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L’allarme eroina nell’Italia del 1977

Redazione Spazio70

Da un'inchiesta di Alida Militello e Gianni Mura

«Di fronte alla scuola di mio figlio ho visto un signore distinto su una bella macchina. Mi è sembrato che distribuisse qualcosa. Non era un genitore, perché quando è partito era da solo. Sarà uno spacciatore di droga? Cosa devo fare?». La signora dice di aver telefonato alla polizia, ma non sono arrivati. Dice che molte sue amiche hanno la stessa preoccupazione. Ma si drogano i bambini alle elementari, alle medie? Sì. Ogni tanto sui quotidiani, in cronaca, si leggono dei titoli sulla droga nelle scuole. Pur facendo una taratura su alcuni casi gonfiati (i leccalecca all’hashish, il barcone-fumeria sul Tevere), il fenomeno esiste. Certi genitori scuotono la testa e dicono che sono le solite esagerazioni dei giornali, altri ci credono, ma pensano che in casa loro certe tristi vicende non entreranno mai; altri ancora si rendono conto delle proporzioni del fenomeno, ma non sanno a chi rivolgersi.

Un’inchiesta sulla droga con particolare riferimento ai giovanissimi, non può non tener conto dell’evoluzione che, negli ultimi dieci anni, ha portato a un radicale abbassamento dell’età delle scelte, dei comportamenti. Accenniamo alla «conquista» delle chiavi di casa, alle nozioni di educazione sessuale, all’intervento su temi politici; oggi ci si arriva fin dalle scuole medie, se non prima. A questi segni di emancipazione si è aggiunta, non ultima, la droga come simbolo illusorio di libertà. I ragazzi ne discutono, la provano.

NEL 1975, IL 35 PER CENTO DEGLI STUDENTI ROMANI DELLE SUPERIORI AVREBBE PROVATO LA DROGA ALMENO UNA VOLTA

Oggi la droga è entrata di forza tra i giovanissimi. Le tappe: un morto nel 1973, 8 nel 1974, 25 nel 1975, 33 nel 1976 e 36 nella sola metà del 1977. Il più giovane si chiamava Paolo Eccher. E’ morto a Trento la scorsa estate per una dose eccessiva di eroina. Non aveva ancora compiuto 15 anni. Il suo caso non è isolato. Gli esperti sono concordi nel ritenere che l’età media di chi comincia a drogarsi tende a calare in modo preoccupante. Si può cominciare intorno agli 11 anni con l’«erba» e andare avanti così: si può cominciare con l’erba e in breve, per avere sensazioni più forti, arrivare all’eroina; si può addirittura partire dall’eroina e bruciarsi per sempre. Dalle droghe cosiddette «pesanti» (acidi, amfetamine, derivati dall’oppio come la morfina e sopratutto l’eroina) è difficile uscire perché comportano la dipendenza fisica, oltre che psichica, contrariamente a quelle «leggere» (marijuana, hashish). Preoccuparsi non basta, lanciare allarmi a sproposito non serve. Serve invece conoscere la portata del fenomeno dalla voce di chi da anni lo affronta.

Dice il dottor Salvatore Rubino, del Centro antidroga del comune di Roma: «In base a un’inchiesta condotta nelle medie superiori di Roma nel 1975, la nostra valutazione è che una percentuale fra il 30 e il 35 per cento degli studenti abbia provato la droga almeno una volta. Oggi questa percentuale è discretamente salita, mentre si è abbassata l’età media dei ragazzi». Don Mario Picchi, piemontese, che da dieci anni a Roma dirige il Centro di solidarietà: «Il fenomeno della droga dilaga tra i ragazzi di 12, 13, 14 anni: ormai è un problema che coinvolge tutti». Padre Brunetta, del Centro San Fedele di Milano: «Alle elementari l’argomento-droga è fonte di curiosità. Quando vado nelle scuole a dare spiegazioni sulla droga, spesso mi chiedono come si combina l’aspirina con la coca cola, oppure se si può fumare il cianuro di potassio. […] Nell’ultimo anno si sono rivolti a me eroinomani inferiori ai 15 anni: il fenomeno è di proporzioni preoccupanti nell’hinterland milanese (Quarto Oggiaro, Bollate, Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo, Lissone, nel Varesotto e nella Bergamasca). Ma anche a Merano e nella Marca trevigiana ci sono segnalazioni analoghe».

