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21 ottobre 1981. Francesco Straullu viene trucidato dai NAR

Redazione Spazio70

A Francesco Straullu verrà conferita alla memoria, il 31 marzo 2005, la medaglia d’oro al valor civile

Francesco Straullu, nato a Nuoro il 10 luglio 1955, è capitano della DIGOS quando viene ucciso, il 21 ottobre 1981, in un assalto compiuto dai NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari). Entrato nel 1974 nell’Accademia del Corpo delle guardie di Pubblica Sicurezza, viene assegnato nel 1978 alla Questura di Roma e l’anno successivo promosso capitano. Straullu si distingue per la determinazione nelle indagini contro i gruppi eversivi, soprattutto quelli della destra rivoluzionaria. Presso gli ambienti romani viene spesso indicato come responsabile di sevizie sui prigionieri. Nel libro di Nicola Rao«Il piombo e la celtica», Francesca Mambro descrive Straullu come un uomo con pochi scrupoli capace di condurre interrogatori molto duri, in particolare ai danni di Gabriele De Francisci o Riccardo Brugia. L’evento forse decisivo per la vita dello stesso Straullu sarebbe da individuarsi però nella relazione intrattenuta con la donna di un componente dei NAR; sempre secondo Francesca Mambro, il capitano si sarebbe vantato della cosa direttamente col militante in questione detenuto in carcere. Anche secondo Ugo Maria Tassinari, Straullu paga una possibile relazione con la donna di Egidio Giuliani (detenuto e irriducibile).

AL POSTO DELL’ALFETTA BLINDATA, UNA SEMPLICE FIAT RITMO

La mattina del 21 ottobre l’auto di Straullu, guidata dall’autista Ciriaco Di Roma e diretta presso la Questura, viene intercettato dai NAR ad Acilia, precisamente all’interno del tunnel di Ponte Ladrone. Il capitano aveva spesso utilizzato per i propri spostamenti un’Alfetta corazzata, un aspetto questo ben noto ai NAR che avevano fatto seguire il poliziotto per circa tre settimane: in quella mattina del 21 ottobre, Straullu aveva però deciso di usare una semplice Fiat Ritmo priva di blindatura. I componenti del commando NAR, secondo alcune fonti, sarebbero stati avvertiti di questa circostanza mentre secondo altre l’avrebbero ignorata: in ogni caso, quando una volta individuata l’auto di Straullu le armi caricate con pallottole dirompenti verranno ampiamente utilizzate nell’agguato.

Walter Sordi, armato di un fucile d’assalto G3, si mette al centro della carreggiata e apre il fuoco contro la Ritmo, subito seguito dal Garand di Alibrandi. L’auto di Straullu, senza più controllo, esce dal tunnel, viene colpita anche dalle raffiche dei due M12 di Cavallini e Soderini, e poi arresta la sua corsa contro un muro. La violenza dei colpi ha fatto scempio dei corpi dei due poliziotti. Cavallini, che si era portato dietro una lancia indiana per trafiggere il cuore di Straullu, desiste dal suo proposito. Francesca Mambro, che avrebbe dovuto ritirare le armi in dotazione ai due uccisi, viene caldamente invitata ad allontanarsi dagli altri componenti del commando.

UNA MACABRA RIVENDICAZIONE

La rivendicazione dell’atto si caratterizza per l’utilizzo di un linguaggio particolarmente macabro: «Mercoledì 21 ottobre alle 8.50 abbiamo giustiziato i mercenari torturatori della Digos Straullu e Di Roma. Ancora una volta la Giustizia Rivoluzionaria ha seguito il suo corso e ciò resti di monito per gli infami, gli aguzzini, i pennivendoli. Chi ancora avesse dei dubbi circa la determinazione e la capacità dei combattenti rivoluzionari ripercorra le tappe di questo ultimo anno e si accorgerà che il tempo delle chiacchiere è finito e la parola è alle armi (…) Non abbiamo né poteri da inseguire né masse da educare; per noi quello che conta è rispettare la nostra etica per la quale i Nemici si uccidono e i traditori si annientano. La volontà di lotta ci sostiene di giorno in giorno, il desiderio di vendetta ci nutre. Non ci fermeremo! Non temiamo né di morire né di finire i nostri giorni in carcere; l’unico timore è quello di non riuscire a far pulizia di tutto e di tutti, ma statene certi, finché avremo fiato, non ci fermeremo (…) Mercoledì, per ultimo, è toccato a Straullu. I suoi misfatti erano ben superiori al già grave fatto di appartenere alla cricca degli aguzzini di Stato (…) ben sappiamo in che condizioni taluni camerati sono usciti dal suo ufficio, dopo ore di sevizie. Ben sappiamo le pratiche laide che adottava nei confronti delle donne dei camerati in galera. Ben sappiamo come osava vantarsi di tutto ciò. Finché la mano della giustizia l’ha raggiunto ed annientato, come non tarderà a raggiungere ed annientare chiunque lo meriti».

A Francesco Straullu verrà conferita alla memoria, il 31 marzo 2005, la medaglia d’oro al valor civile.