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La triste storia del piccolo Rocco, il «Mowgli» abruzzese

Redazione Spazio70

La vicenda del «bambino lupo», campeggiata per alcune settimane dell'estate 1973 sulle pagine di alcuni quotidiani nazionali, si rivelerà un finto «scoop»

È il 13 agosto del 1973 quando alcuni tra i principali quotidiani nazionali pubblicano l’incredibile notizia della cattura di un «bambino lupo», un piccolo infante selvaggio di cinque o sei anni che sarebbe stato allevato dalle bestie dopo il suo drammatico abbandono, avvenuto poco dopo la nascita, in una grotta immersa nel verde, a grande distanza dagli esseri umani, dalla tecnologia e dalla modernità.

UN PICCOLO «MOWGLI» ABRUZZESE

Una storia struggente. ma dall’indubbio fascino, una vicenda misteriosa e intrigante che sembra rimandare a certi romanzi d’avventura del secolo precedente. Questa volta però il racconto non è ambientato nel Rajasthan o nel Bengala ma tra le montagne dell’Abruzzo. «Era un cosino piccolo, smunto», scrive il quotidiano Il Messaggero, «con i capelli lunghi e sporchi ma agilissimo. Aveva cinque anni o almeno così sembrava. Quando i pastori gli si erano avvicinati per prenderlo si era difeso con tutte le sue forze, emettendo grida stridule, digrignando i denti e solo con fatica erano riusciti finalmente ad immobilizzarlo per portarlo poi a quella civiltà così vicina eppure per lui tanto lontana. È il primo bimbo selvaggio che sia stato trovato in Italia e la sua misteriosa avventura richiama immediatamente alla memoria “Mowgli”, il ragazzo della giungla del romanzo di Kipling».

«LA NATURA SI È PRESA CURA DI LUI»

«Di lui, di quei misteriosi cinque anni passati nella caverna, di come sia potuto sopravvivere al freddo, ai pericoli, ai lupi che ancora battono quelle zone, non si sa nulla. Lo hanno chiamato Rocco, tanto per dare un nome a quegli immensi occhi scuri, a quel leggerissimo sorriso che però scompare in una espressione di selvaggia difesa appena qualcuno lo avvicina».

La foto stampata su tutti i giornali rappresenterebbe, secondo le didascalie, il primo passaggio alla «civiltà» del piccolo Rocco, ormai ricoverato presso un istituto psichiatrico in Lombardia: lavato, vestito e con i capelli tagliati, ma pur sempre un «selvaggio», un esserino incapace di parlare e di «relazionarsi civilmente» all’umanità che lo circonda.

«Rocco è stato abbandonato nella caverna quando era ancora piccolissimo», prosegue Il Messaggero, «da una madre che o non si è resa conto del gesto che stava compiendo o che non ha avuto il coraggio di ucciderlo. La natura si è presa cura di lui. Nascono così le ipotesi più affascinanti: chi lo ha nutrito per tanti anni? Qualche capra selvatica, come ancora se ne trovano in quella regione, oppure una lupa? Da Rocco non lo sapremo mai, forse qualche psichiatra riuscirà a scorgere in lui delle similitudini del modo di vivere di qualche animale, ma il miracolo di quei cinque anni rimane ugualmente valido. Quando i pastori lo hanno portato alla civiltà, il trauma per Rocco è stato tremendo».

INIZIANO A EMERGERE PARTICOLARI PIÙ CREDIBILI

«Due universi si sono scontrati nella mente di un bambino e ha vinto la paura. Rocco non aveva nessun metro di misura per giudicare quello strano mondo pieno di cose terrorizzanti che lo circondavano, non c’erano più quelle forre, quei crepacci, quelle montagne che gli erano ormai tanto naturali. Anche l’amore che gli veniva offerto era un amore diverso, fatto di cose diverse, e la sua mente non è stata ancora capace di accettarle». Il pezzo prosegue sostenendo che il piccolo, prima di finire in un centro psichiatrico vicino Milano, sarebbe stato inutilmente affidato a più famiglie che lo avrebbero respinto per via della sua indole da animale selvaggio.

