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Perugia 1997. Abbatino indica in Carminati l’omicida di Mino Pecorelli

Redazione Spazio70

«Perché i siciliani avevano deciso di uccidere Pecorelli? Stava indagando troppo su un politico»

Signor Abbatino, lei è collaboratore di giustizia, ha commesso dei reati anche di criminalità organizzata. Ci vuole raccontare con quali persone era associato?

«Ho fatto parte della Banda della Magliana. Abbiamo commesso vari reati, dalle rapine agli omicidi, sequestri di persona e traffico di stupefacenti».

«IL PRIMO OMICIDIO? FU QUELLO DI NICOLINI FRANCO»

— Quale è stata la prima di queste attività?

«Rapine».

— E quali erano le persone con cui era associato inizialmente? le persone con cui commetteva queste rapine.

«Franco Giuseppucci, Danilo Abbruciati in un secondo tempo…»

— No, dico inizialmente.

«Danesi, Castelletti, Mastropietro…»

— Quindi inizialmente eravate dediti alle rapine.

«Sì. Sei, sette persone. Non era ancora formata la Banda della Magliana».

— Ci troviamo in che anni?

«Settantacinque, settantasei…»

— E in seguito vi siete interessati anche di traffico di cocaina?

«Sì, quando ci siamo legati al gruppo di Acilia-Ostia. Nicolino Selis, Edoardo Toscano…»

— Quindi questo gruppo di Selis e Toscano ad un certo momento ha iniziato a collaborare con voi?

«Sì».

— Quali erano le persone che ricorda far parte di questo gruppo di Selis e Toscano?

«Eh… non ricordo come si chiama, ricordo il cognome…»

— Anche Lucioli?

«Lucioli, sì».

— Anche Carnovale?

«Carnovale Vittorio, sì».

— Quindi questo è il gruppo che viene designato come gruppo di Acilia-Ostia, comunemente.

«Sì».

— Avete commesso insieme a questo gruppo di Selis e Toscano anche degli omicidi verso la fine degli anni settanta?

«Non ricordo la data. Il primo omicidio che abbiamo commesso fu quello di Nicolini Franco».

«GIUSEPPUCCI? PER LUI CI FU UNA VENDETTA ABBASTANZA LUNGA…»

Maurizio Abbatino

— Senta, per quanto riguarda il commercio di eroina, fra voi e il gruppo di Selis i rapporti erano regolati in maniera precisa rispetto alla spartizione dei proventi?

«In un primo momento sì. Insomma, finché il contatto veniva da parte nostra abbiamo fatto le cose regolari, poi ci fu un contatto che fu mandato da Nicolino Selis che non è stato regolare. Ha preso dalla partita una stecca un po’ più grande e li è successo lo screzio per cui è nato l’omicidio Selis».

— Ecco, questo in un secondo momento. Quindi inizialmente mi sembra di capire che era “cinquanta e cinquanta” per ciascun gruppo.

«Sì».

— In questa organizzazione è entrato a far parte anche Renato De Pedis?

«Sì, in un secondo momento ci siamo uniti al gruppo del Testaccio, più che altro per vendicare la morte di Franco perché Renato era molto amico di Franco Giuseppucci».

— De Pedis prima di iniziare questa attività con voi era detenuto?

«Sì, era detenuto per una rapina».

— Quando parla di gruppo del Testaccio che intende?

«Era formato da De Pedis, Pernasetti Raffaele, Danilo Abbruciati, Magnoli Ettore e altri componenti tipo Paradisi, Zumpano…»

— Comportarono un aumento della vostra attività? Parlo del traffico di stupefacenti.

«Sì, avevano dei canali un po’ più forti, insomma».

— Lei ha accennato all’omicidio di Franco Giuseppucci come elemento che ha creato una comunanza di interessi, diciamo così, tra questi gruppi. Lei ricorda più o meno quando è avvenuto l’omicidio di Franco Giuseppucci?

«Nell’ottanta forse. Faccio un po’ confusione con le date».

— All’interno dei vostri gruppi si era discusso dell’omicidio di Giuseppucci ed era stata attribuita a qualcuno la responsabilità per vendicare Giuseppucci?

«Sì, sì. C’è stata una vendetta abbastanza lunga».

— E a questa vendetta hanno partecipato tutti i gruppi, compresi i testaccini?

«Sì».

«GIUSEPPUCCI MI DISSE CHE ERA STATO LUI A FORNIRE LE PERSONE PER ELIMINARE PECORELLI»

— Ecco, adesso le farò alcune domande riguardanti l’oggetto specifico di questo processo, cioè il delitto Pecorelli. Poi magari se nominerà delle persone di cui abbiamo già parlato e dobbiamo dire qualcosa in più o di cui non abbiamo ancora parlato, ci dirà poi chi sono queste persone e quando le ha conosciute. Intanto, Pecorelli muore il 20 marzo del 1979, così per situare nei suoi ricordi la vicenda. Quando è morto Pecorelli lei sapeva chi era?

«No».

