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Mundial ’78. Ramon Quiroga e la «marmelada peruana»

Redazione Spazio70

Alto appena 177 cm fa parte della schiera di portieri «nani» in voga tra anni Settanta e prima metà degli anni Ottanta

Ramon Quiroga, nato a Rosario, Argentina, il 23 luglio 1950. Professione: portiere. Soprannome: «El loco» (il pazzo). Di origine argentina, ottiene il passaporto peruviano nel 1977 a seguito di una lunga militanza nello Sporting Cristal: vanta 40 presenze nella nazionale peruviana (tra il 1977 e il 1985).

Alto appena 177 cm fa parte della schiera di portieri nani in voga tra anni Settanta e prima metà degli anni Ottanta.

Il brasiliano Dirceu sui portieri bassi: «Tancredi è l’ unico capace nelle uscite tra gli italiani. Ma a me avere un portierino che a fatica tocca la traversa non dà sicurezza, preferisco avere un bell’omone tra i pali, uno che sappia anche dirigerti. Il migliore in questo senso è il russo Dasaev».

José René Higuita Zapata, celebre portiere colombiano, ha dichiarato in una intervista di essersi ispirato al Loco Quiroga e all’altro Loco Hugo Gatti, entrambi argentini.

Ai Mondiali 1978, Quiroga dà prova del suo estro in alcune spettacolari uscite che lasciano interdetti i telecronisti di tutto il mondo.

Portiere reattivo, di personalità, aveva optato per la nazionale peruviana ritenendo di non trovare spazio nella Albiceleste argentina che a metà anni Settanta poteva contare su elementi come FillolGattiBaleyLavolpe.

Al Mundial 78 l’Argentina, come squadra di casa, si trova praticamente costretta a vincere. La formula del torneo è quella del Mondiale 1974: una prima fase con quattro gruppi eliminatori di quattro squadre ciascuno. A qualificarsi le prime due di ogni gruppo; in caso di parità di punti vale la differenza reti e in caso di parità di differenza reti vale il numero di gol segnati. La seconda fase è data da due gironi di semifinale di quattro squadre ciascuno, chiamati Gruppo A e Gruppo B, formati dalle squadre qualificate nei gironi della prima fase. Le prime classificate dei gironi della seconda fase disputano la finale per il primo posto, mentre le seconde si affrontano nella finale per il terzo posto.

Nella prima partita l’Argentina batte a fatica una ottima Ungheria per 2-1 (gol decisivo di Alonso, con un singolarissimo «1» come numero di maglia); nella seconda, si ripete col medesimo punteggio contro la Francia di Platini, ma nella terza viene battuta dall’Italia di Bearzot (gol di Bettega dopo pregevole triangolazione con Paolo Rossi).

FINISCE 6-0 PER GLI ARGENTINI

Jorge Videla, presidente della giunta militare argentina

Nella seconda fase si forma un girone con Brasile e ArgentinaPolonia e Perù sono le vittime predestinate delle due grandi squadre sudamericane. Il Brasile batte il Perù per 3-0 e la Polonia 3-1, mentre l’Argentina batte 2-0 la Polonia: lo 0-0 contro il Brasile impone quindi agli argentini una vittoria sul Perù con almeno quattro gol di scarto. L’Argentina, costretta a lasciare Buenos Aires dopo la sconfitta contro l’Italia e il secondo posto nella prima fase, si ritrova a giocare la partita decisiva per l’accesso alla finalissima a Rosario, città natale di Quiroga. I media sudamericani, in particolare quelli brasiliani, subodorano la «marmelada» (equivalente dell’italiano «biscotto») e fanno pressioni sul Perù affinché garantisca la regolarità della partita: viene esplicitamente richiesta l’esclusione di Quiroga a vantaggio del secondo portiere Ottorino Sartor. I peruviani decidono di confermare comunque Quiroga.

Si gioca nello stadio Gigante de Arroyito davanti a 37 mila spettatori: il Perù si fa subito pericoloso con Munante, ma è un fuoco di paglia. Al gol di Kempes, seguirà quello di Tarantini poco prima dell’intervallo e poi ancora Kempes Luque, al 49′ e al 50′, che di fatto chiudono la pratica. C’è ancora tempo per altri due gol: Houseman, che aveva fatto ammattire gli italiani nel Mondiale di quattro anni prima, e ancora Luque. Risultato finale: 6-0. Nella partita contro l’Argentina, Quiroga appare stranamente remissivo, poco reattivo, così come tutto il Perù. Fonti mai confermate riferiscono di una colossale fornitura di grano e di una linea di credito da 50 milioni di dollari a favore del governo peruviano. Nel libro El hijo del Ajedrecista, scritto da Fernando Rodriguez Mondragon, figlio dell’ex capo del narcotraffico del cartello di Calì, Gilberto Rodriguez Orejuela, si sostiene la tesi della avvenuta corruzione: Rodriguez figlio sostiene di essere venuto a conoscenza, tramite uno zio, boss del narcotraffico, della combine tra Argentina e Perù volta all’eliminazione del Brasile. Secondo altre voci, i peruviani avrebbero ricevuto prima della gara la visita del generale Videla e del premio Nobel per la pace Henry Kissinger. Lo stesso Quiroga, sotto l’effetto dell’alcol, avrebbe parzialmente ammesso un accordo.

Quiroga giocherà nella nazionale peruviana fino al 1985, Mundial 82 compreso, e ritirerà nel 1986.