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L’attentato all’ammiraglio Luis Carrero Blanco

Redazione Spazio70

Nel 1979 esce «Ogro», pellicola con Gian Maria Volontè, per la regia di Gillo Pontecorvo, che si basa su mesi di ricerche compiute in prima persona tra i baschi e la realtà dell'ETA

«Poi si vide apparire l’auto in via Juan Bravo: veniva avanti adagio. All’altezza di via Maldonado rallentò ancora perché passava una signora con una bambina. Poi, sempre molto lentamente, arrivò all’altezza fissata: ciò che uno sente in un momento come questo non si può immaginare. Giunta l’auto all’altezza della nostra automobile… Ora! Non si vide la vettura, ma la si vide che volava. Un sordo rumore. Noi cominciammo a gridare: gas, gas! secondo come avevamo stabilito prima, per dare l’impressione che si trattasse di una esplosione di gas dalla conduttura. Ci mettemmo in macchina e lentamente ci allontanammo: i nostri compagni erano stati vendicati».

«L’AUTO DEL PRESIDENTE È SPARITA»

La dinamica dell’attentato a Carrero Blanco

A parlare è un etarra del «Commando Txikia» che il 20 dicembre 1973 ha fatto saltare in aria la Dodge dell’ammiraglio Luis Carrero Blanco, braccio destro di Francisco Franco. Un quintale di esplosivo capace di far fare un volo di 35 metri all’auto, rimbalzata sul tetto di un edificio di sei piani e poi ricaduta dalla parte opposta del fabbricato.

Nella nebbia di polvere e detriti successiva all’esplosione, gli uomini della seconda scorta chiamano interdetti la centrale: «L’auto del Presidente è sparita!», dicono, con l’etere che si riempie di concitati messaggi e domande senza risposta. Quando troveranno l’auto, Carrero Blanco è ancora vivo: non così il suo autista José Luis Pérez Mojeda e l’uomo di scorta José Antonio Bueno Fernández. Mentre l’ambulanza sfreccia per salvare l’illustre vittima, il Commando Txikia riesce a lasciare clandestinamente la città e la Spagna.

UNA VENDETTA CONTRO LE ANGHERIE DELLA DITTATURA

La scrittrice spagnola Eva Forest, ex detenuta politica del regime franchista, incontra gli uomini del Commando mesi dopo e ne raccoglie le confessioni nel 1974 in un volume clandestino edito a Parigi da Ruedo Iberico e pubblicato sotto lo pseudonimo di Julen Agirre «Operacion Ogro: como y porque ejecutamos a Carrero Blanco» (Operazione Ogro: come e perché abbiamo ucciso Carrero Blanco).

Iñaki Múgica «Ezkerra», Iñaki Pérez «Wilson», José Miguel Beñaran «Argala», Jesús María Zugarramurdi «Kiskur» e Javier María Llarreategui «Atxulo» fanno una lucida descrizione dei dettagli tecnici sulla bomba e sulla fase di preparazione: i mesi di pedinamento per accertarsi del percorso abituale di Carrero Blanco, il piano originario di un sequestro poi sfumato, gli scavi sotterranei per dispiegare i metri di filo da una parte all’altra della strada, i dettagli come quello di urlare dopo l’esplosione avvisando di una fuga di gas. E anche l’attesa del momento che nelle intenzioni dell’ETA e del «Commando Txikia» avrebbe vendicato le angherie della dittatura sul popolo basco e i compagni uccisi dalla polizia franchista.

Nel 1979 esce «Ogro», pellicola con Gian Maria Volontè per la regia di Gillo Pontecorvo, che si basa per la sceneggiatura sul libro della Forest, ma anche su mesi di ricerche compiute in prima persona tra i baschi e la realtà dell’ETA.

La produzione del film ha una storia di lentezza e complicazioni (inizia già nel 1977) dovute al clima politico che sta sconvolgendo l’Europa in quegli anni e soprattutto il nostro Paese, dove un film basato su un atto terroristico viene considerato un elemento incendiario degli animi, nonostante l’attenzione del regista sia stata posta per sua stessa ammissione sugli aspetti esistenziali dei protagonisti piuttosto che su quelli ideologici. La data di uscita, troppo a ridosso del sequestro Moro, verrà comunque spostata.