Due giorni dopo, in merito a questa bizzarra vicenda iniziano ad emergere particolari più credibili, che aiutano a fare un minimo di luce sull’accaduto.

La Stampa, 15 agosto 1973:

«Il direttore del reparto di neuropsichiatria infantile afferma che il bimbo fu trovato all’età di 4 anni in una spelonca, legato a una sedia. La circostanza è smentita da un magistrato dell’Aquila e dal giudice del tribunale dei minorenni di Milano. È nato a Ortona a Mare sei anni fa da genitori poverissimi, venne affidato a un istituto e poi a varie famiglie (…) Il procuratore capo della Repubblica del tribunale dei minorenni dell’Aquila, dottor Vincenzo Galli, ha smentito in modo categorico che il piccolo sia stato trovato disperso fra i monti».

DISTURBI ORGANICI E GRAVI CARENZE AFFETTIVE

«Il professor Giuseppe Cicorella, psichiatra e giudice del tribunale dei minorenni del capoluogo lombardo (lo stesso che intervenne tempo fa ai microfoni di “Chiamate Roma 3131″, quando la popolare trasmissione s’interessò di Rocco), afferma che il bambino realmente soffre di disturbi organici accompagnati dalle conseguenze di gravi carenze affettive, ma che sarebbe pura fantasia ritenere sia stato allevato da lupi o da altri animali. Informazioni raccolte a Chieti, nella cui provincia, ad Ortona a Mare, nel 1967, è nato Rocco, fanno sapere che questi rimase fino a otto mesi in famiglia, dopo di che passò nell’ordine: a un istituto di beneficenza, a due famiglie romane che avrebbero voluto adottarlo ma ne furono scoraggiate dal difficile carattere, a un altro istituto in Emilia e quindi, agli inizi della primavera scorsa, all’ospedale psichiatrico di Limbiate. In contrasto con tali dichiarazioni, il professor Ernesto Manghi, direttore del reparto di neuropsichiatria infantile dell'”Antonini”, dove appunto Rocco viene curato, afferma che, sulla base della documentazione clinica in suo possesso, il bimbo risulta trovato, all’età di quattro anni, in una spelonca, legato a una sedia, insieme alla sorellina».

UN COMPORTAMENTO PARTICOLARMENTE AGGRESSIVO

«Il “caso” è esploso ieri, quando un quotidiano milanese del pomeriggio ha rivelato l’esistenza, a Limbiate, di un bambino che gli infermieri chiamerebbero “Romoletto”; sarebbe stato abbandonato sulle montagne d’Abruzzo e allattato da una lupa. Il piccolo dimostra un comportamento aggressivo e solo ultimamente ha imparato a pronunciare qualche parola, tre per l’esattezza: il suo nome, “pappa” e “acqua”. Questi particolari vengono confermati oggi dal professor Manghi, il quale precisa che tuttavia, “a livello di comprensione”, Rocco è ora in grado di capire il significato di molti vocaboli. La polemica si accende sul come e dove il piccolo ha trascorso i primi anni di vita: se si è o no in presenza di un “cucciolo d’uomo”, se ricollegarlo o no ad altri analoghi casi precedenti. Il dottor Vincenzo Galli è esplicito nel negare tale ipotesi.

Ecco la sua dichiarazione:

“Nessuna annotazione risulta nei fascicoli depositati presso la procura del tribunale dei minorenni, in ordine ad un avvenimento del genere, che riguarda il piccolo Rocco. Nei molti provvedimenti del giudice tutelare che ho vistato, non traspare nulla che possa far pensare ad un bambino allattato da lupi o da altri animali».

