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Le strane modalità di esame a Roma

Redazione Spazio70

Dopo una prima serie di orali, il rettore della Sapienza D’Avack deciderà di mettere fine agli esperimenti

È il 29 febbraio 1968 quando, presso la occupata facoltà di Lettere della Sapienza, ha inizio una singolare prova di esame con cinque commissioni pronte a dare il via agli orali secondo una nuova procedura concordata con gli studenti. Le principali novità vengono esposte in una sorta di manifesto affisso sui muri della facoltà dagli universitari in lotta: tra i vari aspetti interessanti, la possibilità di discutere pubblicamente il voto di esame, con gli studenti presenti, e la facoltà di sostenere la prova su argomenti non in programma. C’è poi anche la cosiddetta sessione continuata, cioè la possibilità di sostenere esami nei primi giorni dei mesi successivi così come già avvenuto a Firenze, Venezia e Sassari.

A dare il via a questa strana procedura, il professor Argan, ordinario di Storia dell’arte, che inizia a interrogare una studentessa di venticinque anni ponendole domande sul Mantegna, la cupola del Duomo di Parma e la pittura umanistica del Nord Italia.

Una volta conclusa la prova di esame, Argan si rivolge ai suoi colleghi proponendo un ventitré e chiedendo un avallo o una discussione in merito; gli altri professori si dicono d’accordo, ma la palla deve ancora passare agli studenti. «A te sta bene questo voto?», chiede uno di loro alla ragazza, «sì, va bene», risponde la giovane firmando il verbale per poi uscire dall’aula.

«GLI ESAMI VERRANNO ANNULLATI»

Pietro Agostino D’Avack

Dopo questa prima prova è la volta di un altro studente, Paolo Carpignano, iscritto al quarto anno di letteratura americana: il giovane, presentatosi di fronte a una commissione di esame presieduta dai professori Lombardo e Melchiori, passa brillantemente l’esame prendendo trenta e lode.

Quando i professori chiedono allo studente se intende ritirarsi nell’altra stanza mentre la commissione esaminatrice si accorda sulla votazione, Carpignano risponde che preferisce essere presente perché condivide pienamente l’impostazione che all’esame vogliono dare i suoi colleghi occupanti.

Dopo una serie di orali conclusi con questa modalità, il rettore della Sapienza D’Avack decide di mettere fine agli esperimenti.

«Abbiamo denunciato alle autorità una situazione insostenibile», dice il rettore agli universitari ammassati sul piazzale della Minerva, «perché gli studenti non hanno dimostrato civiltà e capacità di autogovernarsi. Qui si vive un clima di tensione e violenza. Gli esami verranno annullati».