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Da papà Hans a «mama-Marianne». Cambiare sesso nella Germania degli anni Settanta

Redazione Spazio70

Da un articolo di Francesco Gola per «Epoca»

Hans-Marianne e Angelika 

Angelika Zethner, 27 anni, da nove sposata con un meccanico, aveva appena messo al mondo il suo quarto bambino quando una sera, a letto, suo marito Hans, 30 anni, le confessò il desiderio di diventare donna. La signora Zethner pensò a uno scherzo, ma qualche giorno dopo, passando davanti alla stanza da bagno, vide, attraverso la porta socchiusa, il marito intento allo specchio a darsi il rossetto e a truccarsi gli occhi. Da tempo i vicini di casa si erano accorti dello strano comportamento del giovane meccanico. Gli Zethner abitano in un piccolo appartamento nel quartiere operaio di Kleinhadern, alla periferia di Monaco di Baviera, dove si sa sempre tutto di tutti. Dopo la sera della confessione, avevano udito i pianti e i litigi della insolita coppia: Angelika si disperava; i genitori di Hans, sempre più assidui nelle visite al figlio, lo supplicavano, credendolo pazzo, di farsi visitare da uno psichiatra; la madre della sposa minacciava il genero di riprendersi la figlia e portar via i nipoti.

Di fronte all’atteggiamento ironico e sdegnato dei vicini, alla disperazione di Angelika, allo spavento dei bambini costretti a vivere in un ambiente teso e litigioso, Hans smise di laccarsi di rosso le unghie delle mani e dei piedi e di passare ore allo specchio a provare il rossetto che più si addiceva al suo volto. Ma, dopo qualche mese, il meccanico sentì ridestarsi il desiderio di diventare donna. Riprese ad assumere atteggiamenti femminili, si sorprese a osservare gli abiti da donna nelle vetrine delle boutiques, a leggere nei settimanali le rubriche di bellezza.

«I RISCHI SENZA LA POSSIBILITÀ DI UNA METAMORFOSI NEL SESSO LATENTE? ANCHE IL SUICIDIO»

Una sera affrontò apertamente il suo tormentoso problema con la moglie. Questa volta Angelika fu comprensiva e propose al marito di sottoporsi a una serie di accertamenti clinici e psicologici. Da questa serie di visite risultò che Hans Zethner appartiene all’esiguo gruppo dei cosiddetti «transessuali», i quali maturano in maniera latente la convinzione di dover assolutamente cambiare sesso. Questi soggetti, dicono i sessuologi, non vanno confusi con i travestiti che, pur indossando abiti e pur assumendo modi e atteggiamenti del sesso opposto, non subiscono nessuna reale trasformazione sessuale.

Il dottor Goetz Kockott, psichiatra e neurologo dell’istituto Max-Planck di Monaco, cui è stato sottoposto il caso Zethner, ha detto: «I transessuali, sia maschi che femmine, hanno l’impressione di vivere in un corpo sbagliato. I rischi che corrono, se viene loro negata la possibilità di una metamorfosi nel sesso latente, sono molti e di vario genere: di solito vanno incontro a disturbi psichici gravi e giungono perfino al suicidio».

Stando alle rilevazioni statistiche, si tratta di un fenomeno raro, 2 su 100 mila persone, e assai più frequente negli uomini che nelle donne, essendo il rapporto 7 a 1. Le cause, stando ai medici, vanno ricercate tra la dodicesima e la quindicesima settimana di gravidanza e si tratta dell’errata distribuzione nel feto degli ormoni che improntano il sesso e il comportamento sessuale del bambino.

UNA VITA CONIUGALE SEMPRE PIÙ INTOLLERABILE

Le persone affette da questa disfunzione non si accorgono tutte allo stesso modo e nello stesso periodo che la natura ha commesso un errore nei loro confronti. Un noto transessuale, lo scrittore Jan Morris, inviato speciale del Times di Londra, dice che capì di voler essere una bambina quando aveva tre anni; Danièle Ostewyck sentì il desiderio di cambiare sesso a 20 anni; Gerda Hoffman, medico tedesco, capì a 9 anni che il suo destino era di diventare uomo.

Hans Zethner, a 28 anni, aveva già quattro figli, quando nel 1975 giunse alla ferma determinazione di cambiare sesso. Nato nel nord della Germania, a Lubecca, dove, finite le scuole elementari aveva imparato il mestiere di fabbro, a 17 anni si trasferì a Monaco avendo trovato lavoro nelle officine meccaniche Kfg. Benché Monaco sia una città allegra e affabile, trovò difficoltà a inserirsi nel nuovo ambiente. Conobbe una ragazza che faceva la parrucchiera e decise di sposarla subito. Al momento del matrimonio, nel 1968, lui aveva 21 anni e lei 18. In pochi anni hanno avuto quattro figlie: Manuela, le gemelle Alexandra e Karin e infine Barbara. Fu dopo la nascita dell’ultima bambina che scoppiò il suo dramma.

