Il 26 luglio 1976 è la vigilia del giorno di paga e il «comandante militare» di Ordine Nuovo sa bene che negli uffici si cela un’enorme valigia piena di denaro contante

Pierluigi Concutelli. L’assalto al Ministero del Lavoro
Roma, 26 luglio 1976, ore 08:25. Alla testa di un commando di quattro uomini armati di pistole e fucili mitragliatori, il neofascista Pierluigi Concutelli, comandante militare di Ordine Nuovo, assalta a volto scoperto la sede del Ministero del Lavoro. È la vigilia del giorno di paga e i terroristi sanno bene che in uno di quegli uffici si cela un’enorme valigia piena di denaro in contanti. Il colpo è stato studiato da tempo, nei minimi dettagli.
Concutelli e i suoi «camerati» non hanno l’aspetto di un gruppo di rapinatori. Abbigliato come gli altri in jeans e camicia, il «comandante» ha sulle spalle uno zaino sportivo dal quale sporgono delle pinne e uno strumento per le immersioni subacquee. Sotto quell’accessorio di gomma si cela il silenziatore avvitato all’estremità di un mitra.
Il gruppo accede agli uffici con estrema disinvoltura. Quando i primi dipendenti si accorgono della rapina i cavi del telefono sono già stati tagliati mentre un impiegato si ritrova immobilizzato sul pavimento con una pistola in bocca. L’azione è fulminea e silenziosa. Molti dei presenti tarderanno a capire ciò che sta accadendo.
Seguito da due dei suoi uomini, il leader ordinovista si reca verso un ufficio situato al pian terreno. La porta è chiusa a chiave, ma si spalanca dopo una violenta spallata. All’interno della stanza c’è soltanto la signora Gina, l’aiuto-cassiera. Alla vista delle armi la donna è quasi pietrificata e non può fare altro che indicare una valigia verde. Uno degli uomini del gruppo imbraccia il pesante bottino mentre Concutelli continua a impugnare il suo mitra intimando a tutti di restare calmi e silenziosi. Nel frattempo gli altri terroristi tengono a bada il resto degli impiegati presenti negli uffici.
LA FUGA A BORDO DI UNA SIMCA 1300
Sono trascorsi meno di cento secondi dall’inizio della rapina e il commando si sta dirigendo di corsa verso l’uscita quando in cortile fanno la loro comparsa vigilanti e agenti di polizia. Due gruppi armati si trovano ora faccia a faccia. Da un lato le forze dell’ordine, dall’altro i terroristi con un «malloppo» da mezzo miliardo di lire.
La tensione è altissima, basterebbe davvero poco per far scattare un drammatico conflitto a fuoco. La questione viene risolta dal sopraggiungere di una fitta coltre di «nebbia» che separa i due schieramenti come un miracolo meteorologico in piena estate.
Autore dell’apparente «prodigio» è uno dei terroristi. Eseguendo quanto previsto dai piani, il malvivente ha sganciato il gruppo dai poliziotti in modo militare, lanciando un fumogeno per poi rincarare la dose con i lacrimogeni, vanificando definitivamente ogni tentativo di reazione da parte degli agenti.
Usciti dal denso strato fumoso i terroristi salgono a bordo di una Simca 1300 di colore azzurro parcheggiata la sera prima nelle immediate vicinanze del ministero. Dopo una rapida partenza l’automobile si mescolerà al traffico cittadino fino a raggiungere il luogo adibito al cambio macchina senza dare nell’occhio.