«IL PROBLEMA DELLA DROGA? VERRÀ FUORI CON TUTTA LA SUA DRAMMATICITÀ NEGLI ANNI OTTANTA»

Gino Galli, un maestro che lavora a Milano col Ceis (Centro italiano di solidarietà) di via Zurigo: «Il problema della droga pesante tra i giovanissimi esiste, ma da troppe parti si tende a minimizzarlo, non so se per ignoranza o per paura. Temo che verrà fuori con tutta la sua drammaticità all’inizio degli anni Ottanta e troverà impreparata la società ancor più di quanto lo sia adesso. Non è considerando il drogato come un problema sanitario che si può venire a capo della questione”».

In Piemonte, la Regione ha compiuto due anni fa un’indagine nelle scuole superiori col risultato di accertare circa 10 mila drogati a Torino e provincia, con significativi riferimenti anche alle medie inferiori.

Dice don Isidoro, del Gruppo Abele, l’organizzazione più attiva che opera a Torino e in tutto il Piemonte: «Fino a un paio di anni fa era difficile incontrare un ragazzo dedito alla droga pesante sotto i 17 anni. Adesso questa media si è abbassata e del resto molti ragazzi di 11 e 12 anni hanno ammesso di “fumare” abitualmente». Luciana C., insegnante a Torino nelle scuole differenziali: «Nel corso di una lezione di geografia, ho parlato delle coltivazioni di oppio in Asia e ho notato che l’argomento interessava i ragazzi. Alcuni avevano trovato una siringa in giardino, altri avevano visto due ragazzi più anziani che si praticavano una iniezione nel portone di casa loro. Ho chiesto ai genitori se potevo tenere una lezione approfondita sulla droga ed erano d’accordo, ma non lo era il direttore didattico. Eppure conosco ragazzini di 10-11 anni che non pensano più alla scuola, ma sono già schiavi della droga».

L’atteggiamento del direttore didattico di Luciana C. non deve stupire. La scuola italiana fa spesso finta di non vedere e non sentire e nemmeno finora ha saputo parlare. Per un malinteso senso dell’onore («ne andrebbe di mezzo il buon nome e la serietà dell’istituto»), per uno scarico di responsabilità («queste cose dovrebbero farle le famiglie»), per un timore che oggi appare assai anacronistico («l’informazione preventiva da un lato sarebbe utile, ma dall’altro potrebbe stimolare nel giovane una pericolosa curiosità») nella nostra struttura scolastica la responsabilità di fare qualcosa è stata troppo spesso lasciata all’iniziativa di pochi volontari. Infatti tra i tanti intervistati, la voce ufficiale del ministero della Pubblica istruzione (la professoressa Adele Pellicciari, responsabile del Servizio antidroga dell’ufficio studi e programmazione) è l’unica a minimizzare il fenomeno: «Non appare grave nelle medie inferiori. Che circoli droga fra gli studenti delle superiori non mi sentirei di escluderlo».

I GENITORI? INVECE DI PREVENIRE, TENDONO A REPRIMERE

[…] In Italia la droga (salvo sporadici accenni a «festini» nei quartieri alti) è arrivata verso la fine degli anni Sessanta sull’onda della contestazione, accompagnata da giustificazioni culturali e paraculturali (la «rivoluzione psichiedelica», la ribellione alla società dei consumi, l’evasione, la creatività, la scoperta dell’io nascosto). Per i grandi trafficanti, il nostro era un Paese di transito. I giovani «fumavano» e gli eroinomani erano pochi e iniziavano attorno ai 18 anni. A partire dal 1973, ma soprattutto nell’autunno del 1974, l’Italia è diventata un fiorente centro di vendita per la droga pesante. Il «mercato» si è vuotato di droghe leggere, mentre venivano offerte a prezzi stracciati, qualche volta anche gratis, le droghe pesanti, l’eroina soprattutto. Le vicende sociali del nostro Paese (crisi economica, della famiglia, della scuola, mancanza di prospettive per il futuro) avevano reso il mercato disponibile non più a soddisfare solo una moda di importazione ma una esigenza di fuga da una realtà sempre più ostile specialmente per i giovanissimi.

