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Jacques Arnal, il «Maigret» dei paradisi artificiali

Redazione Spazio70

Da un articolo del «Corriere d'Informazione» (1970)

E’ a Milano l’uomo che conosce tutti i segreti del mondo della droga. E’ lui che sa da dove arrivino gli stupefacenti che finiscono nelle mani dei ragazzi, i tragici veleni venduti perfino davanti alle scuole. E’ il Maigret della droga, l’unico poliziotto occidentale – dice orgoglioso nella sua autobiografia – che abbia battuto la misteriosa via della droga che dalle piantagioni di papaveri dell’Oriente arriva fino a Marsiglia, Parigi e New York. Il suo nome è Jacques Arnal: ha sessant’anni ed è un commissario parigino. E’ entrato in polizia a metà anni Trenta e ha cominciato come commissario aggiunto. Dopo la guerra, si è occupato di delinquenza giovanile. Nel 1952 è stato messo a capo della cosiddetta Brigade mondaine: in parole povere, prostituzione, locali notturni e droga.

Un mestiere difficile e spesso frustrante, ma Arnal si è specializzato in quest’ultimo campo – quello degli stupefacenti – e da allora non ha mai smesso di occuparsi di droga.

UNO DEI PRIMI AD AFFRONTARE IL PROBLEMA IN MANIERA «MODERNA»

E’ stato, insomma, uno dei primi ad affrontare il problema in maniera moderna. In tempi in cui ancora pochissimi commissari sapevano distinguere una bustina di eroina da una di bicarbonato, Arnal porta a termine operazioni clamorose. Nel 1952 una banda di trafficanti armeni aveva importato di nascosto migliaia di radici di canapa indiana mettendo su una grossa piantagione: si trattava di molti ettari, a circa 250 km da Parigi, nella regione di Lot e Garonne. Per celare la canapa i malviventi l’avevano piantata fra alti steli di mais.

Nella capitale francese, il mercato clandestino ebbe subito un boom. Da dove arrivava tutto quell’hashish? Il capo della Brigade mondaine tanto si diede da fare finché non ebbe la soffiata giusta. Un giovane gli indicò la pista e Arnal fece subito irruzione nella piantagione proibita. Nel 1954 era nato in una villa ad Anet, nella banlieue, un laboratorio clandestino per la raffinazione della droga. Un anziano impiegato della compagnia di vagoni-letto della linea Calais-Istanbul portava la droga dalla Turchia e con l’aiuto di un chimico jugoslavo la raffinava. Un traffico grosso, ma nella villa, nascosta in un parco immenso, non c’era modo di sbirciare.

Era importante scegliere il momento giusto per cogliere i malviventi durante il lavoro. Arnal scoprì che il chimico slavo era allergico all’anidride acetica – una sostanza che si sprigiona durante la raffinazione dell’eroina. Il poliziotto pedinò quindi lo slavo e quando vide che chiazze e bolle cominciavano a spuntargli sul volto ordinò l’irruzione.

UN SUPERPOLIZIOTTO DA FILM? NO, UN «SEMPLICE» UOMO SULLA SESSANTINA

Fu un altro successo, ma il commissario non si fermò lì. Fece quindi il percorso a ritroso: andò in Turchia e in Armenia e indagò tra i piantatori di oppio. Scoprì che altra droga, chiusa in bidoni, era stata mandata con alcune navi fino alla Costa Azzurra. Gettati a mare, gli stupefacenti venivano recuperati da trafficanti francesi e poi portati a Marsiglia e Parigi.

Oggi il Maigret della droga è membro della Organizzazione internazionale di polizia criminale. Ha nei cassetti una Croce della legion d’onore e una dell’Ordine della salute pubblica. Arnal ha vinto anche un premio letterario di successo perché, tra una irruzione anti-eroina e una puntata tra i papaveri turchi, ha trovato anche il tempo di scrivere un libro di successo: si tratta di «Archivi proibiti», pubblicato nel 1965 sotto pseudonimo.

