logo Spazio70

Benvenuto sul nuovo sito di Spazio 70

Qui potrai trovare una vasta rassegna di materiali aventi ad oggetto uno dei periodi più interessanti della recente storia repubblicana, quello compreso tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta del secolo scorso.
Il sito comprende sei aree tematiche e ben ventidue sottocategorie con centinaia di pezzi su anni di piombo, strategia della tensione, vicende e personaggi più o meno misconosciuti di un’epoca soltanto apparentemente lontana. Per rinfrescare la memoria di chi c’era e far capire a chi era troppo giovane o non era ancora nato.
Buona lettura e non dimenticare di iscriverti sulla «newsletter» posta alla base del sito. Lasciando un tuo recapito mail avrai la possibilità di essere costantemente informato sulle novità di questo sito e i progetti editoriali di Spazio 70.

Buona Navigazione!

In carcere da due anni, resta incinta durante il processo

Redazione Spazio70

La storia di Francesca Bellerè e Fabio Brusa, militanti delle Formazioni Comuniste Combattenti

Como, 27 maggio 1979. Gli uomini del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa fanno irruzione nel retrobottega del bar Umberto I°, in Piazza Matteotti. All’interno del locale i militari si ritrovano nel bel mezzo di un «summit eversivo» di estrema sinistra. Alla riunione sono presenti sette militanti delle Formazioni Comuniste Combattenti, organizzazione fondata dall’ex brigatista Corrado Alunni. Tra le azioni più note delle FCC, sigla in precedenza «gemellata» con Prima Linea (PL-FCC), spicca il recente omicidio del giudice Fedele Calvosa, Procuratore Capo della Repubblica presso il tribunale di Frosinone ucciso a colpi di arma da fuoco in data 8 novembre 1978 da un commando che ha sigillato l’azione con la sola firma FCC.

Tra i militanti fermati a Como vi è una ventiseienne che mostra ai carabinieri una carta d’identità contraffatta. La giovane, figlia di un funzionario dell’Intendenza di finanza di Milano, si chiama Francesca Bellerè ed è in compagnia del suo fidanzato e convivente, un ventiduenne di Varese di nome Fabio Brusa. I due finiscono in manette assieme ai loro compagni di militanza. Accusati di «banda armata costituita al fine di sovvertire l’ordinamento dello Stato», in accoglimento alle richieste avanzate dal pubblico ministero Armando Spataro saranno rinviati a giudizio dal giudice istruttore Guido Galli e successivamente giudicati, nella primavera del 1980, nel corso del «Processo Alunni» di Milano.

«CARCERE DI MASSIMA SICUREZZA O DI MASSIMA SEGRETEZZA?»

Messina, 7 marzo 1981. Al reparto maternità del Policlinico giunge una donna di ventotto anni al nono mese di gravidanza. La giovane, proveniente dalla sezione di massima sicurezza del carcere Gazzi, è scortata da alcuni agenti di polizia. Non è la prima volta che una struttura penitenziaria ospita una donna in stato interessante; ciò che invece appare assai singolare, quasi «inspiegabile», è un altro elemento: la detenuta politica Francesca Bellerè, condannata a sedici anni di reclusione per attività terroristiche, si trova in regime di detenzione dal 1979. Quando, dove, con chi e in quali modalità è avvenuto il concepimento? A porsi questa domanda sarà il Paese intero poiché, a partire dal giorno seguente, giornali, radio e televisione diffondo l’incredibile notizia a livello nazionale.

«Carcere di massima sicurezza o di massima segretezza?» scrive con una punta di ironia un noto quotidiano. Le direzioni dei penitenziari di Milano, Reggio Calabria e Messina, nei quali è stata rinchiusa la donna, mettono le mani avanti e difendendo il proprio operato in materia di sicurezza escludono categoricamente l’ipotesi di un possibile rapporto sessuale sfuggito ai controlli nel corso dei colloqui o dei trasferimenti. A prendere piede, con il passare dei giorni, è l’ipotesi dell’amplesso consumato in gabbia durante il Processo Alunni. Del resto, il periodo del dibattimento coincide perfettamente con la gestazione (giugno 1980) inoltre, dietro quelle sbarre tra i vari imputati c’era anche lui: Fabio Brusa, il compagno della Bellerè.

