logo Spazio70

Benvenuto sul nuovo sito di Spazio 70

Qui potrai trovare una vasta rassegna di materiali aventi ad oggetto uno dei periodi più interessanti della recente storia repubblicana, quello compreso tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta del secolo scorso.
Il sito comprende sei aree tematiche e ben ventidue sottocategorie con centinaia di pezzi su anni di piombo, strategia della tensione, vicende e personaggi più o meno misconosciuti di un’epoca soltanto apparentemente lontana. Per rinfrescare la memoria di chi c’era e far capire a chi era troppo giovane o non era ancora nato.
Buona lettura e non dimenticare di iscriverti sulla «newsletter» posta alla base del sito. Lasciando un tuo recapito mail avrai la possibilità di essere costantemente informato sulle novità di questo sito e i progetti editoriali di Spazio 70.

Buona Navigazione!

Una «limousine senza motore». Breve storia di Eugenio Cefis

Redazione Spazio70

Cefis viene descritto da Mattei come un uomo senza ideali, privo cioè di quegli alti valori che dovrebbero muovere l’agire di chi è a capo di una grandissima azienda

Eugenio Cefis è il numero due di Enrico Mattei quando il celebre presidente dell’Eni è ancora in vita: dopo la sua morte, diventa il numero uno. I caratteri dei due sono molto diversi: se Mattei è un generoso idealista, Cefis è ambizioso e privo di scrupoli.

LE SETTE SORELLE

Sono diversi anche perché hanno dovuto operare in due differenti momenti storici: Mattei ha avuto come interlocutori De Gasperi, Dossetti e La Pira, cioè uomini che durante il fascismo sognavano un’Italia diversa cercando poi disperatamente di realizzare quanto desiderato, mentre Cefis ha come interlocutori Andreotti, Fanfani, Colombo e soprattutto Aldo Moro, il più triste e pessimista tra gli uomini politici, sempre molto scettico sulle potenzialità del Paese.

L’obiettivo del nuovo presidente dell’Eni non è insomma di carattere politico-sociale, quello cioè di far grande l’Italia realizzando una politica estera da Paese non allineato come la intendeva Mattei, ma semplicemente di mettere i conti a posto e riparare i danni che il suo predecessore aveva fatto proprio in campo internazionale ponendosi contro i grandi potentati del petrolio, le cosiddette Sette sorelle. Il compito più importante che Cefis affronta dopo la morte di Mattei è infatti la pacificazione con le società petrolifere internazionali: un riavvicinamento che è ormai nell’aria perché le azioni di disturbo compiute in mezzo mondo hanno avuto soltanto l’effetto di molestare, ma non condizionare, i gruppi americani e inglesi. Cefis ristabilisce quindi rapporti normali con le Sette sorelle e lo fa per puro buon senso, forte di un temperamento che lo porta inevitabilmente verso un comportamento razionale. In campo editoriale, Mattei affida a Cefis la cura del Giorno, il quotidiano Eni, nonostante l’ossessione per la segretezza che sembra caratterizzare il futuro presidente. Emergono anche alcune bizzarrie: Cefis si raccomanda coi propri redattori affinché, nelle pagine interne al giornale, ci si riferisca a lui non con nome e cognome, ma con la dizione «il Presidente dell’Eni».

CEFIS: UN GENERALE TEDESCO PIÙ CHE UN UOMO DI FINANZA

Nel 1961, Cefis, che è ormai l’erede designato di Mattei, lascia l’Eni e se ne va per i fatti propri. Nessuno capisce il perché: qualcuno ipotizza ruberie, il perseguimento di interessi personali, ma la risolutezza di Mattei nel regolare tali questioni porta a escludere una simile eventualità. Di fatto Cefis torna all’Eni dopo la misteriosa fine del suo ex capo, inizialmente da vicepresidente, poi succedendo a Marcello Boldrini nella carica di sovrano dell’Ente Nazionale Idrocarburi.

L’arrivo di Cefis chiarisce subito ai più la differenza con Mattei. Prima di tutto di stile: se Mattei è un uomo del popolo, che ottiene il diploma di ragioneria solo da adulto, salvo poi ricevere quattro o cinque lauree ad honoris quando diventa importante, Cefis proviene da una famiglia borghese e frequenta l’accademia militare di Modena.

Fisicamente e caratterialmente i due sono agli antipodi: Mattei è corto, dai modi gioviali anche se risoluti, Cefis è alto e massiccio e con il suo tratto militaresco sembra più un generale tedesco che un uomo di finanza. Se Mattei vuole essere amato, Cefis preferisce essere temuto. Il primo gratifica a volte i propri collaboratori donando scatole di scarpe ricolme di banconote, il secondo distribuisce mazzate a chi apre bocca senza essere stato interpellato. Severissimo con chi arriva a una riunione anche con un minuto di ritardo, l’ex allievo ufficiale ama leggere Clausewitz e libri di arte militare.

L’atteggiamento di Mattei, nei confronti del suo numero due, è un mix di considerazione e rammarico: Cefis viene descritto come una limousine senza motore. E per motore Mattei intende gli ideali, quegli alti valori che dovrebbero muovere anche l’agire di chi è a capo di una grandissima azienda. L’unica ossessione di Cefis sembra invece essere quella dell’ordine: incasellare tutto, riparare i guasti creati da una gestione economica un po’ troppo allegra posta in essere dal predecessore.

LASCIARE IL CAMPO DELLE PARTECIPAZIONI STATALI. L’OBIETTIVO MONTEDISON

Eugenio Cefis, 1968

Non è un caso che con questi presupposti Cefis abbia ottenuto la stima dei grandi banchieri: sia Guido Carli che Enrico Cuccia gli riconoscono rigore, al contrario di Mattei al quale vengono imputati investimenti discutibili. E una azienda va in crisi — questa era l’opinione soprattutto di Cuccia — se fa troppi investimenti.

Quando Cefis diviene presidente dell’Eni, succedendo di fatto a Mattei, in molti si fanno delle domande, ma i dubbi lasciano ben presto spazio ai sospiri di sollievo: il nuovo boss dà subito l’impressione di essere un uomo con la testa sulle spalle. L’Eni sul principio dei Settanta non è insomma più un guastatore sulla scena internazionale e per Cefis si pone il problema di trovare nuovi terreni di scontro. Un problema serio, quasi esistenziale, che deriva dallo scetticismo di fondo che pervade il presidente dell’Eni ulteriormente ingigantito dall’incapacità mostrata dalla classe dirigente democristiana di indicare una linea, una strategia. E Cefis, lasciato a sé stesso, non può che trovarsi un obiettivo molto ambizioso: è la Montedison, una società creata da poco tempo mediante una fusione, con vaste potenzialità, senza padrone.

La Montedison rappresenta per lui l’opportunità di lasciare il campo delle partecipazioni statali che rischia di essere pericoloso da un punto di vista giudiziario, visto lo scambio di favori coi partiti. Il presidente dell’Eni, l’ex allievo della scuola ufficiali di Modena, vede anche l’opportunità di entrare nel gotha delle grandi famiglie del capitalismo italiano: gli Agnelli, i Falck, i Pirelli. Il tutto diventa possibile, nella sua testa, con l’aiuto di un altro grande personaggio del mondo finanziario italiano: Enrico Cuccia.