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Goldrake contro Democrazia proletaria

Redazione Spazio70

Dario Fo: «Sconfiggerò quel robot!»

Reduce da epiche battaglie intergalattiche contro le temibili truppe di Re Vega, sul finire degli anni ’70 il prode Actarus si prepara ad un nuovo, difficile conflitto da affrontare all’interno dell’atmosfera terrestre, tra i rigorosi opinionisti che affollano i salotti del suolo italico.

«DARIO FO CONTRO GOLDRAKE? È SOLO UN REAZIONARIO QUALUNQUISTA»

A minacciare l’integrità di Goldrake non è un sistema meccanico di lame rotanti, né il potere offensivo di un raggio laser super perforante. Questa volta ad incombere sulla testa del gigante metallico è un’arma invisibile ma dall’immensa forza distruttiva: la censura.

Fronteggiare un simile armamento è per un eroe la sfida più difficile. L’Alabarda spaziale non sortisce alcun effetto. A nulla valgono i raggi antigravità, la pioggia di fuoco e i disintegratori paralleli.

Per uscire indenne dallo scontro il potente robot non può che contare sul suo piccolo grande esercito: i seguaci in carne e ossa di cui dispone in tutto il Paese. Sono tanti, agguerriti ed estremamente determinati.

«Caro direttore, sono una ragazza di quattordici anni di nome Edvige. Ho letto gli articoli pubblicati sull’Unità del 13 aprile che si riferiscono alla polemica che è nata attorno alla trasmissione Atlas UFo Robot. Dopo quasi tre anni di trasmissione l’opinione pubblica si accorge che Goldrake è violento e banale. Io vorrei dire a quei seicento genitori e insegnanti di Imola che la nostra stessa vita è violenta, banale e ripetitiva e noi tutti ne abbiamo colpa. Accusano Goldrake, ma non è vero che a loro fa piacere se i figli stanno incollati al televisore? Così non danno fastidio. E Remì non è violento? Se “l’eroe” viene tormentato, costretto a piangere e la sua storia vi costringe a piangere, in futuro nulla vieta che saranno costretti a subire le stesse violenze o le faranno subire agli altri. I vostri figli, genitori di Imola, possono diventare terroristi non perché guardano Goldrake ma perché voi li costringete ad accettare le vostre scelte: li obbligate a guardare cose che per voi sono istruttive e pacifiche e non sapete che la violenza la subiscono comunque anche se guardano un telefilm poliziesco o il telegiornale. Il problema è che il vero messaggio di Goldrake i genitori di Imola non lo comprendono: il futuro di Goldrake è un futuro in cui la scienza, e la tecnica vincono e ricacciano la violenza. Questa è la verità. Ed infine. Ho letto l’articolo di Dario Fo che io considero un reazionario e un qualunquista. Dario Fo dice che lui può battere Goldrake: che abbia il coraggio di farlo se ne ha le possibilità: ma io credo di no perché io e tanti altri amiamo troppo Goldrake e gli eroi spaziali e possiamo dimostrare che in lui non c’è alcuna forma di violenza».

IL CULTO DEL «SUPERUOMO» E L’ODIO VERSO IL «DIVERSO»

È la primavera del 1980 quando la lettera della piccola Edvige viene pubblicata, tra le altre, nello spazio dedicato alla posta dei lettori sul quotidiano L’Unità. L’argomento è molto sentito, Goldrake si rivela una figura particolarmente amata dai più piccini ed è con loro che bisogna fare i conti adesso. Sono ben 620 i genitori di bambini delle elementari di Imola che hanno firmato un documento di protesta indirizzato alla RAI, alla commissione di vigilanza, al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni e a quello della Pubblica Istruzione per invitare chi di dovere a prendere provvedimenti contro una «trasmissione diseducativa».

«Abbiamo deciso che bisognava fare qualcosa quando nostro figlio di nove anni ha annunciato con preoccupante serietà che da grande avrebbe fatto il supereroe», afferma con apprensione la moglie del promotore dell’iniziativa.

«I ragazzi non salutano più: quando ti incontrano ti sferrano un “pugno atomico” nello stomaco» aggiunge un’altra mamma dinnanzi ai microfoni dei giornalisti. La questione, tuttavia, non è nuova. Non molto tempo prima qualche personaggio pubblico aveva già definito questo cartone animato un prodotto «pericoloso», «violento» e addirittura «terroristico» e «fascista». I bambini però non ci stanno e respingono al mittente tutte le accuse.

La polemica più nota nasce nel 1979 quando un deputato di Democrazia Proletaria, tale Silverio Corvisieri, accusa Goldrake di «esaltare nelle menti dei bambini atteggiamenti psicologici pericolosi».

Secondo il parlamentare di sinistra sarebbero tre le principali componenti negative di questa animazione d’oriente:

1) Il culto del «superuomo» al quale i più piccoli rischiano di avvicinarsi.

2) Il principio della «delega» secondo il quale i terrestri sembrerebbero incapaci di salvarsi da soli.

3) L’odio verso «il diverso», poiché diversi vengono raffigurati gli alieni.

Silverio Corvisieri (Ponza, 1938) militante del Pci e della IV Internazionale. Cofondatore di Avanguardia operaia, deputato per tre legislature (1976-87), ha fatto parte del Comitato contro la strage di stato nei mesi immediatamente successivi all’attentato di piazza Fontana.