UN «DISTURBO ELETTROENCEFALOGRAFICO» INDICE DI UNA LESIONE AL CERVELLO

«È chiaro che nulla è stato lasciato al caso nel momento in cui la procura prima e il tribunale dei minori poi, si sono interessati alle sorti del piccolo Rocco, il quale purtroppo io so essere ricoverato in un istituto psichiatrico per essere malato come hanno asserito i periti. Che la vita del piccolo Rocco non sia stata delle normali, è cosa accertata; che sia stato trovato disperso sulle montagne abruzzesi è assolutamente da escludere”. Giuseppe Cicorella spiega che il bimbo presenta “un disturbo elettroencefalografico”, indice di una lesione al cervello, la cui causale, peraltro, non si è ancora riusciti ad accertare. “È un ragazzino molto difficile”, aggiunge lo psichiatra, “uno psicotico che, come tale, soffre di alterazione strutturale della personalità. Ne conosco altri, in condizioni analoghe, causate dallo stato di semi-abbandono in cui hanno trascorso la prima infanzia. L’aspetto di Rocco è normale; rivela soltanto un leggero disturbo alla mobilità degli occhi ed un certo impaccio motorio”».

LE PAROLE MAL INTERPRETATE DI UN ASSISTENTE SOCIALE

«Secondo lei, com’è nata, la versione del ragazzo-lupo? “Forse dalle parole, non ben interpretate, di un’assistente sociale, la quale, di fronte al comportamento del bimbo, ha commentato: “Ma questo è un ragazzino delle caverne!” intendendo dire che pareva rimasto allo stato primitivo”. A Chieti si dice: “E’ una storia vecchia, di tre anni fa”; comunque. Rocco non saprebbe “neanche com’è fatta una caverna”. “È un subnormale”, raccontano, “nato in una famiglia poverissima; pare che la madre beva parecchio. Ha due fratelli e una sorella, tutti ospiti in istituti di beneficenza”. All’ospedale psichiatrico Antonini tutti tacciono. Soltanto il prof. Manghi, direttore del reparto Corberi può rilasciare dichiarazioni. Ecco quanto ha affermato: “Da documenti in nostro possesso risulta che Rocco è vissuto per quattro anni in una spelonca con la sorellina. La madre portava loro da mangiare una volta al giorno”».

I «VENDITORI DI NOTIZIE»

Anche L’Unità si occupa del caso e in data 15 agosto 1973 riporta quanto segue:

«La vicenda del piccolo Rocco è significativa di come certe delicate questioni vengono trattate in Italia, in particolar modo dalla stampa. Ieri diversi giornali sono usciti con titoli colossali sul caso di un povero piccino che — sempre a detta di questi venditori di notizie — sarebbe stato allevato dai lupi sui monti d’Abruzzo. Irrecuperabile, subnormale, selvatico. Gli aggettivi si sono sprecati per una sventurata creatura che probabilmente ha una sola colpa, se così si può chiamare: nessuno si è mai veramente occupato di lui, nessuno lo vuole; una rubrica radiofonica ha lanciato e montato la storia, con quali risultati si è visto. Una prima smentita sulla questione e stata data dal professor Alberto Giordano, primario del reparto di neuropsichiatria infantile del Santa Maria della Pietà e consigliere comunale del nostro partito a Roma».

«NON È VERA LA NOTIZIA CHE IL PICCOLO SIA STATO ALLEVATO DAI LUPI»

«II prof. Giordano ad un quotidiano romano ha rilasciato una dichiarazione molto significativa: “Non è vero che il piccolo Rocco che sarebbe stato allevato dai lupi. Ho seguito il caso fino a un mese fa. La storia dei lupi è una menzogna inventata per dirottare responsabilità che sono della società e di persone precise”. La seconda smentita è giunta dal tribunale dell’Aquila: “Smentisco nella maniera più categorica quanto scritto da alcuni giornali sul piccolo Rocco Costanzo” ha dichiarato ieri mattina la segretaria del tribunale dei minorenni dell’Aquila».

Il quadro che emerge è dunque quello di una realtà fatta di stenti, miseria e disagio psicologico. Nessun «Mowgli italiano», dunque, ma un bambino con gravi problemi, sbalzato tra ospedali, famiglie affidatarie e case di cura. Nel 1974 il Corriere d’informazione pubblica l’ultimo articolo che il quotidiano milanese dedica alla vicenda: «Il piccolo Rocco sarà presto adottato».