Il commissario è in Italia per un ciclo di conferenze in cui offre al pubblico le sue conoscenze maturate in tanti anni di lavoro. Ha parlato a Genova, Parma e Piacenza, Firenze e naturalmente in Sicilia. Quando il cronista lo incontra nella hall di un grande albergo di Milano, Arnal si presenta come un uomo sulla sessantina: capelli tutti bianchi, occhiali con la montatura dorata, pantaloni grigi, maglione beige a collo alto, giacca marrone e un distintivo all’occhiello. Non ha apparentemente niente del superpoliziotto da film: non è aitante, non fuma la pipa, non porta il berretto a scacchi e nemmeno ama i pranzi pantagruelici alla Nero Wolfe.

«LA SITUAZIONE ALL’ALBA DEGLI ANNI SETTANTA? MOLTO PREOCCUPANTE»

Arnal, da bravo francese, è un amabile conversatore. E’ anche sincero e pieno di spunti. Sulla droga, sa praticamente tutto e non ha difficoltà a mostrare questa sua speciale competenza.

«A quale punto è arrivata la situazione? E’ molto preoccupante», dice, «soprattutto per la crescente diffusione fra i giovani. In Francia, la maggioranza dei drogati ha meno di vent’anni, moltissimi anche meno. Abbiamo scoperto alcuni scolari di dieci anni a Parigi e a Lione che fumavano marijuana prima di entrare in classe. Credo che la situazione in Italia non sia molto diversa. Ho saputo che anche qui ci sono ragazzi che muoiono per la droga: a Milano uno studente si è gettato dal balcone in preda agli allucinogeni. Nell’estate del ’69 in Costa Azzurra, a Cannes e Nizza, sette ragazzi sono morti per dosi eccessive. E’ una tragedia».

«Tuttavia», continua Arnal, «non sono pessimista. Il numero di giovani drogati continua ad aumentare, ma meno rapidamente degli anni scorsi. Molti cominciano a rendersi conto del pericolo, dei danni gravissimi per la salute. E’ quindi indispensabile un’opera di informazione: nelle scuole, nei circoli, con dibattiti e anche conferenze. E’ necessaria anche maggiore repressione. Occorrono soprattutto misure più decise contro i trafficanti, ma scoprirli è sempre più difficile».

«I LABORATORI SONO SPESSO ITINERANTI»

«La droga», aggiunge ancora il commissario, «ha un punto di partenza ben preciso: l’Oriente. Là esistono moltissime piantagioni clandestine. In Paesi come l’Armenia, la Turchia, l’Egitto, ma anche in Iran, sono state riaperte le piantagioni. E’ dai papaveri bianchi e grigi dell’oppio che incomincia la via della droga. Le polizie di quei Paesi cercano di porre un argine ma i contrabbandieri sono molto più forti e meglio armati degli stessi poliziotti. Da decine di porti parte la droga grezza destinata alle raffinerie clandestine in Europa. Dietro il paravento di novecento tonnellate di oppio esportato con finalità farmaceutiche ne passano più di mille destinate al mercato del vizio. Gli stupefacenti nascosti sulle navi arrivano in quasi tutti i porti d’Europa. Innanzitutto a Marsiglia dove esistono le maggiori raffinerie. I laboratori sono spesso itineranti e vengono spostati di giorno in giorno. Altra droga arriva in Italia, a Genova e si dice anche a Napoli, mentre altra arriva in Spagna. La meta ultima sono comunque gli Usa, mentre la droga necessaria ai mercati locali rimane in Europa».

«Tutti i mezzi di trasporto sono buoni», osserva Arnal, «ma per le piccole quantità l’aereo è l’ideale. Abbiamo scoperto a Orly un finto gobbo che faceva passare più chili di eroina al mese legandosi i sacchetti sulla schiena. Per non parlare poi delle auto truccate. Sono centinaia e passano in tutte le maggiori città, a Milano come a Parigi. Ed è difficilissimo disossarle, come si dice in gergo. I trafficanti cambiano sempre tecnica: per portare gli stupefacenti, una banda ha ripercorso addirittura l’antica via delle carovane, da Singapore a Tunisi, attraverso il deserto».