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«L’Urss è davvero un Paese socialista?» Intervista a Giancarlo Pajetta (1977)

Redazione Spazio70

A cura di Raffaello Uboldi per «Epoca»

Cos’è l’Urss per lei, in positivo e in negativo?

Giancarlo Pajetta

La rivoluzione d’ottobre ha segnato una svolta che nessuno può contestare, in quanto ha rotto il sistema capitalistico e ha introdotto un elemento nuovo nella geografia politica mondiale, che prima conosceva soltanto due termini di paragone, capitalismo e colonialismo, aprendo così una prospettiva nuova ai popoli oppressi. Questo per quel che riguarda la storia. La storia, naturalmente, da allora ha camminato. Che cos’è, dunque, oggi l’Unione Sovietica? Essa rappresenta una garanzia che determinati processi di trasformazione sociale, o di liberazione nazionale, possano avvenire per vie non solo violente ma anche pacifiche. E’ poi ovvio che sessant’anni dopo, quasi nessuno si ponga il problema di «fare come in Russia», richiamandosi al modello sovietico. Si pone invece un altro problema: come operare in un mondo che è diventato diverso, in parte per l’esistenza dell’Unione Sovietica, ma ovviamente tenendo conto della complessità di quella esperienza, cioè i costi, i prezzi, le contraddittorietà, e perfino gli errori che sono stati commessi. Per tanti anni il problema della rivoluzione d’ottobre è stato legato alla difesa dell’Unione Sovietica che in fondo era l’unica realtà socialista esistente. Oggi il problema è di considerare come le necessità e le possibilità siano diverse e quindi di operare di conseguenza.

Lei ha parlato anche di errori. Qual è il lato più negativo che vede nell’Urss?

Che una certa disciplina interna, nata all’epoca dell’assedio, o che addirittura taluni metodi dittatoriali abbiano caratterizzato per troppo tempo determinate posizioni politiche, o la formazione intellettuale del partito sovietico e dei suoi quadri, finendo così col coprire dei processi generativi quando non c’era nessun bisogno di coprirli e al contrario ci sarebbe stata necessità di un ripensamento critico, di uno sforzo più largo di rinnovamento, che andavano stimolati e favoriti appieno.

Quali sono oggi i rapporti fra il Partito comunista italiano e sovietico?

Sono rapporti di reciproca considerazione e apprezzamento, anche se nell’uno e nell’altro partito sono presenti posizioni politiche e giudizi diversi. Noi pensiamo che questi rapporti sono buoni, anche perché il Pc sovietico riconosce che le diversità possono permettere l’unità e non ci richiede una identificazione che noi non potremmo concedere.

Come vede il futuro dell’Urss?

Come uno svilupparsi di forze produttive, sociali, intellettuali che abbiano alla base, oltre ai successi materiali del Paese, una cultura autenticamente socialista.

I sovietici le risultano profondamente convinti del bisogno di rispettare l’indipendenza degli altri partiti?

Sono convinto che i sovietici abbiano compreso, e capiranno sempre di più, che questa è una necessità, non un cedimento o una concessione. Del resto il mondo in cui oggi l’Urss considera la Jugoslavia o il nostro partito, è già la dimostrazione che qualcosa è cambiato. Non si tratta, a mio avviso, di una semplice tolleranza anche se non posso escludere che ci sia qualcuno che la considera tale e per di più spiacevole. Credo si tratti della comprensione del fatto che la storia non si può ripetere.