D’altro canto, l’eroina consente un guadagno del 3000 per cento, mentre sono assai più bassi i margini di profitto per i mercanti di marijuana e hashish. E poi le droghe leggere non danno assuefazione fisica, mentre l’eroina comporta una totale dipendenza […] La necessità per il tossicomane di procurarsi l’eroina (gli servono almeno 100 mila lire al giorno) lo porta ad attività delinquenziali (furti, rapine, scippi) oppure vende il suo corpo. «Nove volte su dieci, le colpe sono dei genitori», dice Gino Galli, «e per l’esperienza che ho temo che i corsi di informazione servano a poco. I genitori si informano su quanto costano le droghe, sugli effetti, sui sistemi per capire se il figlio si droga. Mai uno, però, che abbia chiesto: come posso evitare che mio figlio si droghi? Il punto è tutto qui. Un padre, una madre, sono sempre convinti di aver fatto bene il loro compito e che a drogarsi siano i figli degli altri». E don Isidoro: «E’ il vuoto a spingere i ragazzi in braccio alla droga: carenze affettive, delusioni scolastiche, incomprensioni, paure, lo portano ad avere bisogno di una alternativa». Dice ancora Gino Galli: «Non esiste una medicina contro la droga, se non la possibilità di una vita migliore in mezzo agli altri, una solidarietà vera, e questa società non è pronta per offrire una vita vivibile».

Così l’eroina procede la sua marcia. Questa droga è nata nel 1898, prodotta dalla Bayer […] Il metadone, antidoto dell’eroina, sta diventando a sua volta una droga: è un cerchio che non si rompe ma si rinsalda. Ormai, pochi spacciatori si fanno «beccare» fuori dalle scuole, sono posti abbastanza sorvegliati. Gli acquirenti sanno bene dove rivolgersi: discoteche, giardini pubblici, salette di bar, atrii delle stazioni o della metropolitana. Cominciare non è difficile: c’è l’occasione nella festicciola, gli amici più «vecchi» di qualche anno, la voglia di entrare a far parte di un gruppo che ha le sue leggi. Una volta dentro, il drogato quasi sempre diventa spacciatore per pagarsi la dose, il giro si allarga e diminuiscono i rischi per chi ha fatto scattare la molla.

Da quel che abbiamo visto è chiaro che il giro della droga è perfettamente organizzato. Le forze dell’ordine tendono a intercettare i grossi carichi e sono impotenti, per numero e competenze, di fronte al traffico spicciolo. Infatti quei pochi che spacciano in prossimità delle scuole non portano addosso più di tre dosi, quantitativo che, sotto l’etichetta di «uso personale» impedisce per legge l’arresto. Contro la meccanica della droga, ben collaudata, si battono i gruppi più disparati: alcuni sorti già da dieci anni, altri recenti. Si va dai gesuiti, ai circoli dell’ultrasinista […] E’ una battaglia difficile, spesso confusa o fraintesa e manca – lo lamentano in molti – l’apporto dei genitori che quando non ignorano il problema, tendono più alla repressione che alla prevenzione. La scelta della droga come rifugio e alternativa, nasce dal silenzio della famiglia, di tante famiglie, di tante strutture, della società. E le colpe non le hanno i ragazzi che oggi si drogano. Loro pagano e continueranno a pagare. L’assedio della droga è sempre più stretto: gli «esperti» danno per certo che entro un anno, da Amsterdam, il mercato europeo della droga si sposterà a Milano.