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L’editoriale di Mino Pecorelli per la morte di Papa Luciani

Redazione Spazio70

Da «OP – Osservatore politico», 10 ottobre 1978

Il direttore di Op, Mino Pecorelli

«Alle 7 di venerdì mattina la tremenda comunicazione di monsignor Panciroli ha precipitato il Paese nell’angoscia più assoluta: stroncato da un infarto miocardico acuto, Papa Albino Luciani è spirato in un sorriso. Lo scranno di Pietro è di nuovo vuoto. L’entusiasmo e la simpatia suscitati da Giovanni Paolo I nei 33 giorni del suo pontificato, le speranze per il colpo di barra impresso al timone della Chiesa, se ne vanno con quel sorriso dolce e buono. Lui è nei cieli, a noi restano lo sgomento e gli interrogativi. Prima fra tutti, quello terribile del referto medico. È troppo lacunoso, ogni morte improvvisa viene genericamente attribuita a infarto miocardico acuto. Già da alcune settimane avevamo appreso che il Papa non godeva di buona salute e ci stupisce non poco che quella stessa medicina che ha strappato alla morte la valletta di Corrado non sia stata in grado di vigilare sul Sommo Pontefice con la dovuta premura. Ma di polemiche saranno piene le prossime settimane.

«MORO, MONTINI, LUCIANI. QUANTE TRIBOLAZIONI, QUANTI LUTTI, QUANTO DOLORE…»

Adesso sarà di nuovo Conclave, che si profila difficile come mai. Alla vigilia dell’ultimo Conclave, Vittorio Cordero di Montezemolo, ambasciatore presso la S. Sede, in un rapporto riservato al segretario generale della Farnesina, osservava che il Benelli era il cardinale più quotato ma che probabilmente il porporato si sarebbe mantenuto in disparte, riservandosi per il prossimo “giro”. Il prossimo giro è già arrivato?

Il 1978 non ha risparmiato drammatiche prove al nostro Paese. Nel momento della massima incertezza politica, nemmeno il Vaticano è in grado di proporsi come punto di riferimento sicuro, troppo tragicamente e ripetutamente colpito. Tornano alla mente le parole profetiche di S. Malachia: “Nella persecuzione estrema della Chiesa regnerà Pietro Secondo romano, il quale pascerà il gregge tra molte tribolazioni”.

Moro, Montini, Luciani. Quante tribolazioni, quanti lutti, quanto dolore… Il Paese è sgomento, terrorizzato per le continue sventure. Lo stato d’animo diventa una richiesta politica precisa: non è questo il tempo dei bizantinismi e delle sfumature. A Fiuggi Fanfani l’ha già capito».