, poiché ricordo che costoro parlavano talvolta di Ordine Nuovo e della organizzazione di campi paramilitari nelle campagne attorno a Rieti. Ricordo un incontro abbastanza rapido con il Semerari nella sua villa nel reatino: rimasi colpito dal suo letto in metallo nero, sormontato da una bandiera con svastiche e ornato di aquile e anche della presenza di vari dobermann ai quali il professore impartiva ordini in tedesco».

I RAPPORTI CON LA BANDA DELLA MAGLIANA

Dall’interrogatorio di Paolo Aleandri, 8 agosto 1990:

«L’istituzione di collegamenti tra gruppi eversivi dell’estrema destra e la malavita organizzata romana rientrava in un disegno strategico comune al prof. Aldo Semerari e al prof. Fabio De Felice, convinti che per il finanziamento dell’attività eversiva non fosse necessario creare una struttura finalizzata al reperimento programmatico di fondi, quando, senza eccessive compromissioni, si poteva svolgere un’attività di supporto di tipo informativo e logistico rispetto a strutture di criminalità comune già esistenti e operanti, onde garantirsi, lo storno degli utili derivanti dalle operazioni rispetto alle quali si forniva un contributo. Il primo collegamento venne realizzato attraverso Alessandro D’Ortenzi detto “Zanzarone”, in un incontro che, se mal non ricordo, si svolse presso la villa del prof. De Felice. Per quanto ho potuto constatare di persona, i rapporti che intercorrevano tra il gruppo criminale denominato Banda della Magliana, o per meglio dire, tra i suoi esponenti, e il prof. Semerari, era quello di una sorta di sudditanza dei primi al secondo, il quale esercitava su di loro una notevole influenza in forza dei benefici che costoro si aspettavano di conseguire per effetto delle sue prestazioni professionali. Con il passar del tempo, probabilmente, in considerazione di aspettative frustrate dai fatti, ho potuto constatare un progressivo raffreddamento di rapporti degli uni verso l’altro».