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Qui potrai trovare una vasta rassegna di materiali aventi ad oggetto uno dei periodi più interessanti della recente storia repubblicana, quello compreso tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta del secolo scorso.
Il sito comprende sei aree tematiche e ben ventidue sottocategorie con centinaia di pezzi su anni di piombo, strategia della tensione, vicende e personaggi più o meno misconosciuti di un’epoca soltanto apparentemente lontana. Per rinfrescare la memoria di chi c’era e far capire a chi era troppo giovane o non era ancora nato.
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Remo Orlandini, l’uomo che costruiva il Golpe

Umberto Berlenghini

Il sodalizio fra Borghese e Orlandini nasce negli anni Sessanta e si concretizza definitivamente nel settembre del 1968 con la fondazione del Fronte Nazionale

Remo ha tre passioni: la grappa, la nipotina e il colpo di Stato. Nato a Villa Minozzo, vicino a Reggio Emilia, nel 1908, dopo l’8 settembre 1943 aderisce alla Repubblica Sociale. Persa la guerra intraprende la professione di costruttore edile, ma nel suo cuore c’è sempre la visione del suo Paese caratterizzata dall’ordine, dove non può esserci spazio per i parassiti, per i disonesti, per i politicanti, per i comunisti.

IL SODALIZIO CON JUNIO VALERIO BORGHESE

E pensare che si tratta di una persona mite, dalla scarsa cultura, ma che esercita comunque un certo fascino, anche sulle donne. Secondo Remo un solo uomo, un solo italiano può condurre di nuovo l’Italia verso quella gloria che, al momento, sembra perduta: Junio Valerio Borghese.

Il sodalizio fra i due nasce negli anni Sessanta e si concretizza definitivamente nel settembre del 1968 quando Borghese fonda il Fronte Nazionale; Remo diventa il suo braccio destro, quello operativo. Grazie al suo lavoro Orlandini è un uomo abbastanza ricco che non esita a mettere a disposizione del Fronte gran parte delle sue risorse economiche; il denaro è solo uno dei tanti mezzi per il fine della sua vita: il colpo di Stato che darà la svolta tanto agognata. Quelli sono i tempi in cui stringe amicizie e complicità, o quelle che a lui appaiono tali, con alcuni alti gradi delle forze armate, che sembrano dargli la certezza della riuscita dell’operazione in cui lui sarà il nuovo ministro dell’Interno.

Arriva la sera del 7 dicembre 1970, la notte del Tora Tora. Orlandini segue le mosse dei congiurati da uno dei suoi cantieri, quello di Montesacro: con lui alcuni complici attendono un preciso ordine per potersi muovere verso il centro della capitale. I mezzi che ha messo a disposizione sono i suoi autocarri e alcuni autobus.

IL «CONTRORDINE»

Remo e gli altri sono in trepida attesa di un segnale che dovrebbe arrivare via telefono dallo studio di un commercialista in via S. Angela Americi dove Borghese e pochi altri stanno guidando l’operazione. All’improvviso, intorno alle 2.00, Orlandini esce trafelato dal suo ufficio e grida agli astanti di fuggire perché stanno per essere circondati. Non è vero, è una scusa che utilizza per togliersi dall’impaccio di dover dire ai suoi che il progetto è fallito, che sul più bello c’è stato un contrordine che ha obbligato tutti a tornare a casa.

Piove a dirotto: Orlandini sale sulla sua Citroen DS e sfreccia sulla Nomentana, verso il comandante Borghese, per chiedere spiegazioni che non avrà. A Remo nessuno toglie dalla testa che a dare quel contrordine sia stato Hugh Fendwich, un ingegnere americano che lavora alla Selenia, fiduciario del servizio segreto americano. Quando la notizia del tentato golpe viene alla luce Orlandini fugge in Spagna, destinazione questa scelta anche dal suo comandante; successivamente va in Svizzera dove, a Lugano, ha un incontro con il capitano del SID Antonio Labruna; quest’ultimo, spacciandosi per un militare infedele allo Stato e con l’aiuto di qualche bicchierino di grappa, riesce a carpire a Remo quanti più segreti possibili su quella notte.

Orlandini racconta, fa nomi e cognomi. Nel processo di primo grado viene condannato a dieci anni di reclusione con l’accusa di cospirazione politica mediante associazione sovversiva: degli imputati è quello che subisce la pena più pesante. In appello è assolto perché il fatto non sussiste. Da quel giorno Orlandini dedicherà la sua vita all’adorata nipote costretta a crescere in un’Italia che il nonno voleva migliorare.

FONTI: Norberto Valentini La notte della Madonna, Le Monde, Roma 1978, Prima Corte di Assise di Roma Sentenza di primo grado, 14 luglio 1978, Prima Corte di Assise di Roma Sentenza di appello, 27 novembre 1984, Sergio Zavoli La notte della Repubblica (trasmissione tv) Rai 1989, Vivendo Parlando-Il testimone Il golpe Borghese (trasmissione tv) TV2000 14 dicembre 1999, Adriano Monti Il golpe Borghese Lo Scarabeo, Bologna 2006, Conversazione con Norberto Valentini, Attigliano 20 settembre 2009, Conversazione con l’avvocato Mario Giraldi, 23 maggio 2011