«IL RAGAZZO SPOSA UN ATTO DI VIOLENZA CHE APPARE POSITIVO PERCHÉ RICCO DI CONTENUTI LIBERATORI»

Sempre secondo Corvisieri, apparirebbero costanti le esaltazioni di concetti perniciosi e ad altissimo rischio di emulazione come l’uso della violenza e la volontà di totale annientamento dell’avversario. L’onorevole chiede dunque un intervento della commissione vigilanza sulla RAI e spiega ulteriormente la sua motivazione: «Se pensiamo che nel bambino questo bisogno di un eroe buono al quale appoggiarsi, e questa insicurezza, ci sono già, ecco che il bombardamento psicologico di Goldrake è devastante. E mi preoccupa sia come genitore che come parlamentare. Come genitore perché mi rendo contro ancora una volta di quanto poco si possa fare, spesso, contro queste altre persone che ti entrano in casa attraverso la TV portando messaggi assolutamente diversi da quelli con cui tu cerchi di educare i tuoi figli. Come parlamentare, perché mi chiedo quanto serva discutere in commissione di tribune politiche e sindacali e di programmi culturali che vedono in dodici, quando poi i contenuti veri che la televisione propone sono tutta un’altra cosa e non vengono mai pesati criticamente».

Quello di Corvisieri non è un caso isolato. Negli ambienti degli intellettuali politicamente impegnati si fanno sentire anche voci artistiche di rilievo, come quella di Dario Fo, che non ama parlare di censura e afferma di volersi mettere in gioco per sconfiggere Goldrake sul suo stesso campo di battaglia, quello dello spettacolo. Il noto drammaturgo si propone dunque per un duello a colpi di indici d’ascolto per distogliere i più piccoli da un cartone animato diseducativo mostrandone le contraddizioni.

Ma perché? Cosa c’è che non va in Goldrake secondo Fo? Il futuro Nobel per la letteratura lo scrive tra le pagine de L’Unità:

«La lotta è tremenda, senza esclusioni di colpi e ogni mezzo è valido, sembra giustificato, per opporsi a questo nemico, per far trionfare il Bene, che alla fine arriva puntuale all’appuntamento: è la catarsi, la liberazione […] Il mostro distrutto produce un forte sentimento di piacere. Il ragazzo sposa spontaneamente l’atto di violenza che appare positivo perché ricco, appunto, di contenuti liberatori».

Dario Fo

«L’ALABARDA SPAZIALE EQUIVALE ALLA BAIONETTA, IL MAGLIO PERFORANTE AL MANGANELLO»

«È la mistica del fascismo», continua Fo, «che faceva sempre apparire l’avversario come laido, orrido. In fondo Goldrake non è una novità. Ricordate anche la storia di S. Giorgio e il drago? Il drago chiedeva in olocausto corpi di fanciulle e terrorizzava le popolazioni: S. Giorgio libera tutti dall’incubo. Una storia completamente inventata, non è mai esistito S. Giorgio. Era Goldrake. Era l’essere soprannaturale della situazione, rappresentava l’elogio della casta dei cavalieri, dell’aristocrazia, era il simbolo esclusivo della casata regnante in Inghilterra. Goldrake è il discendente di questa deteriore forma di spettacolarità teatrale delle parabole proprie del cattolicesimo feudale. Ma Goldrake ha anche altri genitori. Nasce da un accoppiamento morboso tra la cultura originaria giapponese, la letteratura dei samurai e i miti del superman americano. Goldrake e suo fratello Mazinga sono, insomma, figli di tanti padri. E il punto è che oggi molti ragazzini li vorrebbero per fratelli, ne seguono le avventure a tutte le ore su tutti ì canali. Una vera e propria saga della stupidità e della violenza».

Per lo scrittore Alberto Bevilacqua «il pugno rotante equivale al pugno di ferro; l’alabarda spaziale alla baionetta; il maglio perforante al manganello […] Goldrake è lo stadio che può precedere la droga vera e propria».

Ma non tutti sono di questa opinione.

Gianni Rodari

Il giornalista Luca Goldoni replica in questo modo alle accuse rivolte al noto cartone: «Non credo che i terroristi sparino con la P38 perché da piccoli giocavano alla guerra. Queste crociate mi sembrano assurde. I bambini si formano, io credo, con ben altre suggestioni. Con ben altre realtà». Dello stesso avviso di Goldoni è anche lo scrittore e poeta (nonché pedagogista) Gianni Rodari: «I cartoni animati sono come i gattini di casa. I bambini ci giocano ma non ne prendono niente». Contrario all’iniziativa di censura è anche il sindaco di Milano, Carlo Tognoli: «Non condivido l’allarme. C’è la vittoria del buono sul cattivo e solo i robot finiscono disintegrati».

Ad avere un approccio differente, tra le eccezioni di sinistra, vi sono anche i militanti di Lotta Continua che sull’omonimo quotidiano pubblicano un articolo dal titolo: «Bambini tenete duro che arriva Goldrake contro i genitori babbalei», e disapprovando l’iniziativa dei 620 genitori di Imola si concentrano su una critica generale ai mass-media, lasciando spazio, con una breve intervista, alle opinioni del piccolo Michele, un bambino di 7 anni patito di Goldrake e Jeeg Robot: «Mio padre ogni tanto li guarda pure lui — afferma Michele— mio nonno invece dice che me li sogno la notte perché ci sono i mostri e le facce strane. Secondo me ha paura di sognarseli lui».