— Senta, che lei sappia o che abbia saputo anche in seguito, Pecorelli ha fatto una qualche attività che lo ha messo in contrasto con la Banda della Magliana? Ha fatto qualcosa che ha dato fastidio a qualcuno dei componenti di questa banda?

«No, che io sappia no. Io ho appreso la notizia durante una detenzione. Passavano un filmato in televisione».

— Ecco. Quando è che ha avuto la notizia riguardante l’omicidio Pecorelli e le persone responsabili?

«Eravamo detenuti, non ricordo per che cosa. Giuseppucci mi disse che lui stesso aveva fornito le persone per eliminare il giornalista».

— Quindi la prima notizia gliela dà Franco Giuseppucci.

«Sì».

— In occasione di un filmato televisivo che stavate guardando insieme? Una trasmissione televisiva?

«Sì, poteva essere anche un telegiornale, adesso non mi ricordo».

— Ma era già avvenuto l’omicidio.

«Era già avvenuto però non riesco a ricordare se era il giorno stesso che era avvenuto o in seguito. Ricordo che c’era l’immagine della macchina con il giornalista morto».

— Comunque lei non ricorda se è avvenuto immediatamente dopo l’omicidio o anche a distanza di tempo.

«Non ricordo se era il giorno dopo, il giorno stesso o qualche tempo dopo».

— Che cosa le disse Giuseppucci su questo?

«Mi fece capire che era roba di Danilo Abbruciati e che lui aveva fornito gli elementi, le persone, insomma».

— In quel momento le fece anche i nomi di queste persone?

«No, perché io sapevo che Giuseppucci frequentava ambienti di destra però ancora non me li aveva presentati».

Nel 1999 la Corte d’assise di Perugia assolve «per non avere commesso il fatto» Giulio Andreotti, Claudio Vitalone, Gaetano Badalamenti e Pippo Calò dall’accusa di essere i mandanti dell’uccisione di Pecorelli e Massimo Carminati e Michelangelo La Barbera da quella di essere gli esecutori materiali dell’omicidio. Nel 2002 la Corte d’assise d’appello condanna Giulio Andreotti e Gaetano Badalamenti a 24 anni di reclusione come mandanti dell’omicidio, sentenza annullata nel 2003 dalla Corte di Cassazione che assolve sia i presunti mandanti sia i presunti esecutori materiali dell’omicidio, definendo le testimonianze dei collaboratori di giustizia «non attendibili».

«L’OMICIDIO PECORELLI? FU PER FARE UN FAVORE AI SICILIANI»

— Ecco, in seguito poi ha saputo qualcosa di più sui responsabili dell’omicidio Pecorelli?

«Sì, quando siamo usciti mi ha presentato delle persone e tra queste c’era, appunto, Carminati e mi disse che fu lui a uccidere Pecorelli».

— Questo avvenne quando Giuseppucci le presentò Carminati?

«Sì».

— Quindi quando lei ha saputo che Carminati era uno degli assassini di Pecorelli lei non lo conosceva, lo vedeva per la prima volta?

«Sì, usciti dal carcere.»

— Dove avvenne questa presentazione?

«Al bar a via Enrico Fermi».

— Insieme a Carminati le furono presentate anche altre persone da Giuseppucci?

«Sì. I fratelli Bracci, i fratelli Pucci in seguito, Alessandro Alibrandi…»

— Lei ha conosciuto Alessandro Alibrandi e i fratelli Bracci insieme a Carminati, lo stesso giorno? Quello stesso giorno le vennero presentati anche Alibrandi e i Bracci?

«I fratelli Bracci, o per lo meno uno, sicuramente assieme a Carminati. Gli altri successivamente».

— In questa occasione, il fatto che Carminati fosse un assassino di Pecorelli, Giuseppucci gliel’ha detto in presenza di Carminati o in seguito?

«Quando è andato via. Facendo riferimento al discorso che avevamo fatto durante il carcere. Disse: “ecco questo è una delle persone che hanno ucciso il giornalista”».

— Le disse qualcosa anche sul movente dell’omicidio?

«Mi disse che era per fare un favore ai siciliani. Siciliani tramite Danilo Abbruciati. Era stato chiesto da Danilo Abbruciati».

— Che intendevate per siciliani?

«Un gruppo che era a Roma di cui faceva parte Pippo Calò».

— Le disse anche perché i siciliani avevano deciso di uccidere Pecorelli?

«Mi disse che stava indagando troppo su una persona politica».

— Le disse chi era questo personaggio politico?

«No».

— Lei lo ha chiesto?

«No. Non l’ho neanche chiesto».

— Da questo favore si potevano trarre dei vantaggi?

«Sì. Aggiustamento dei processi».

— Questo è quello che le disse Giuseppucci. Cioé, Giuseppucci faceva questo favore perché la sua intenzione era quella di utilizzare queste amicizie per poter averne dei vantaggi nei processi?

«Sì, perché Giuseppucci era legato a Danilo Abbruciati, Danilo Abbruciati a Diotallevi e Diotallevi a Pippo Calò. Insomma era tutto un giro».

 


Processo Pecorelli. Udienza di Perugia, 3 marzo 1997