IL GIORNALISTA DALLA MEMORIA LUNGA

Dal Corriere della sera di martedì 10 marzo 1981:

«Possibile che allora tutto sia avvenuto nella gabbia? Possibile, almeno a giudicare da un documento televisivo. Un cronista dalla memoria lunga ha ricordato che, durante il processo, gli operatori avevano girato molta pellicola. È andato negli archivi e ha tirato fuori quelle riprese. Riprese a dir poco imbarazzanti e trasmesse nel telegiornale di ieri sera, ovviamente della seconda rete. Nel filmato, infatti, si vede come Francesca Bellerè e Fabio Brusa, incuranti di tutto e di tutti, si abbandonino ad abbracci strettissimi. Era il giugno del 1980, e i conti tornano: il concepimento è avvenuto in quel periodo. Ma proprio in gabbia? È difficile che le riprese televisive possano essere assunte come prove, del resto è altamente improbabile che un uomo e una donna, sia pur sopraffatti da un raptus erotico, si mettano a far l’amore in gabbia in un’aula di tribunale. I terroristi in gabbia fumano e ridono, ma far l’amore sembra un po’ troppo. Certo, l’amore in gabbia sarebbe una soluzione “comoda”. Ma è più verosimile, se non vero, che Francesca Bellerè e Fabio Brusa abbiano fatto l’amore, altrove, durante un rallentamento della sorveglianza».

In data 11 marzo, a meno di una settimana dal trasferimento al Policlinico, la detenuta viene portata d’urgenza in sala parto. La piccola Livia, due chili e ottocento grammi, nasce mediante cesareo. I medici hanno preferito intervenire chirurgicamente per via della posizione irregolare della neonata. Fabio Brusa, padre della bimba, ottiene dal Ministero di Grazia e Giustizia una sorta di «licenza di paternità» e viene provvisoriamente trasferito presso la casa circondariale di Messina, dove si trovano la compagna e la figlia.

LA DISCUSSIONE IN PARLAMENTO

La polemica, tuttavia, non si placa e la questione sarà discussa anche in parlamento:

«VIII Legislatura – discussioni – seduta del 27 luglio 1981

PARLATO. — Al Ministro di grazia e giustizia — Per conoscere:

quale sia il contenuto del rapporto inviato alla magistratura relativamente al caso della detenuta Francesca Bellerè che, in carcere da due anni, si è trovata “misteriosamente” incinta ed ha anche felicemente partorito, considerando che il concepimento, ove si voglia escludere che possa essere avvenuto in carcere, non resterebbe che collocarlo all’epoca del processo subìto o durante i trasferimenti tra le carceri o tra queste e il palazzo di giustizia o infine nell’aula giudiziaria e come mai ciò possa essere tranquillamente e, si immagina, piacevolmente, accaduto, considerato che la detenuta era sorvegliata “a vista”; se sia vero che nella cronaca della “condizione detentiva” il caso della Bellerè non sia peraltro unico. (4-07656)

RISPOSTA. — La detenuta Francesca Bellerè, condannata a 16 anni di reclusione dalla corte d’assise di Milano per il reato di cui all’articolo 306 del codice penale, è attualmente assegnata alla casa circondariale di Messina – sezione di massima sicurezza. La Bellerè è rimasta incinta tra la terza decade del mese di maggio e la seconda del mese di giugno 1980, mentre era ristretta presso la casa circondariale di Milano. La detenuta ha volontariamente dichiarato al magistrato di sorveglianza di Milano ed al direttore della casa circondariale che il padre del figlio è un suo coimputato, incontrato nella casa circondariale di San Vittore, del quale si è rifiutata di fornire il nome».

«NON SI HANNO ELEMENTI PER FORMULARE UN GIUDIZIO SUL LUOGO DEL CONCEPIMENTO»

Francesca Bellerè (dal sito deriveapprodi.com)

«Nella casa circondariale di Milano, dove la Bellerè è rimasta dal 27 marzo 1980 al 25 giugno 1980 per motivi di giustizia, ha fruito di colloqui con il detenuto Fabio Brusa, suo coimputato, regolarmente autorizzati dalla competente autorità giudiziaria. La Bellerè che era stata tradotta a Milano per presenziare al processo per partecipazione a banda armata di cui era coimputata insieme a Corrado Alunni, Antonio Marocco, Daniele Bonato, Paolo Klun, Fabio Brusa, Anna Maria Colombo e Sandra Pirelli, è rimasta per tutta la durata del processo insieme coi suddetti imputati sia nell’aula della corte d’assise sia nelle camere di sicurezza del palazzo di giustizia.

Ciò premesso, non si hanno elementi per formulare un giudizio preciso in ordine al luogo ed alla data del concepimento, pur potendosi affermare che non è mai stata data autorizzazione a che la Bellerè si appartasse in luogo riservato con le persone ammesse al colloquio con lei. Il caso del concepimento della Bellerè (parto durante la detenzione) non risulta unico, ma si deve osservare che casi analoghi possono essersi verificati in quanto il concepimento sia avvenuto prima dell’arresto delle detenute o in occasioni di licenze o premi.

Il Ministro: DARIDA».