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La tragica fine di Laura Rendina, uccisa per sbaglio da dei poliziotti in borghese

Redazione Spazio70

La Digos aveva lanciato l'allarme su una Renault 5 simile a quella guidata dal marito della donna

Roma, 6 gennaio 1981. Ore 23:30. Una Renault 5 sta transitando lungo via Cortina d’Ampezzo, in un quartiere residenziale nella zona nord della città. A bordo della vettura ci sono due giovani coppie di coniugi di ritorno da una cena in un ristorante sulla via Cassia. Il signor Franco Bottone è alla guida del veicolo. Al suo fianco c’è il signor Nino Moroni mentre ai sedili posteriori siedono le due consorti, le signore Laura ed Angela, sedute accanto a Roberta, la sorella di Nino. Giunto all’angolo con via Vallombrosa, il signor Bottone accosta l’auto sotto a un lampione ed inizia a rovistare nel cruscotto per cercare una nuova cassetta da inserire nel mangianastri. Non la trova, tuttavia, è sicuro che quel nastro si trovi proprio lì, quindi non si dà per vinto e continua a cercare mentre il motore del veicolo è ancora acceso.

UN PROIETTILE CALIBRO 9

Poco distante, nell’ombra, una pattuglia di poliziotti in borghese osserva con sospetto i movimenti che avvengono in quella vettura. Sono ore di grande tensione poiché nel pomeriggio in città c’è stato l’ennesimo omicidio a sfondo politico. Luca Perucci, militante neofascista di 19 anni, è stato ucciso a colpi di pistola nei pressi della sua abitazione. La Digos ha lanciato l’allarme su possibili rappresaglie, inoltre, una Renault 5 con a bordo alcuni terroristi è stata segnalata proprio in quella zona.

Due dei tre poliziotti decidono di avvicinarsi al veicolo. Gli agenti non sono in divisa e a giudicare dalle apparenze non hanno affatto un’aria rassicurante, difatti il signor Franco appena li vede li scambia per due rapinatori e accelera di colpo facendo ripartire l’auto con una sonora «sgommata». I poliziotti interpretano quella reazione identificando l’auto con quella segnalata dalla centrale. Uno degli agenti estrae la pistola e inizia a far fuoco.

Dopo aver forato la carrozzeria e il sedile in gommapiuma, un proiettile calibro 9 penetra nella schiena della ventottenne Laura Rendina, attraversando il cuore e un polmone per fermarsi poi contro lo sterno. Il decesso è quasi istantaneo. Dopo pochi metri, l’auto sbanda e viene accerchiata dagli agenti che con le armi in pugno intimano la resa, convinti di aver fermato dei pericolosi terroristi. Il signor Moroni si accorge della morte della moglie dopo aver notato delle goccioline di sangue sul sedile, mentre gli agenti sono intenti a perquisirlo. Le grida disperate dell’uomo saranno la conferma, da parte dei poliziotti, di un tragico e imperdonabile errore.