«Mi masturbavo, mi hanno sbattuto a Collegno». La storia di Enzo

Le scariche elettrice sui genitali imposte per «punizione» dallo psichiatra Giorgio Coda

«Il primo collegio nel quale sono stato», racconta Enzo, «è l‘Istituto Protezione per l’Infanzia di Corso Giovanni Lanza, a Torino. A 7 anni vado nella famigerata Villa Giardini di Casinalbo, nei pressi di Modena. Poi finisco in quello che veniva chiamato Albergo di Virtù, in via San Secondo, sempre a Torino. Lì vedo per la prima volta mia madre. Mi mandano a lavorare in una officina, di sera sto in collegio. Poi c’è Mogliano Veneto, in provincia di Treviso. Si tratta di un collegio organizzato come un manicomio: camicie di forza e cinghie per legarti al letto. Ci resto tre anni».

I PAZZI «NORMALI»

«A 21 anni mi affidano a una famiglia di contadini. La zona è quella di Casalborgone. Erano dei pazzi “normali”, come li chiamo io. La mia unica libertà era quella di andare a messa di domenica. Per il resto della settimana pulivo la stalla e badavo alle mucche. Quando mi hanno sorpreso a masturbarmi, hanno subito contattato un centro psicomedico-pedagogico dove un medico mi ha visitato. Risulto “recuperabile” e mi sbattono a Collegno».

«Appena entrato in manicomio», continua a raccontare Enzo, «mi danno delle pastiglie per inibire il bisogno di masturbarmi. In caso di litigi tra noi ricoverati ci intontiscono con punture di Talofen, una sostanza che a me provoca il vomito. Insomma me la passo male, quindi pensano bene di inviarmi nel reparto di Giorgio Coda. Quando il dottore arrivava tremavano tutti, in particolare gli alcolisti. Però le scariche elettriche nei genitali e in testa riguardavano anche gli altri. Era per punizione, così dicevano, e facevano un male indescrivibile».

Quando Enzo esce dal manicomio sa solo rubare, ma è un ladro così maldestro che finisce ben presto di nuovo dentro. Conosce molte carceri, tra Torino, Imperia e Pianosa. Quando esce è senza speranze di farsi una vita perché, come dice, «un ex detenuto qualcuno lo prende, mentre un ex ricoverato in ospedale psichiatrico non lo vuole nessuno».

Enzo torna in carcere un’altra volta ancora per un furto di conigli. Nel 1976 qualcuno gli costruisce un riparo provvisorio a Porta Palazzo.

Gli dicono che è meglio dormire all’addiaccio, piuttosto che tornare in carcere o in manicomio.

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