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Nicolò Carosio. Quella del «negraccio» era solo una bufala

Redazione Spazio70

Dopo molti anni da Mexico '70, Carosio ottiene giustizia grazie a «Sport in tv», libro di Massimo De Luca e Pino Frisoli

Nicolò Carosio (5 marzo 1907, 27 settembre 1984) è stato per oltre trent’anni voce narrante delle imprese, e delle disfatte, della nazionale italiana di calcio. Padre genovese, funzionario di dogana, madre inglese, si laurea in giurisprudenza a Venezia. Inizialmente impiegato presso la Shell, si allena fin da giovane nell’arte della radiocronaca commentando partitelle nei dintorni di Venezia.

UNO STILE BRITANNICO

Nel 1932, la buona occasione: Carosio scrive all’EIAR, l’Ente italiano audizioni radiofoniche, ottenendo un provino per un posto di radiocronista. Convocato a Torino, gli viene richiesto di improvvisare un «derby» tra Toro e Juve; lo fanno continuare fino a un immaginario 5 a 5, per poi fargli firmare un contratto di collaborazione. Carosio inizia ufficialmente la sua carriera di radiocronista a venticinque anni, debuttando in occasione di un incontro tra Italia e Germania disputatosi a Bologna nel ’33. [1]

La carriera di Carosio si sviluppa veloce: radiocronista per l’emittente di Stato in occasione delle prime due vittoriose spedizioni mondiali dell’Italia, rende popolari termini come «traversone» (al posto di «cross»), «calcio d’angolo» (al posto di «corner») e soprattutto «rete» (al posto di «gol»): il «quasi rete» è un altro dei suoi marchi di fabbrica. [2] Carosio racconta l’evento sportivo con uno stile tipicamente britannico: parco di termini ridondanti, non lesina però stilettate quando il gioco non lo soddisfa: «Punte, mezze punte, puntine da disegno», si lascia scappare una volta all’indirizzo di giocatori dall’indefinibile collocazione tattica. [3] Pur amando i calciatori tecnici, apprezza soprattutto lo spirito gladiatorio: «Poche storie e alzarsi» (dedicato a Rivera), «tagliarsi i capelli, così il pallone non lo vedi» (dedicato a Gigi Meroni), «Mariolino, meno veroniche e più sostanza» (riferito a Mario Corso). [4] Per lunghi anni gli viene attribuito un insulto razzista rivolto a Seyoum Tarekegn, guardalinee etiope che faceva parte della terna arbitrale durante il match tra Italia e Israele a Mexico ’70: al gran gol di testa di Riva, Tarekegn aveva segnalato un dubbio fuorigioco. A danno di Carosio si diffonde ben presto una voce, avallata anche dal quotidiano torinese La Stampa, secondo la quale l’esperto telecronista avrebbe definito «negraccio» il guardalinee etiope durante la diretta della partita: da qui la scelta della Rai di silurarlo. [5] Dopo molti anni, Carosio ottiene giustizia grazie a «Sport in tv», libro scritto da Massimo De Luca e Pino Frisoli, uscito nel 2010.

Carosio, infatti, non diede mai del «negraccio» al guardalinee etiope: durante l’incontro Italia-Israele, a Mexico 70,  se la prende con l’arbitro brasiliano De Moraes che non fischia molti falli evidenti ai danni degli italiani: «E’ inaudito, l’arbitro lascia ancora correre…», «finalmente l’ineffabile signor Moraes si accorge di un fallo a nostro danno». [6]

L’ALTERNANZA CON MARTELLINI

Poche le frasi di Carosio indirizzate al guardalinee etiope: quando un attaccante israeliano si presenta solo davanti ad Albertosi, Carosio parla di «fuorigioco netto lasciato correre dall’etiope». Qualche minuto dopo, per un’altra decisione del guardalinee in favore dell’Italia, Carosio afferma: «L’etiope ha sbandierato». In occasione del gol annullato a Riva nel secondo tempo, Carosio commenta con un «siamo proprio sfortunati, a parer nostro non è fuorigioco e Riva aveva segnato regolarmente al 29. Indubbiamente ci sia consentito di parlare di sfortuna che perseguita gli azzurri». [7]

Non è quindi vero che l’ultima telecronaca Rai di Carosio sia stata Italia-Israele a Mexico 70: viceversa, come scrive Frisoli nel suo blog, «continuerà a lavorare per la Tv pubblica per tutto il 1971, fino alla regolare conclusione del suo contratto di collaborazione con la Rai. Carosio non era un dipendente Rai, ma solo un collaboratore. Italia-Israele non è stata la sua ultima telecronaca dell’Italia: infatti la prima partita della Nazionale dopo i Mondiali, l’amichevole Svizzera-Italia del 17 ottobre 1970, passata alla storia anche per il bellissimo gol di Sandro Mazzola, è proprio di Carosio, che alternandosi ancora con Martellini, telecronista della successiva Austria-Italia, farà anche Italia-Irlanda dell’8 dicembre 1970 per la qualificazione agli Europei. Sempre per la Nazionale Carosio farà anche Italia-Svezia del 9 ottobre 1971 per gli italiani del Nord America, come ricorda proprio Martellini all’inizio della telecronaca per l’Italia. Carosio, oltre ad alternarsi con Martellini nelle telecronache di Serie A e delle coppe europee, viene anche mandato dalla Rai a Wembley per la finale di Coppa dei Campioni Ajax-Panathinaikos del 2 giugno 1971, trasmessa in differita sul Nazionale il 3 giugno alle 14.00 e la sera dello stesso giorno era in diretta per Leeds-Juventus, finale di ritorno di Coppa delle Fiere trasmessa in diretta alle 20.30 sul Secondo causando lo spostamento di Rischiatutto sul Programma Nazionale, come si chiamava all’epoca l’odierna Rai Uno. Carosio con la Rai finisce il 15 dicembre 1971 con la partita amichevole Lega Belgio-Lega Italia giocata a Charleroi e finita 2-1 per i padroni di casa» [8]

