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Licio Gelli: «La P2? Era rigorosamente dipendente dal Grande Oriente d’Italia»

Redazione Spazio70

da: Speciale del TG1 (1984)

Signor Gelli, secondo la commissione parlamentare d’inchiesta, la Loggia P2 non era soltanto un’associazione d’affari ma rappresentava un centro che tentava il controllo della vita politica nazionale anche in vista di un disegno politico. Un disegno politico probabilmente anche con collegamenti internazionali. Qual era questo disegno?

«La Loggia P2 non aveva alcun disegno politico, né mirava al controllo della vita nazionale sotto qualsiasi forma. Come ho avuto modo di dimostrare, essa era una loggia massonica strettamente e rigorosamente dipendente all’obbedienza del Grande Oriente d’Italia nella piena osservanza delle sue norme. La commissione parlamentare non può più dire per tanto che loggia P2 era segreta e che non era un’emanazione del Grande Oriente d’Italia, poiché con il mio primo memoriale ho rimesso alla commissione ben 54 documenti autentici provenienti sia dal Grande Oriente d’Italia che dai grandi Maestri, come dimostravano senza ombra di dubbio, che la Loggia P2 fosse intima struttura della Massoneria italiana, come non fosse segreta e come operasse all’obbedienza del Grande Maestro mediante precise norme che venivano attuate. Non posso non rammaricarmi che una parte rilevante dell’informazione influenzata dal cosiddetto scandalo P2 e travalicando ogni limite etico abbia inventato e costruito una lunga serie di notizie romanzate fino ad arrivare all’ormai noto, per quanto assurdo ritornello: “è stato Gelli” e così tutti se ne lavavano le mani. Questa affermazione è stata inculcata a viva forza nell’orecchio dell’opinione pubblica che mentre forniva una generalizzata paternità alle più varie sciagure abbattutesi sul nostro Paese, suonava assolutoria per i veri responsabili».

«LE PIÙ ALTE CARICHE DELLO STATO SONO SEMPRE STATE ISCRITTE ALLA MASSONERIA»

Licio Gelli

— Gelli, la commissione parlamentare d’inchiesta la definisce un uomo dei servizi segreti con collegamenti internazionali. Perché i capi dei vecchi servizi segreti italiani e tanti militari erano iscritti alla sua loggia massonica, alla P2?

«È una domanda che non ha senso e dimostra che lei è completamente a digiuno in materia massonica, perché dovrebbe sapere che per tradizione dai Re d’Italia alle più alte cariche militari e di ogni altro vertice dello Stato tutti erano iscritti alla Massoneria».

— Secondo l’onorevole Anselmi, commissione parlamentare d’inchiesta, l’elenco degli iscritti alla P2 trovato a Castiglion Fibocchi è veritiero ma incompleto. È davvero così?

«Ho già ripetuto, fino alla noia, che gli elenchi di Castiglion Fibocchi altro non sono che un brogliaccio personale, ma la convinzione dell’onorevole Anselmi, circa l’individualizzazione del piè di lista della P2 negli elenchi, dimostra la pretestuosità di interpretazioni che non tengano in alcun conto delle dichiarazioni del compilatore degli stessi elenchi. Questo è un fatto gravissimo».

— Sulle diverse inchieste aperte dalla magistratura italiana nei suoi confronti, dalla bancarotta del Banco Ambrosiano alle Assicurazioni Savoia alla fuga dal carcere, quale sarà la sua linea di difesa quando tornerà in Italia, se tornerà in Italia?

«Non potrò che ribadire ciò che ho sempre affermato: di essere totalmente estraneo ad ogni addebito».

«SI È VOLUTA FORNIRE UN’IMMAGINE MISTIFICATA DELLA MIA PERSONA E DELLA MIA ATTIVITÀ»

— Rifarebbe oggi, con Ortolani e gli altri amici della P2, la stessa operazione che fece a suo tempo sul Corriere della sera?

«Proporrei la stessa operazione e darei la mia stessa collaborazione di consulente, con o senza Ortolani. Penso che sia sufficiente leggere la lettera di ringraziamento inviatami da Angelo Rizzoli. Ecco il testo: “Carissimo Licio, chiudendo l’operazione finanziaria nel cui esito felice tu hai avuto un ruolo determinante, desidero esprimerti il mio fraterno ringraziamento e la mia sincera riconoscenza per tutto quanto hai fatto nell’interesse mio, della mia famiglia e della nostra azienda. Certamente ora altri problemi ci attendono ma quanto tu hai fatto ha rappresentato il necessario presupposto per affrontarli con maggiore serenità. Per questo sarò sempre grato del tuo prezioso intervento così come ti sono riconoscente per i consigli, i suggerimenti, l’aiuto che non mi hai fatto mancare in questi anni. Grazie ancora di tutto e credimi. Con affetto fraterno, il tuo Angelo”. Ciò affermava Angelo Rizzoli, se quell’operazione non fosse stata effettuata, probabilmente oggi la stessa testata sarebbe già stata dimenticata».

— Lei, Gelli, è stato definito in vari modi: genio del male, faccendiere, magliaro. In un’intervista al Corriere della sera a suo tempo lei fece capire che si identificava nella figura di un grande burattinaio. È sempre dello stesso avviso?

«La trasfigurazione della mia personalità è stata così totale che non intendo scendere ad un livello così volgare. Le definizioni che di me sono state fornite non possono comunque che rispecchiare il tono della campagna scandalistica condotta ai miei danni e ne riflettono i pretestuosi contenuti. Ciò vale anche per l’espressione da lei riferita, frutto dell’immagine mistificata che si è voluto fornire della mia persona e della mia attività. La speranza che perseguo con incrollabile, dico, incrollabile fiducia è che ad onta di ogni distorta definizione della mia persona e del mio passato, possa venir dimostrata la realtà storica dei fatti, liberandomi da accuse infondate nate da una campagna scandalistica senza precedenti».