Hans ricorda che, fin dai giorni della luna di miele, sentiva dentro di sé oscuri impulsi. Gli ripugnava dormire con la giovane moglie e via via che il tempo trascorreva la vita coniugale diventava ogni giorno di più intollerabile. Eppure continuava a essere un buon marito, affezionato ad Angelika e alle figlie. Solo dopo la nascita di Barbara, la sua ultima bambina, capì quale era la sua vera natura. Hans Zethner decise di cambiare sesso e aspetta ancora oggi di essere operato dopo aver avuto assicurazioni dai medici che l’intervento potrà risolvere il suo drammatico caso.

I PROBLEMI SUL LAVORO

Al contrario di quanto avviene in genere per i transessuali che incontrano incomprensione, ostilità e riprovazione nell’ambiente in cui vivono e lavorano, Hans può considerarsi fortunato. La moglie ha capito il suo dramma («Contro la natura non si può andare», ha detto) e ha accettato che cambi sesso. «D’altronde», ha confessato, «non posso dimenticare che gli ho voluto bene e soprattutto voglio tenere unita la famiglia». Ma a quale prezzo?

In questi ultimi tempi Hans è diventato ombroso e inquieto; ma dovranno passare ancora altri mesi prima che il ginecologo Wolf Eicher possa operarlo nella clinica ginecologica dell’università di Monaco.

Attualmente viene sottoposto a un trattamento di ormoni femminili. Le prima conseguenze si sono già manifestate: non sente più stimoli sessuali, la barba non cresce più sul suo volto e i seni sono visibilmente sviluppati. Ha confessato che da tempo desiderava «vestirsi da donna». Però aveva paura e vergogna a recarsi da solo nei grandi magazzini per farsi un guardaroba femminile. Sua moglie lo ha aiutato e lui ora indossa con una certa disinvoltura gonne, camicette e scarpe con i tacchi alti. I vicini ormai si sono abituati a vederlo uscire vestito da donna e hanno smesso di rivolgergli battute piene di sarcasmo.

Ma sul lavoro? Dopo aver lasciato le officine meccaniche Kfg, ha fatto il manovratore di una gru presso la ditta Haberle di Monaco. Il capo dell’azienda non aveva fatto obiezioni ad assumerlo pur sapendo che era un transessuale. Tutto è filato liscio fino all’agosto scorso quando, stanco di nascondere la sua vera natura, Hans si è recato sul posto di lavoro in blusa e sottana e con il volto truccato. Il suo tollerante capo è stato allora costretto a licenzialo. «Quello era un buon autista», ha detto, «ma vestito da donna e con gli orecchini andava incontro a dei guai».

UN PO’ DI FORTUNA

Il certificato di lavoro è ancora intestato ad Hans Zethner, sebbene il meccanico si chiami ormai Marianne. Per Manuela, la sua bambina di 9 anni, è «mama-Marianne». Le bambine si sono psicologicamente adattate alla situazione. Dice Manuela: «Adesso abbiamo due mamme. E’ bello». Vi era stato in precedenza un cauto processo di spiegazione con le tre bambine più grandi, alle quali Hans diceva in continuazione quello che avveniva in lui. La psicologa della scuola confermava alla madre che le bambine crescevano in perfetto equilibrio e che avevano accettato la nuova situazione. Hans-Marianne Zethner afferma a questo riguardo: «Amo le mie bambine e sono felice di averle. Poiché io, come sono diventato, non ne potrò mai avere».

Infatti questo non sarà mai possibile, anche se fra due anni Hans avrà l’aspetto esteriore di qualsiasi altra donna. Una volta concluso il trattamento ormonico, si sottoporrà al cambio di sesso, vale a dire a una difficile operazione estetica il cui costo si aggira intorno ai sette milioni di lire. Hans-Marianne Zethner vuol proseguire su questa strada come già hanno fatto prima di lui circa 2 mila transessuali nella Repubblica federale. Con la moglie ha discusso la situazione come si presenterà in avvenire: sono d’accordo per una vita familiare in comune, camere da letto separate, compagni diversi.

Per le autorità Marianne resterà sempre Hans. Secondo il diritto tedesco si resta per sempre quello che è stato dichiarato nel certificato di nascita. Teoricamente può anche venire chiamato alle armi; un futuro matrimonio con un uomo è da escludere. Difficile è trovare lavoro. «Per l’ufficio di collocamento non sono né maschio né femmina», dice, «e perciò non trovo lavoro né mi danno il sussidio di disoccupazione». Si è offerto come barista e lo avrebbero assunto purché facesse la entreneuse. Hans ha rifiutato, ha continuato le ricerche e ha avuto fortuna: dopo aver letto un annuncio economico, si è presentato a una società, ha spiegato il suo problema ed è stato assunto a condizione che non venga mai fatto il nome della ditta.