Martellini, continua Frisoli, «già si alternava con Carosio nelle telecronache dell’Italia. […] Per la regola dell’alternanza Italia-Germania Ovest sarebbe toccata a Carosio. La notizia che la semifinale Italia-Germania Ovest sarebbe stata affidata a Martellini e non a Carosio viene resa pubblica dalla Rai martedì 16 giugno 1970, a 24 ore dalla partita, da Giorgio Boriani, direttore dei servizi sportivi della Tv, interpellato da Gian Paolo Cresci, capo ufficio stampa della Rai, nel corso di una conferenza stampa con i giornalisti riuniti in viale Mazzini per un primo bilancio sulle trasmissioni dei Mondiali di calcio. Lo scrive, tra gli altri, il Corriere d’informazione, quotidiano milanese del pomeriggio, nello stesso giorno a pagina 6 titolando “Sarà Nando Martellini, non Carosio, a trasmettere Italia-Germania”»[9]

LA «BUFALA» DELLA STAMPA

«Pochi giorni dopo», continua Frisoli nel suo blog, «La Stampa del 20 giugno 1970, a pagina 20, in un breve articolo a firma P.B. (Paolo Bertoldi inviato in Messico) parla di “disavventura” televisiva perchè Carosio avrebbe definito “negraccio” il guardalinee etiope che aveva annullato il gol di Riva e per questo non avrebbe più commentato le telecronache dell’Italia ai Mondiali. E’ ormai accertato che Carosio in realtà non diede mai del “negraccio” al guardalinee etiope e si limitò solo, nel primo tempo, a rilevare gli sbandieramenti di Tarekegn contro i giocatori italiani. Niente di particolare, semplici rilievi tecnici e non certo offese razziste. Da notare che Paolo Bertoldi, trovandosi in Messico, non poteva avere ascoltato la telecronaca Rai. Carosio, come scrivono tutti i giornali dell’epoca, avrebbe invece commentato l’altra semifinale Brasile-Uruguay. Per la finale, la Rai decide di confermare Martellini, mentre Carosio commenta la finale per il terzo posto Germania Ovest-Uruguay. Solo al rientro in Italia si sparge la voce dell’insoddisfazione di Carosio, che avrebbe manifestato il desiderio di dimettersi con un anno di anticipo sulla scadenza del suo contratto a termine che si sarebbe risolto a fine 1971» [10]

Carosio in una delle sue ultime uscite pubbliche

Qualcosa, però, accadde alla radio, ma Carosio non c’entra niente: un ingegnere etiope residente a Roma, Laiketsion Petros, scrive al quotidiano Il Messaggero una lettera pubblicata con il titolo: «Una frase di pessimo gusto» [11]

«Sono rimasto molto sorpreso», scrive l’ingegnere, «nel sentire alla radio i commenti sia del radiocronista che di altre persone relativi al guardalinee etiopico Tarekegn, dopo la cronaca della partita Italia-Israele. La frase che più mi ha colpito è stata quella, più volte ripetuta: “Il Negus si è vendicato”. A parte il fatto che il Negus si è già vendicato, perdonando e dimenticando il passato, e oggi Italiani ed Etiopici vivono sia in Italia che in Etiopia nella migliore delle armonie, sia nel lavoro che nello sport, ritengo che questa frase detta a 20 milioni circa di radioascoltatori, sia veramente di pessimo gusto e del tutto priva di qualsiasi fondamento» [12] Un’altra lettera di protesta, firmata da Carmelo Bene, viene pubblicata su l’Unità con il titolo «La vendetta del Negus». Anche in questo caso si parla di una frase sentita alla radio nel dopo partita. A pronunciarla è Antonio Ghirelli, all’epoca direttore del Corriere dello Sport, che intervistato da Mario Gismondi dice proprio: E’ stata la vendetta del Negus». Passa invece inosservato il commento finale di Eugenio Danese, decano dei giornalisti sportivi italiani e inventore tra l’altro dell’espressione «zona Cesarini»Danese, a proposito del gol annullato a Riva, dice: «Non vogliamo essere cattivi, ma il guardalinee era etiope, cioè africano»Un commento che oggi probabilmente desterebbe molte polemiche. [13]

 

 

[1], [2], [3], [4] «Nicolò Carosio, il primo cantore del football», Storiedicalcio.altervista.org[5], [6], [7], [8], [9], [10], [11], [12], [13] «Sport in tv», Massimo De Luca e Pino Frisoli, Rai-Eri, 2010 e Nicolò Carosio: la verità definitiva su cosa accadde dopo la telecronaca di Italia-Israele nel 1970, «La tv per sport», PinoFrisoli.blogspot.it