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L’omicidio di Milena Sutter

Redazione Spazio70

Le indagini si concentrano subito su un venticinquenne di famiglia alto-borghese, appassionato di immersioni subacquee, già sospettato del rapimento della ragazza

Genova, 20 maggio 1971. Ore 17:30. Nelle acque a largo di Priaruggia, due pescatori rinvengono il corpo senza vita di una giovane donna. Il volto versa in condizioni spaventose e risulta irriconoscibile poiché parzialmente scarnificato dall’attività dei pesci, mentre lo stato generale delle membra lascia supporre che la salma, avvolta da una cintura da sub, si trovi in acqua da almeno dieci giorni.

«IL BIONDINO DALLA SPIDER ROSSA»

La notizia si diffonde rapidamente e quando le forze dell’ordine giungono sul posto, la spiaggia è già gremita di curiosi. Al collo della ragazza c’è una medaglietta d’oro, sopra vi è inciso un nome. Quel timore che aleggiava come un terribile sospetto si trasforma di colpo nella dura verità. Il cadavere ritrovato in mare appartiene a Milena Sutter, la tredicenne figlia di un industriale svizzero che il 6 maggio era stata rapita all’uscita di scuola.

Il riconoscimento ufficiale avviene alle 20:30. Due ore dopo, il nucleo investigativo dei carabinieri guidato dal capitano Luciano Seno, bussa alla porta della madre di Lorenzo Bozano, venticinquenne di famiglia alto-borghese, appassionato di immersioni subacquee e noto alla stampa come «il biondino della spider rossa», già sospettato del rapimento della ragazza.

Il giovane, seduto tranquillo a guardare il telegiornale, rassicura la madre e senza mostrare la minima emotività segue gli agenti alla centrale.

«AFFONDARE, SEPPELLIRE, MURARE»

Lorenzo Bozano

Bozano è da molti considerato un personaggio incline al delitto sessuale e su di lui pendono accuse pesantissime, dal sequestro di persona all’omicidio. Tra le carte del ragazzo le forze dell’ordine trovano degli appunti contenenti le parole «affondare, seppellire, murare». Durante l’interrogatorio ammette di essersi aggirato nei pressi della scuola di Milena ma si giustifica affermando che il suo intento era quello di corteggiare una domestica. Per il giorno della scomparsa, tuttavia, l’indiziato non ha alcun alibi.

Assolto in primo grado nel 1973 per insufficienza di prove, viene condannato all’ergastolo il 22 maggio del 1975. Bozano, tuttavia, risulta irreperibile. Nel gennaio del 1979 viene fermato in Francia per guida senza cintura di sicurezza. Successivamente si sposta in Svizzera. Scoperto ad utilizzare soldi falsi viene arrestato dalle autorità elvetiche ed espulso. Il vice-questore di Genova, Arrigo Molinari, prende in consegna l’uomo e lo affida alla giustizia. Nel 1997, in regime di semilibertà, Bozano tenta di molestare una ragazza di sedici anni fingendosi un poliziotto. Per tale reato gli vengono inflitti altri due anni di detenzione.